Domenica, 11 Aprile 2021

Quando saranno trascorsi esattamente 40 giorni dalla celebrazione del Santo Natale, la liturgia della Chiesa ci farà celebrare la festa della Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme...

di Tonino Zedda

Si tratta di un’antichissima festa che, secondo la testimonianza della pellegrina spagnola Egeria, veniva celebrata a Gerusalemme, già verso la metà del IV secolo. Oggi questa festa è celebrata solennemente non solo nella Chiesa cattolica, ma anche in quella anglicana e in quella ortodossa. Fino alla riforma del calendario (voluta da Paolo VI nel 1969) questa festa veniva chiamata in un altro modo, era detta festa della Purificazione di Maria. Nel vangelo di Luca, viene sottolineato il fatto che Maria e Giuseppe fossero fedeli alle prescrizioni rituali della Torah. Con profonda devozione compirono tutto ciò che era prescritto dopo il parto di un primogenito maschio. Si trattava di due prescrizioni diverse: una riguardava la purificazione della puerpera, l’altra il riscatto del primogenito mediante un sacrificio. Nel mondo giudaico si riteneva che il parto fosse causa, per la donna, di una certa impurità rituale. Le norme prevedevano che essa si astenesse per quaranta giorni dalle pratiche rituali, dopo di che avrebbe dovuto sottoporsi a un rito di purificazione come descritto dal libro del Levitico (Lv 12,6.8). Nonostante si trattasse di una purificazione rituale risultava forzato pensare a Maria, la Tutta Pura, come a una donna che avesse avuto bisogno di una sorta di purificazione. La Riforma liturgica ha restituito alla celebrazione il titolo vero, teologicamente più esatto, che era presente fin dalle origini: festa per la Presentazione del Signore. L’oggetto centrale della festa infatti è: Gesù Cristo che entra nel Tempio e si offre in sacrificio. La dimensione cristologica è il tema essenziale, come in tutti gli eventi della salvezza. La purificazione di Maria e la presentazione del Signore tipiche della tradizione ebraica costituiscono, nell’intento di san Luca, la cornice entro cui collocare il vero nucleo di questa festa: l’incontro del Signore con il popolo dei credenti rappresentato dai vegliardi Simeone e Anna. Il vecchio Simeone proclamò Gesù salvezza dell’umanità, luce per illuminare le genti e segno di contraddizione perché avrebbe svelato i pensieri dei cuori e annunciato con parola profetica la sua offerta suprema a Dio e la sua vittoria finale. Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi c’è tutta l’Antica Alleanza che esprime la gioia dell’incontro con il Redentore. Alla vista del Bambino, Simeone e Anna intuirono che era proprio Lui l’Atteso delle genti. Simeone proclamò un cantico, composto nello stile dei salmi biblici, nel quale affermò di poter ormai morire in pace perché con i suoi occhi aveva visto l’avvento della salvezza. La presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme è strettamente collegata con il mistero dell’Epifania. L’Epifania mette infatti in evidenza la presenza e l’azione dello Spirito Santo, che guida gli uomini a incontrare e a riconoscere il Salvatore e a darne poi testimonianza. Nel momento della Presentazione lo stesso Spirito anticipa e prepara (30 anni prima) l’epifania sulle rive del Giordano e tutta la missione messianica di Gesù di Nazaret. Un incontro che prende significato profetico e voce storica e che inaugura pubblicamente nel luogo sacro al culto dell’unico e vero Dio, l’era di Cristo. Proprio per questo contenuto celebrativo, la festa viene chiamata ancora oggi in Oriente l’Ypapanté, cioè l’Incontro. Il rito della benedizione delle candele (tipico di questa antica Liturgia) richiama precisamente l’immagine della vita cristiana paragonata a un pellegrinaggio, a un cammino incontro a Cristo Signore e Salvatore, cammino che si concluderà solo quando lo incontreremo definitivamente nella Gerusalemme celeste. 

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