Lunedì, 13 Luglio 2020

Progetto1

Il giorno della vigilia della festa di tutti i Santi, in Sardegna vi era una tradizionale questua rituale dei bambini che veniva fatta di casa in casa...

di Sabina Melis

Il nome variava a seconda della zona, addirittura da paese a paese, anche se vicini. Ne è un esempio la zona della Marmilla: su pendi pendi a Gesturi; su prugadoriu a Nurallao, Genoni e Laconi; is candelleris a Nuragus.

In alcune zone della Sardegna la tradizione continua ad essere portata avanti, mentre in altre si cerca di riproporla grazie anche alla testimonianza di alcune persone anziane che l’hanno vissuta.

Alla domanda dei ragazzini che chiedono doni, le famiglie offrono, per il suffragio dei parenti, soprattutto frutta secca (mandorle, nocciole,noci, fichi secchi, castagne), frutta di stagione (meline, melagrane, mele cotogne, uva), qualche dolce e qualche rara monetina.

Addirittura le famiglie, come ricorda un’anziana di Nuragus, aspettavano la visita de is candelleris e preparavano un cesto pieno di frutta secca e frutta fresca di stagione, dolci, pronta da offrire.

La donna è molto felice che si voglia portare avanti la tradizione in quanto dice che ha un significato profondo: fare la carità in suffragio delle anime dei parenti. Di qui il significato del nome is candelleris, che portavano la luce.

Il dolce tipico di Nuragus che si prepara per la festa di Ognissanti è su turroni de cixiri fatto con i ceci, uva passa, noci, mandorle. Un’altra bella tradizione era quella di condividere questo dolce con i vicini. Anche qui i bambini avevano un ruolo importante, erano loro che portavano il dolce di casa in casa.

Nei nostri paesi abbiamo delle bellissime tradizioni cariche di significato educativo, che ci hanno aiutato a crescere come persone, ma anche come cristiani.

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Ardauli 

La sera della solennità di tutti i Santi era tradizione ad Ardauli preparare un piatto di spaghetti (maccarrones) al sugo. Le signore più anziane lasciavano il piatto nel davanzale della finestra perché pensavano che passassero i defunti a mangiarselo. Altre invece apparecchiavano un tavolo sempre con la medesima pasta (a volte anche ravioli di patate), imbandito con una bottiglia di vino, pane, formaggio e altro.

Il significato era di lasciare il piatto in onore dei defunti, ma alcune volte, al rientro dei padroni di casa insieme agli amici, che com’erano soliti giravano per le cantine a bere, questi si mangiavano tutto ciò che trovavano.

In questi giorni, i ragazzi facevano delle prove di coraggio, che consistevano nell’andare in cimitero di notte. Alcuni che si trovavano già all’interno si mascheravano in vari modi (erano utilizzate anche zucche) e accendevano candele o altro per incutere paura a chiunque entrasse in cimitero.

È capitato che alcuni, a causa di queste prove, prendessero s’assuconu o pigaiant umbra (spavento); per guarire dovevano seguire un rituale particolare che andava fatto la notte della vigilia di Natale.

Ancora oggi, alcuni anziani sostengono di aver visto delle fiamme e credevano che fossero le anime dei defunti che giravano per il cimitero; in realtà quelle fiamme erano i cosìddetti fuochi fatui: fiammelle di colore blu derivate dalla combustione a contatto con l’ossigeno dell’aria, dei gas prodotti dalla decomposizione dei cadaveri, quando ancora questi venivano sotterrati.

Un’altra usanza di Ardauli era quella che su jaganu (sacrestano) andava per il paese di casa in casa con una bisaccia per riscuotere le offerte per la chiesa, in quest’occasione erano offerte noci, fichi secchi, pirighedda ruia, castagne e chi poteva anche soldi.

Pietro Mura

Nughedu Santa Vittoria

A Nughedu Santa Vittoria, di giorno i bambini giravano per le case con il sagrestano e gli venivano donati grano, orzo, mandorle, noci e castagne. La notte, invece, si apparecchiava la tavola, nella quale venivano disposti i bicchieri, il vino e le forchette. Quindi, si preparavano gli spaghetti al sugo, che venivano serviti direttamente nella lattiera. Non venivano posti i piatti, così che gli uomini, che giravano per le case per consumare questa cena, mangiassero dalla stessa lattiera. Con questa tradizione, che in alcune famiglie è ancora praticata, si credeva che i morti tornassero alle case in cui erano vissuti per consumare un pasto come quando erano in vita.

Antonio Mascia

 

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