Lunedì, 21 Gennaio 2019

 

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. C come Celebrazione: una strada per entrare in comunione con Cristo e coi fratelli...

di Tonino Zedda

Dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium:

"La liturgia, mediante la quale si attua l'opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa" (SC 2).

Attraverso la Liturgia, i cristiani rivelano il mistero di Cristo nella loro vita e lo dimostrano agli altri: è il momento originario e sintetico che dà forma e senso autentico al cammino di fede dei credenti, alla loro speranza e al loro impegno caritativo. Per questo la liturgia è alimento insostituibile per la vita di ciascuno di noi e, insieme, luogo in cui ogni vissuto personale e comunitario si innesta in Cristo e nella Chiesa. Non è mai stato semplice spiegare il senso del celebrare, perché non si tratta solo di comprendere le parole che si dicono (la grande novità della Riforma sta anche in questo importantissimo aspetto: oggi tutti comprendiamo le parole perché vengono pronunciate non più in latino ma nella nostra lingua), ma anche i gesti che si fanno, gli abiti e gli oggetti che si usano, i vari servizi che si svolgono… Tutto il popolo dovrebbe conoscere e capire quello che la liturgia fa e dice. Infatti la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano solo come muti ed estranei spettatori alla liturgia, ma che, la comprendano bene per mezzo dei riti e delle preghiere, e così possano partecipare all’azione sacra consapevolmente, pienamente ed attivamente (cfr. SC 14). È fondamentale allora che i presbiteri e gli educatori alla fede compiano una profonda opera di educazione e di formazione al vero spirito della Liturgia. I parroci e i catechisti occupano un ruolo delicato e prezioso in questa fondamentale opera di iniziazione. A loro spetta il compito di "studiare e spiegare attentamente il senso talora recondito, ma inesauribile e vivo, dei segni e riti liturgici, osservando non tanto il loro simbolismo naturale, ma considerando piuttosto il valore espressivo proprio che essi hanno assunto nella storia dell’antica e della nuova alleanza" (CEI, Rinnovamento della catechesi, 44). Per poter celebrare bene è fondamentale conoscere il significato profondo dei riti. Non bisogna mai dimenticare che la liturgia non è un concetto, ma una realtà viva: è Dio che ci salva! Il nostro è un Dio che salva, che agisce nella nostra storia, che è in noi, con noi e vicino a ciascuno di noi, così che la storia della salvezza portata a compimento dal Cristo, e dal suo Corpo che è la Chiesa, si realizza nella liturgia. Grazie alla celebrazione liturgica la comunità non solo partecipa (attraverso il rito) a un avvenimento di salvezza, ma riceve anche un programma di vita, il quale potrà realizzarsi solo attraverso un serio impegno. In altre parole, i credenti sono chiamati a vivere nella vita quotidiana e anche concretamente ciò che celebrano, perché la celebrazione ha la forza capace di trasformare interiormente gli uomini, non solo nel momento celebrativo, ma per sempre. Ciò vuol dire che i partecipanti della liturgia devono continuare nel mondo e in mezzo agli impegni della propria vita a essere sacramento di salvezza per l'umanità. Per questo la celebrazione liturgica non ha fine, ma continua nella vita ordinaria di tutti i giorni. La vita non si stacca dal rito, ma rimane presente in esso per ricevere la santificazione dall'evento salvifico che viene celebrato.

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