Domenica, 21 Luglio 2019

Progetto1

Milis. All’ombra di alti e frondosi sempreverdi, Alberto Enna porta avanti con passione un’arte antica, rimasta uguale da millenni, utilizzando come materia prima la canna più pregiata, le cui proprietà la rendono un materiale importante nel settore delle costruzioni, soprattutto nel Campidano...

di Laura Mastinu

La particolare tecnica di intreccio e montaggio della canna continua a vivere a un ritmo quasi naturale: la raccolta, il posto e il periodo, i tempi e le modalità di essiccamento, la lavorazione e l’intreccio sono sempre gli stessi. Insomma, un’arte vera e propria che si tramanda di padre in figlio.

Da anni Alberto trascorre nel laboratorio a cielo aperto gran parte delle sue giornate, aiutato dalla moglie e dai figli. Pasqualino, sin da bambino, segue il padre nell’arte della lavorazione, così come Alberto aveva fatto con suo padre.

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Per Alberto non è solo un lavoro, ma una vera passione che gli ha consentito di non far morire un mestiere oggi riscoperto e riproposto nella più moderna bioedilizia e bioarchitettura.

Alberto è l’unico dei fratelli che ha scelto di continuare e far crescere l'attività, coinvolgendo i figli, credendo molto nelle loro energie e nelle nuove possibilità date oggi ai ragazzi nel settore imprenditoriale. Per suo padre, Pasqualino Enna, era un lavoro stagionale, che svolgeva con l’impegno di tutta la famiglia. Anche la moglie e le figlie erano abilissime a pulire le canne e intrecciare le stuoie. In inverno il lavoro si fermava e lui, per tirar su la  famiglia numerosa, lavorava nei campi come bracciante.

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Per Alberto invece è un lavoro continuo, che ha deciso di proseguire dopo aver svolto altre professioni. Oggi è felice e orgoglioso di ciò che fa, specie quando, a lavoro ultimato, gli viene riconosciuta la sua bravura, la precisione e l’ottimo risultato delle opere. Confessa, con pudore e rispetto verso un lavoro interamente svolto con mani abili e decisamente consumate, che alcune fasi sono faticose, altre richiedono pazienza e abilità; la realizzazione dei manufatti artigianali è eseguita senza l’ausilio di attrezzi elettrici.

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Tutto comincia con il taglio e la raccolta delle canne: da gennaio a marzo per quelle che hanno un anno di stagionatura, mentre quelle più mature, stagionate più a lungo, si possono tagliare anche oltre quel periodo. Fino a qualche tempo fa, Alberto non aveva problemi a trovare le canne nei terreni vicini, dove servivano da frangivento per le piante di agrumi. Ora piante di alloro o di eucalipto, meno invasive, hanno preso il posto delle canne e così, per procurarsi la materia prima, Alberto si sposta nei paesi vicini.

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Una volta raccolte in fasci, le canne sono sistemate in modo tale che possano essiccare fino ad assumere il tradizionale colore giallo ocra. Poi Alberto comincia a pulirle. Il compito è reso ora più agevole e veloce grazie a un macchinario fatto costruire da un artigiano che consente di accorciare notevolmente i tempi. Il materiale ricavato dal fusto della canna è prezioso, flessibile ma allo stesso tempo abbastanza resistente da consentire all'artigiano di cominciare i lavori come l’incannucciato, meglio conosciuto come sa cannizzada, e s’orriu.

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Sa cannizzada si costruice con una tecnica di lavorazione assai remota; è una intelaiatura formata da canne allineate e legate, che Alberto abilmente prepara per realizzare controsoffitti o solai di copertura, è resistente e durevole nel tempo.

Le canne, schiacciate e intrecciate a formare un tappeto, creano s’orriu, che richiede una lavorazione più complessa e impegnativa. È una tecnica molto antica, di cui si hanno testimonianze in ritrovamenti di ceramiche risalenti al Neolitico (circa 5000 anni fa), sulle quali è rimasta impressa la figura della stuoia di canna.

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Per essere intrecciata, la canna  deve essere perfettamente piatta. I numerosi nodi della pianta vanno battuti perfettamente. Seduto a terra, Alberto percuote con estrema forza i nodi della canna uno ad uno, usando come piano d’appoggio un sasso liscio incastrato in terra. Con un grosso e pesante martello, interamente in legno, batte i nodi fino a che non sono completamente piatti.

Ci vuole molta forza e precisione: da questo dipende la buona riuscita del manufatto finito, perciò Alberto preferisce eseguire di persona questo passaggio. Prima di passare alla lavorazione minuziosa dell’intreccio, è fondamentale ammorbidire la fibra nell’acqua, in modo che riacquisti l’elasticità e la malleabilità.

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La realizzazione segue una particolare tecnica nella sistemazione, vanno alternate di punta e di tronco per darle la forma regolare; in tal modo si ottiene quell’affascinante pannello flessibile che si può arrotolare senza che si formino aperture tra le file delle canne. Alberto sostiene che non è difficile ottenere questo risultato, ma di certo ci vuole calma e accuratezza.

Oggi l’impiego di materiali naturali è stato riscoperto e viene applicato in diversi campi, anche perché promette un ottimo isolamento termico e una buona insonorizzazione dei locali. I tappeti di canna giungono così a soddisfare le richieste per strutture e abitazioni anche in Costa Smeralda e nei comuni che ne fanno uso per conservare i locali nei centri storici. Soffitti, controsoffitti, verande e separé sono altre lavorazioni artigianali e rustiche richieste per un “abitare sano ed ecosostenibile”.

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Alberto ha ancora tanta voglia di creare con le sue mani prodotti naturali molto apprezzati, ma oggi il suo desiderio è vedere quest’arte crescere con prospettive future più importanti rispetto a quelle che aveva lui: il futuro dell'antico mestiere è ora nelle mani del giovanissimo figlio, che di certo saprà valorizzare al meglio questa grande eredità.

Si ringrazia la famiglia Enna per la gentile concessione delle foto del signor Pasqualino

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