Lunedì, 21 Gennaio 2019

 

ABC… della Liturgia - Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. C come Corpo: celebriamo con tutto il nostro corpo...

di Tonino Zedda

Dal Canone Romano

Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta… sia portata sull'altare del cielo

davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare,

comunicando al santo mistero del corpo e sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo.

Facciamo un passo avanti nel nostro itinerario di formazione liturgica seguendo la scia dell’ABC. Ricordiamo ancora una volta che lo scopo ultimo dell’esperienza cristiana è incontrare Dio e gli altri. La fede ci insegna che Dio è presente nell’assemblea riunita, nella comunità anche quando è dispersa, nei sacramenti, e soprattutto nella storia biblica e nella storia umana. Tutto l’uomo, nella sua relazione e unità di spirito, corpo e anima, entra in relazione con gli altri, e come tale si trova anche alla presenza di Dio. In altre parole, l’uomo con il suo corpo incontra Dio. E questo avviene, nella liturgia cristiana, specialmente nella liturgia e nei sacramenti. Quest’incontro è divenuto possibile grazie alla mediazione del Figlio di Dio fatto uomo, morto e risuscitato per darci la vita. Il luogo in cui questo mistero d’amore appare in tutta la sua armonica sicurezza è, senza dubbio, la liturgia e, in modo particolare, la celebrazione dell’Eucaristia. Quest’ultima è stata definita dal Concilio Vaticano II il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù" (SC 10). Nella liturgia eucaristica è sinteticamente espressa l’azione della Chiesa. È il luogo del corpo donato, della vita offerta e del comune progetto da realizzare, nel quale i cristiani si arricchiscono e si rinnovano come persone salvate. La liturgia dà loro l’occasione di esprimere la loro fede e di offrire a Dio in sacrificio di lode la propria vita e l’intera creazione. Nella liturgia si ascolta e si guarda; ci s’inchina o si alzano le mani; si è bagnati con l’acqua e unti con l’olio; ascoltiamo la Parola e le altre parole e diciamo le nostre; aspiriamo col naso il profumo dell’incenso e dei fiori e, se fosse possibile, anche il dolce profumo del pane e del vino che, durante la comunione mangiamo e beviamo, coinvolgendo così anche una delle azioni più materiali che ci danno vita: bere e mangiare. È chiaro che durante la liturgia, l’uomo si rivolge, con gli altri, a Dio non solo con le parole, ma anche con i gesti, gli atteggiamenti e i movimenti. Del resto la celebrazione liturgica, (come dice il termine greco leiturghia) è essenzialmente azione (urghia), grazie alla quale la salvezza non viene semplicemente detta, ma soprattutto attuata con movimenti, gesti, portamento, posizione del corpo etc. Proprio essi sono un segno dell’unità dell’assemblea ed esprimono e favoriscono l’atteggiamento più intimo dei partecipanti. Spesso avviene che quando la parola si arresta impotente, il gesto è ancora, a volte, una presenza espressiva, fatta magari di silenzio. Educarci a una partecipazione non solo intellettuale e emotiva ma anche reale con tutto il nostro corpo ci rende autenticamente partecipi del mistero di Cristo. L’eucaristia che celebriamo con tutto il nostro corpo non può riguardare perciò solo la mente e il cuore ma tutta la nostra vita. Comprendiamo tutti allora che per partecipare alla celebrazione dobbiamo essere disposti a giocare tutta la nostra esperienza vitale e non solo gli occhi o le orecchie. Chi è presente ma non è disposto a partecipare pienamente alla celebrazione in realtà è solo uno spettatore. Come a teatro, come al cinema o allo stadio.

 

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