Mercoledì, 20 Marzo 2019

Progetto1

 

I ministranti, specie in certe particolari celebrazioni, sono chiamati a svolgere piccoli servizi che, pur non essendo indispensabili, possono assumere comunque un grande valore: contribuiscono al decoro e alla solennità del rito evidenziando, di volta in volta, particolari significati rituali. I ministranti che suonano il campanello.

di Tonino Zedda

L’uso del campanello nei riti liturgici va visto in stretto rap­porto con la funzione delle campane. Ambedue hanno la funzione di richiamare l’attenzione dei fedeli sull’evento che sta per compiersi o si sta celebrando. Le campane chiamano il popolo di Dio alle celebrazioni che si svolgeranno nella chiesa e invitano alla preghiera privata (per es. l’Angelus: all’alba, a mezzogiorno e alla sera); inoltre, se suonate a festa, aiutano a creare un’atmosfera di gioia. Un compito simile hanno assunto anche i cam­panelli usati dentro la chiesa, che fanno la loro comparsa tra la fine del secolo XII e l’inizio del XIII. In quei secoli iniziò l’uso di elevare le sacre specie dopo la consacrazione del pa­ne e del vino e di mostrarle ai fedeli presenti alla Messa. I ministranti richiamavano con uno squillo di campanello l’attenzio­ne dei fedeli su questo momento. Sempre in quel perio­do si aggiunsero altri squilli, che sottolineavano tutti i momenti importanti della celebrazione Eucaristica. Dopo la riforma Liturgica, con l’esigenza di eseguire una celebrazione più chiara e trasparente (con l’uso della lingua volgare ecc.), venne progressi­vamente a mancare anche la motivazione intrinseca per l’uso del campanello. I fedeli devono essere educati a partecipare in ma­niera più consapevole alla celebrazione e seguirne lo svolgimento in maniera attiva senza particolari segni di richiamo. In molte parrocchie e oratori comunque è rimasto (anche l’attuale Messale Romano lo prevede), l’uso di suonare il campanello alla consacrazione del pa­ne e del vino. Nell’Introduzione Generale si legge: Po­co prima della consacrazione, il ministro avverte, se ne è il caso, i fedeli con un segno di campanello. Così pu­re suona il campanello alla presentazione al popolo dell’ostia consacrata e del calice secondo le consuetudini locali (n. 109). I ministranti suonano anche quando si impartisce la benedizione eucaristica o in alcuni momenti della processione eucaristica pubblica. Il campanello può essere usato anche prima dell’inizio della celebrazione, quasi a dare il La agli strumenti e al coro per poter iniziare il Canto d’ingresso. I ministranti come trasmettitori del segno di pace. I ministranti svolgono anche un altro servizio importante, quan­do il sacerdote annuncia la pace e poi invita a scam­biarsi il segno della pace. Nel Messale Romano leggiamo al ri­guardo: Se si ritiene opportuno, il diacono o il sacer­dote aggiunge… E tutti si scambiano vicendevolmente un segno di pace secondo gli usi locali. Il sacerdote dà la pace al diacono o al ministro» (accolito). Di trasmissione della pace ai fedeli non si fa cenno esplicito. Essi possono scam­biarsi anche direttamente il segno di pace. Ma per ren­dere più trasparente il simbolismo sarebbe opportuno trasmettere visibilmente e sensibilmente il segno di pa­ce: i ministranti, ricevutolo dal sacerdote, abbandona­no il presbiterio e lo portano ai fedeli, limitandosi a tra­smetterlo ai fedeli che occupano i primi banchi. Secondo me questo gesto potrebbe sottolineare me­glio che la pace è un dono di Dio e che parte dall’Alta­re. Inoltre, la Messa non ne riceverebbe alcuno danno se vi aggiun­gessimo segni e gesti adeguati al tempo e alla sensibili­tà degli uomini del nostro tempo.

 (4. Continua)

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