Sabato, 16 Maggio 2026

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemble. L come Liturgia delle Ore: pregare da soli è bello ma pregare insieme agli altri è divino...

di Tonino Zedda

Nella preghiera è giusto chiedere. Lo dice anche il Signore: "Chiedete e vi sarà dato". Quindi è giusto pregare per le nostre necessità e chiedere anche scusa per i nostri peccati. Poi bisogna, a nostra volta, saper perdonare. E fin qui ci siamo. Ma pregare con i fratelli questo è veramente dei cristiani. (Giulia Gabrieli)

Pregare da soli o con gli altri? Il problema più generale del rapporto tra preghiera liturgica-comunitaria e preghiera personale, chiede a tutti noi di riflettere in modo decisamente nuovo. Il rinnovamento richiesto dal Vaticano II ha ampliato le prospettive inserendo di nuovo la preghiera come un’azione di tutta la Chiesa, che sia radunata o ci si trovi da soli. L’importante è vivere la comunione ecclesiale nel senso più pieno del termine. Nella preghiera siamo chiamati a vivere un'esperienza profondamente umana e un’apertura alla grazia che ha bisogno di una consapevolezza crescente delle interazioni tra noi e gli altri. Nella preghiera noi facciamo un’esperienza radicale di dipendenza che non ha già di per sé le parole per interpretarsi, ma che grazie alla tradizione, umana ed ecclesiale, può lentamente imparare questa verità e scoprire che questa dipendenza è una liberazione, è una grazia, è una grande possibilità di sentire e di vivere una comunione radicale. È l’espressione e l’esperienza di quella dipendenza radicale che ogni uomo e ogni donna vive, di cui deve essere consapevole, e che nella preghiera può scoprire come legame profondo di comunione con gli altri. Quando preghiamo veramente, in Cristo e nella Chiesa, ci sentiamo in comunione con gli altri; ciò non accade subito, ma ci arrivi gradualmente, perché non possiamo non radunarci con quegli altri che, in Cristo, scopriamo essere figli come noi e perciò fratelli e sorelle. La preghiera o meglio il pregare è un atto di ogni uomo e di ogni donna, anche quando non ne sono consapevoli. Quando per non perdere una coincidenza si dice "Speriamo che non parta il treno" questo è già pregare, anche se immediatamente non c'entra niente con Cristo. In questa logica il pregare è un atto profondamente umano e deve essere riscoperto nelle sue radici umane per poter essere quell'atto che in Cristo, nel Padre nostro e nel suo atteggiamento nei confronti del Padre, ci è destinato come una grazia. Domandiamoci: che cosa chiediamo, come lo chiediamo e perché non basta chiedere. La preghiera di Gesù ci presenta una risposta splendida: il Padre nostro è fatto di domande, ha la struttura della domanda. Nell'insegnarlo ai suoi Gesù è radicalmente fedele alla logica della preghiera, che è una logica di domanda; è un domandare attraverso il quale si fa eco a tutta la tradizione orante di Israele; quest'ultima, però, non è solo domanda, ma è anche lode, rendimento di grazie, benedizione, perdono dei peccati. Tutto questo universo di relazioni nel Padre nostro è presentato sotto la forma di sette domande: un equilibrio straordinario tra l'atto umano e la risposta divina, mirabilmente sintetizzate. Ma proprio in quanto sintesi del pregare cristiano, il Padre nostro non è sufficiente, deve pescare in un'esperienza più ampia del pregare, che sta prima, accanto, sotto, dentro il Padre nostro e attraverso la quale il Padre nostro prende tutta la sua luce; ha bisogno di un'esperienza diversa, ha bisogno di lavorare su una materia che dobbiamo far diventare consapevole: la materia della vita e la materia del resto del pregare. Il libro dei salmi (il Salterio), che preghiamo nella Liturgia delle Ore, risponde mirabilmente a queste esigenze profondamente umane di confidarsi con Dio, di entrare coi fratelli in comunione con lui, nei momenti gioiosi e dolorosi, nelle preoccupazioni, nelle ansie e nelle vittorie del nostro animo e questo insieme ai nostri fratelli e in generale ad ogni uomo che con serietà e impegno cerca Dio. Pregare i salmi ci fa diventare più uomini, ci fa assomigliare al Verbo che non ritenne un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma si avvicinò a noi, divenne uno di noi, per mostrarci la Via rivelandoci così il volto del Padre.

Tonino Zedda (4 – fine)

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