Mercoledì, 24 Aprile 2019

Progetto1

Alla chiusura del settimanale, la corsa oristanese alla stella della domenica è andata bene, eccetto un numero esiguo di stelle e qualche incidente ai cavalieri durante le pariglie. Tuttavia, la Sartiglia del riscatto, dopo gli eventi dello scorso anno e la protesta di via Mazzini dei cavalieri sembra rifiorire...

di Michele Antonio Corona

Grande sforzo da parte di tutti perché la tradizione oristanese rimanga intatta e divenga ogni anno più bella. Turisti e appassionati hanno assiepato ogni strada del centro per vivere il carnevale nel migliore dei modi. I controlli ben curati hanno garantito la sicurezza dei partecipanti. Tuttavia, da spettatore ho notato che c’è almeno un aspetto importante a cui gli organi competenti devono mettere maggiore attenzione per le prossime edizioni: il corteo dei costumi. In primo luogo, i protagonisti della sfilata non possono contemporaneamente indossare costumi della tradizione e occhiali da sole, oppure abiti preziosi e occhiali da vista, o ancora vestiti di foggia antica e l’orologio da polso o ancor meno il piercing al naso o nel lobo dell’orecchio. È stato il commento più frequente espresso dalle persone, non conosciute, che mi stavano vicino. Devo ammettere che i vari accostamenti menzionati stonano alquanto, soprattutto quando si promette di voler ritornare alla tradizione. In seconda battuta, il corteo non si è mostrato composto e scenicamente affascinante, né nella piazza Manno, tantomeno nella sfilata in via Mazzini prima delle pariglie. Occorre chiedere ai figuranti compostezza, austerità nel rappresentare la corte e i meravigliosi colori della nostra terra. Non guasterebbe stare in ordine e salutare solo con accenno del capo o con un’occhiata che affascina e rivela. Sicuramente è per loro occasione unica per mostrarsi ed essere protagonisti, tuttavia una certa alterezza nel comportamento non guasta mai. In terzo luogo, ma forse la cosa più disdicevole del corteo, la presenza maleducata, chiassosa, invadente, inutile di persone che affiancano i costumi in veste di semplici passanti, di accompagnatori o di ritardatari che interrompono la sfilata o la utilizzano per avanzare verso posizioni migliori. Mi pare che sia necessario mettere fine ai cortei paralleli, che non agevolano né valorizzano i costumi. Inoltre, rovinano le foto dei turisti, infastidiscono e sminuiscono i figuranti, disturbano coloro che vogliono godere la vista di costumi bellissimi nelle fogge e nei colori. Per ogni manifestazione è necessario curare i particolari con sempre maggiore gradualità: forse è arrivato il tempo di mettere limiti ai partecipanti e agli spettatori del corteo. Ricordo che, quando ero piccolo, a S. Efisio a Cagliari si vedevano uomini in costume con la birra in mano, donne vestite con abiti splendidi in scarpe da tennis o i gruppi che sfilavano chiacchierando e con spirito goliardico. Oggi chi si reca alla festa di s. Efisio nota in ogni via in cui passa la processione una compostezza attenta e ricercata sia nel vestire sia nel pregare col canto del rosario in sardo nella versione locale. Il corteo della Sartiglia non è una processione, dirà qualcuno, e giustamente non deve esserlo. Ma il format ordinato, composto e austero voluto dal direttore artistico, Ottavio Nieddu, può e deve essere copiato per rendere il momento del corteo sempre più apprezzato, suggestivo e atteso.

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