Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Una domanda è davvero necessario che ci poniamo: ma perché la celebrazione liturgica può salvare?

di Tonino Zedda

Perché le nostre liturgie c’innestano nella realtà divina che celebrano: la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, punto di partenza e perno della preghiera liturgica della Chiesa. Questo punto di partenza è particolarmente importante: tutte le celebrazioni liturgiche sono trinitarie. Il Padre è la meta della preghiera liturgica, il Figlio è la realizzazione dell’unione perfetta tra Dio e l’uomo, lo Spirito Santo rende la celebrazione liturgica portatrice di salvezza, perché l’uomo, incorporato da Cristo nella sua umanitàrende al Padre il culto perfetto di glorificazione. In quanto azione di tutta l’assemblea la Liturgia comprende sempre quattro elementi: 1. L’avvenimento che motiva la celebrazione e viene evocato e attualizzato, così che tutti i presenti lo contemplino e lo rivivano nella propria vita. 2. La comunità che si fa assemblea, popolo unito in comunione che vibra di fronte all’evento celebrato e si riconosce come Chiesa di Cristo nell’azione liturgica. 3. La situazione di festa che coinvolge tutto e tutti, esteriorizzata nei gesti, nei canti e nella musica, nelle vesti, nella bellezza dell’ambiente e nello stile. 4. Un percorso rituale che viene eseguito, cioè tutto quell’insieme di gesti, parole, azioni, oggetti che intervengono nell’azione celebrativa in funzione dell’evocazione e attualizzazione dell’evento celebrato. Bisogna inoltre ricordare che la celebrazione non fa solo partecipare la comunità a un avvenimento di salvezza, ma si trasforma anche in un programma di vita e si rivela come un motivo di impegno vitale. Questo significa che i credenti sono chiamati a vivere ciò che celebrano.

liturgia numero 24 web2

Per questo si deve affermare che la celebrazione liturgica non si conclude mai anzi prosegue nella vita ordinaria (fuori dalla chiesa). In altre parole, la vita non si stacca dal rito, ma rimane presente in esso per ricevere la santificazione dall’evento che viene celebrato. Tutto il popolo cristiano, in quanto consacrato dal Battesimo è associato al sacerdozio di Cristo per la propria salvezza e per quella di tutto il mondo: ciò che Gesù ha fatto e fa, deve essere accolto da ogni cristiano, nella santa assemblea, per divenire esercizio di un sacerdozio di offerta e di solidarietà. E’ un sacerdozio regale e profetico, vissuto nella quotidianità (cf. LG 34). Per questo "la madre chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano… ha diritto e dovere in forza del Battesimo" (SC 14).

Si tratta di partecipazione piena, condotta con anima e corpo, con tutti i cinque sensi, in sintonia con quanto avviene in modo palese (letture, preghiere, canti, movimenti…) e con quanto avviene come mistero di salvezza (perdono, conversione, condivisione, speranza, comunione). Partecipazione consapevole, sapendo quello che si fa, quello che si celebra e come deve essere celebrato, supponendo conoscenze bibliche e liturgiche, penetrando i riti e inserendosi nel mistero, dando vita e attualità ai simboli, conoscendoli per viverli. Partecipazione attiva, prendendo parte a ciò che si fa, come membra sollecite, ognuno secondo la sua funzione e le sue possibilità, ciascuno svolgendo il ruolo proprio, partecipando con le risposte, il canto, la preghiera, i movimenti, i gesti, il silenzio interiore ed esteriore, vivendo la celebrazione personalmente e in comunione con Dio e con gli altri presenti.

Foto Santino Virdis

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