Venerdì, 24 Maggio 2019

Progetto1

Tutti gli isilesi di una certa età hanno sentito parlare di Sa bia de is caminantis, ma in pochi ne conoscono la storia e il tracciato...

di Maria Bonaria Mura

Questo toponimo si riferisce a un percorso che dalla Barbagia di Aritzo attraversa il Sarcidano seguendo una via romana di cui rimane ancora qualche traccia.

Era il percorso della transumanza, della migrazione delle greggi e dei pastori che, dai paesi che fanno corona al Gennargentu, scendevano verso le pianure del Campidano e del Sulcis alla ricerca di pascoli erbosi e di migliori condizioni di vita per gli uomini e per gli animali.

Ai primi freddi autunnali, presagio della fredda stagione invernale, i pastori lasciavano i paesi per affrontare un percorso che durava più giorni e un lungo periodo di solitudine lontano dalla famiglia. La transumanza aveva percorsi fissi che attraversavano terreni agricoli ed era soggetta a regole non scritte ma rigide, la cui trasgressione poteva generare conflitti con altre categorie economiche: i proprietari dei terreni e i contadini.

transumanza isili 3

Le partenze avvenivano all’alba; spesso il gregge contava centinaia di capi perché, per affrontare insieme le incognite del viaggio, era consuetudine riunire più greggi contrassegnate, per distinguerle, da particolari tagli alle orecchie delle pecore. Il padrone del gregge era aiutato da servi pastori, in genere in numero di due per ogni cento capi. Il padrone viaggiava a cavallo e aveva con sé le bisacce dei viveri, il sale per la lavorazione del formaggio e delle pelli, le coperte e un’arma; gli altri bagagli e gli attrezzi per la mungitura e la lavorazione del formaggio erano trasportati da asini.

transumanza isili 1

Formaggio, carni, pelli erano merci di scambio con le comunità dei paesi in cui stanziavano. In viaggio, il riposo notturno dei pastori era breve e il sonno lieve; il gregge doveva essere sempre sotto controllo perché il furto del bestiame era una pratica diffusa. In genere non si attraversavano i paesi proprio per evitare questo rischio. Si passava per le campagne con percorsi e luoghi di sosta prestabiliti; per gli acquisti necessari soltanto il padrone del gregge entrava in paese. Era lui che gestiva le relazioni sociali con le persone con le quali aveva preso accordi per il transito nei terreni, per i luoghi di sosta e di ricovero notturno del gregge. Gli accordi riguardavano sia l’andata che il rientro, che in genere avveniva nel mese di maggio.

A Isili, per esempio, entravano per acquistare gli utensili in rame. Con i ramai creavano rapporti diplomatici segnalando loro gli ovili della Barbagia dove andare a vendere is craddaxius. In genere si stipulavano accordi economici con tutte le comunità ospitanti, si stringevano amicizie, talvolta si combinavano matrimoni.

transumanza isili 2

Attualmente in Sardegna la transumanza è in disuso, superata dall’evoluzione della pastorizia. Le greggi non attraversano più il Sarcidano percorrendo sa bia de is caminantis, ma questo percorso, tra boschi di lecci e roverelle e nuraghe che si ostinano a resistere al tempo, ha un fascino immutato; nonostante una parte di esso sia stata inglobata in strade di penetrazione agraria, tracciate fra gli anni ‘60/’70, è stato possibile ricostruirlo con documenti d’archivio e con i ricordi dei pastori e dei contadini che utilizzavano quei terreni.

Il percorso inizia in località Girdiera e prosegue seguendo il confine tra Isili e Villanovatulo. Gli abitanti di questo paese lo chiamano ancora Su Camminu mannu; in questa località sono evidenti i ruderi di una area di sosta, Sa Staria, dove ci si poteva riposare, mangiare e bere.

Qui poteva riposare anche il gregge, protetto non solo dai ladri ma anche dalle volpi e dai cani randagi. Un altro pericolo per il gregge erano le martore che nelle zone boscose, di notte, attaccavano le pecore e morsicandone le mammelle provocavano loro gravi infezioni.

Da Girdiera, si scende verso Su Pranu de s’acqua santa, dove c’è una sorgente, Funtana Perdosa, che fungeva da abbeveratoio, un recinto di muretti a secco offriva rifugio alle pecore. A testimonianza dei tanti pericoli che i pastori affrontavano durante i viaggi, nel 1831, in località Bidili anadis fu commesso un atroce omicidio legato a una faida iniziata trenta anni prima. Proseguendo si incontrano località dai nomi strani ma affascinanti: Piranferta, Ortigraxius, Is Pillus, Bau Eguas, Su Taccu.

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A Su Taccu, immerso in un’oasi di verde, c’è il complesso della chiesa campestre di Sant’Antonio di Fadali e il nuraghe Sant’Antoni. Questa era un’altra zona di sosta; le greggi custodite dai servi pastori pascolavano nei prati, mentre il padrone si riparava e dormiva in un vicino anfratto che ha nome Su Concali ‘e is passeggeris. Proseguendo diritti in direzione del Paese di Serri si incontra un abbeveratoio romano: Funtanas de Antas. Il percorso ancora rintracciabile si interrompe all’incrocio con la SS 128, all’altezza del bivio di Serri. Questo racconto è un invito rivolto a chi ama camminare in luoghi che custodiscono una storia. La transumanza, con le fatiche, i pericoli, le storie personali dei suoi uomini è ormai un ricordo sbiadito, ma appartiene alla storia di una terra che ancora oggi ha nella pastorizia una risorsa economica rilevante: la nostra terra, la nostra storia.

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