Venerdì, 19 Luglio 2024

Nelle ultime settimane si vedono a Oristano suore vestite di un colore azzurro che richiama l'attenzione...

a cura di Alessia Andreon

Le Serve del Signore e della Vergine di Matarà abiteranno il monastero della Santissima Concezione, dove, fino al 2016, vivevano le monache cappuccine.

È il terzo Ordine contemplativo in città: va ad aggiungersi alle Clarisse e alle Sacramentine, e prende il nome da Nostra Signora di Bonaria e dalla Beata Antonia Mesina.

Il 1 giugno il monastero riaprirà ufficialmente e per le suore vestite d’azzurro inizierà la clausura.

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Abbiamo incontrato la madre superiora, Maria dell’Armonia, e le abbiamo rivolto qualche domanda sulla vita di clausura e sulla missione a Oristano.

Madre Armonia, a che ordine religioso appartenete e come siete arrivate a Oristano?

Apparteniamo alla famiglia religiosa del Verbo Incarnato, nata a San Rafael, Mendoza, Argentina; il ramo maschile è nato nel 1984, quello femminile nell’88. Lavoriamo nei cinque Continenti, in 171 comunità e siamo di 58 nazionalità differenti. Il carisma del nostro ordine è quello dell’evangelizzazione della cultura, che abbraccia moltissimi campi: scuole, ospedali, orfanotrofi, oratori, catechismo... Come congregazione abbiamo missioni in tanti luoghi, come Gaza e la Siria; la nostra missione ci spinge ad andare dove nessuno vuole andare, perché il bisogno di evangelizzare è sempre attuale. La famiglia religiosa ha una devozione speciale a Nostra Signora di Luján, patrona dell’Argentina, e a San Giovanni Paolo II, inoltre festeggiamo S. Giuseppe e l’Esaltazione della Santa Croce.

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Quando vi è stato affidato il monastero e che progetti avete per farlo rivivere?

Nel 2016 le monache cappuccine ci hanno contattate e ci hanno offerto il monastero, ma in quel momento non avevamo suore a sufficienza. Pian piano abbiamo iniziato a formare un piccolissimo nucleo, costituito da cinque suore, destinato alla chiesa oristanese: io sono brasiliana, Nueva Eva è argentina, Trifuza è egiziana mentre Serva Purissima e Humilis Corde sono italiane. Loro quattro si conoscevano già perché abitavano nel monastero di Tuscania in provincia di Viterbo, mentre io ero in Brasile e conoscevo solo tre di loro. A Tuscania abbiamo il noviziato e la casa di formazione monastica e vivevamo già in clausura. A Oristano, oltre alla vita contemplativa, abbiamo in progetto di promuovere esercizi spirituali ignaziani per laici e religiosi. La particolarità degli esercizi spirituali è che tutto si svolge nel più totale silenzio. Abbiamo inoltre a cuore la devozione mariana; inviteremo a pregare con noi la Liturgia delle Ore e la chiesa rimarrà aperta tutto il giorno.

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I vostri sono nomi composti in cui è sempre presente Maria accompagnata da un altro nome, come vengono scelti?

In quanto Serve della Vergine di Matarà, prendiamo il suo nome.Infatti, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza facciamo anche quello di schiavitù mariana, secondo il metodo di San Luigi Maria Grignion da Montfort. Il secondo nome viene proposto da noi, ma è la superiora a decidere che nome avremo. I nomi fanno riferimento a tutto ciò che riguarda la Vergine o la vita di Gesù, a volte sono luoghi o virtù: Armonia deriva dalla virtù della temperanza, Humilis Corde significa dal cuore umile, mentre il nome Trifuza viene dal greco, significa nutriente e simboleggia la Madonna che allatta il bambino, Nueva Eva fa riferimento a Maria, quale nuova Eva in unione con Gesù nuovo Adamo.

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Come è organizzata la vita all’interno del monastero?

La giornata è scandita dalla Liturgia delle Ore cantata, parte del tempo lo passiamo nelle celle, dove ci ritiriamo per pregare, fare la lectio divina e altre letture spirituali e studiare. Nelle altre ore ci dedichiamo al lavoro. A turno, una di noi cucina e presta servizio a tavola, mentre per i lavori della casa come pulizia, lavanderia e sacrestia gli incarichi sono annuali; tutto si svolge in totale silenzio, che è anch’esso preghiera. Ci è consentito parlare soltanto durante i pasti, per due ore, ma prima di parlare leggiamo brani per alimentare l’anima. Può sembrare assurdo nel 2019, ma per parlare con Dio ci vuole il silenzio. Amo pensare che la nostra vita contemplativa sia simile a quella che in Cielo fanno gli angeli, che adorano costantemente Dio.

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Come vi è sembrata la Sardegna e in particolar modo la città di Oristano?

Mi sono meravigliata dell’accoglienza calorosa, forse perché siamo giovani e sorridenti. La gioia per noi è importante, manifesta che siamo cristiani. Le persone devono vedere Dio in noi.

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Madre, lei ha solo 35 anni e ne ha già passati 9 in clausura. Perché ha fatto questa scelta di vita, visto che il vostro ordine ha anche un ramo apostolico?

Inizialmente pensavo di voler fare la missionaria, di vivere con i giovani, ma qualcosa dentro mi chiamava a dare di più a Dio. Io ho offerto la mia vita per i sacerdoti, per il loro ministero e la loro fedeltà. Penso che la vocazione contemplativa sia una chiamata dentro la chiamata, infatti quando ho deciso di entrare in clausura mancavano solo pochi mesi alla professione perpetua; non è stata una scelta facile perché mi è rimasta solo mamma e ho chiesto a Dio di darle la grazia per andare avanti, se questo era ciò che voleva da me.

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Il vostro vestito richiama l’attenzione per il colore…

Anche il nostro abito richiama la famiglia del Verbo incarnato. I colori dell’abito sono il grigio, che simboleggia la terra cioè l’umanità di Gesù, e l’azzurro cielo, cioè la divinità di Gesù. L’ordine femminile prende il nome dalla croce catechetica del 1594, intagliata nel legno da un indigeno di Matarà, in Argentina.

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Che rapporti avete con i social e internet, dato che siete tutte giovanissime?

Abbiamo una pagina ufficiale dell’Istituto Religioso e una per i monasteri. Riceviamo mail con richieste di preghiera e possiamo anche rispondere. Poi apriremo il parlatorio per poter interagire con chi ha bisogno.

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Questi per voi sono giorni di libertà…

Tutto dipende dal concetto di libertà: se è intesa nel senso che in questi giorni possiamo uscire dal convento, noi ci sentiamo più libere in monastero. Lì abbiamo l’essenziale per vivere, che significa vivere alla presenza di Dio e implorare la sua misericordia. C’è solo un motivo per rinchiudersi in monastero: Dio, che ha la primazia su tutto il creato.

Photo credits: S. Virdis

 

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