Il viaggio in Perù ci ha permesso di entrare in contatto con la chiesa di Sicuani. Anzitutto nella sua dimensione più ampia: quella diocesana. Siamo stati ospiti nella residenza episcopale, con mons. Cesar Augusto Huerta Ramirez, che ha preso possesso della sede di Sicuani da dicembre dello scorso anno, ordinato vescovo solo qualche settimana prima.
In casa del vescovo
Stare nella sua casa ci ha dato la possibilità di conoscere più da vicino lui, il suo vicario generale, il vicario episcopale per la pastorale, la comunità di religiose messicane che si occupano dell'episcopio e collaborano nella pastorale diocesana. La conoscenza della diocesi si è arricchita in alcuni momenti specifici, a partire dalla festa patronale dedicata alla Madonna del Carmelo. La prelatura di Sicuani, prima che fosse diocesi era guidata dai carmelitani. Furono loro a impiantare nella comunità la devozione a Nostra Signora del Carmelo.
Una festa ricca di tanti momenti che abbiamo potuto condividere con la comunità: molto bello e significativo quello del 14 luglio sera, quando dopo i Primi Vespri, si è tenuta una solenne processione a cui hanno partecipato tutti e 20 i sacerdoti della diocesi e le comunità parrocchiali.
La lunghissima processione ha toccato tutte le parrocchie e, in ogni tappa, ciascuna curava un momento di preghiera con una dedica particolare: in quella di don Luciano abbiamo pregato per i carcerati. Il 15 mattina, invece, un’altra manifestazione importante della Chiesa locale: l'ordinazione sacerdotale di un giovane di Sicuani, alla presenza di altri quattro vescovi: il nostro Arcivescovo Roberto, e con lui anche il vescovo metropolita di Cusco e altri due province ecclesiastiche.

Don Maurizio, Don Luciano e Mons. Roberto Carboni
Tanti i sacerdoti, la maggior parte della diocesi, ma non erano pochi anche quelli che arrivavano da fuori provincia. È seguita una festa con esibizioni delle varie forme di tradizione locale, espressione delle diverse zone pastorali della diocesi: molto bello che l'ordinazione presbiterale sia avvenuta nel giorno della festa patronale della diocesi, un momento di vera comunità.
Nella posada
Ma la nostra attenzione è stata rivolta sull’azione pastorale di don Luciano.La realtà, che porta avanti da più tempo, è la Posada de Belen. Don Luciano, due anni dopo il suo arrivo a Sicuani, realizzò una casa-famiglia dove ancora oggi vengono accolti molti bambini e bambine che la Fiscalìa, la competenza pubblica della magistratura, gli affida: per l’opera di questa comunità, don Luciano si affida a personale (sia stipendiato che volontario).
La missione di don Luciano è estremamente significativa perché non ha, come invece accade in Italia, fondi pubblici: accoglie questi bambini con la Provvidenza che arriva dagli amici dell'Italia o da benefattori locali. Una missione che permette di dare una possibilità di vita a bambini e bambine che vengono da famiglie con estremo disagio. I bambini ci hanno riservato una calorosa accoglienza, fatta di schiettezza, sorrisi, spontaneità.
Nell'opera S. Lorenzo
Un’altra realtà portata avanti da don Luciano, è legata alla sua attuale parrocchia, che guida da una decina d’anni: quella di Nuestro Señor de Hanca, dedicata a Gesù flagellato. La Chiesa è stata costruita da don Luciano, con l'aiuto della nostra Arcidiocesi di Oristano. Una realtà pastorale ampia, che ha come centro l'opera San Lorenzo dove ragazzi vengono accolti gratuitamente per costruire percorsi scolastici.
Poiché i bambini sono tanti e le scuole non li possono accogliere tutti, don Luciano ha fatto sì che ci sia un programma scolastico al mattino e uno al pomeriggio, a seconda dei turni dei collegi in cui i ragazzi studiano, per permettere loro di studiare, di approfondire, di avere una biblioteca, di avere una connessione a internet per lavorare ma anche di giocare: dà loro anche un aiuto dal punto di vista alimentare, cioè li accompagna affinché possano avere una giusta e sana alimentazione.
L'Opera San Lorenzo ci ha accolto in maniera straordinaria con accademie, sia al mattino sia al pomeriggio, rivolte in particolare al nostro vescovo, riconosciuto come una figura molto importante in quanto guida quella diocesi che, non solo ha fatto sì che quest’opera nascesse, ma che ancora continua a sostenere sotto tante forme e in tanti modi: l'ha fatto anche in quest'ultima occasione con un finanziamento importante.
Il sogno di Don Luciano
Il sogno di don Luciano è oggi quello di una nuova chiesa parrocchiale per la quale esiste anche un progetto. Attualmente si celebra in locali adibiti a chiesa: anche il nostro Arcivescovo ha voluto presiedere una celebrazione con la comunità. L'ufficio parrocchiale è una piccola cappella dove c'è anche un crocifisso, un riferimento importante perché collocato nella via principale di Sicuani: prima i camionisti o viaggiatori passando si fermavano a chiedere al Signore crocifisso una benedizione per il loro viaggio. Adesso lo fanno fermandosi di fronte a questa cappella dove don Luciano incontra collaboratori e parrocchiani.
Ma don Luciano incontra anche tante comunità rurali, dislocate nel territorio e che lui segue a seconda del tempo che ha a disposizione: spesso la celebrazione si riesce a fare solo una volta al mese. Sono le comunità che si spostano per andare verso la chiesa parrocchiale, e il senso di appartenenza è molto forte: don Luciano si appoggia ai catechisti perché, anche quando lui non è presente, possano condurre la vita pastorale di queste comunità dell’interno. Una di queste, Totorani, ci ha accolto alle 8 della sera: sui monti, con tantissimo freddo, ma con tante persone presenti alla celebrazione presieduta dal nostro Arcivescovo.

Don Luciano e Mons. Roberto Carboni
Nelle carceri
Un’altra realtà che abbiamo visitato, molto significativa per me, è stata quella del carcere. Il 16 luglio, erano ancora i giorni della festa patronale, abbiamo visitato il carcere di Sicuani dove, al mattino, si è celebrata la Messa presieduta dal vescovo locale. In quella giornata stati sono inaugurati i nuovi locali, con l'adeguamento di otto celle che ospitano 250 detenuti: in ogni cella ci possono stare fino a 32 detenuti. Don Luciano, come cappellano, guida la Pastorale Penitenziaria: è stato lui che ha voluto che si ampliasse il numero di letti perché diversi di loro dormivano per terra.
Il finanziamento che ha permesso quest’opera è dell’Arcidiocesi di Oristano, arrivato tramite la Caritas arborense: come delegazione abbiamo presenziato a questo momento, molto toccante anche grazie alle parole dell’Arcivescovo Roberto che non ha nascosto la sua commozione. È un carcere molto particolare rispetto a come siamo abituati a conoscerli noi in Italia. La legge, che per noi è quella Torreggiani, che garantisce ai detenuti uno spazio vitale nelle celle, evidentemente in Perù non esiste.
Abitare in 32 in una cella piccola, senza bagni interni, è contro la dignità della persona. Ecco perché don Luciano ha insistito per questo adeguamento. Così come si è impegnato tanto perché in carcere fosse presente la dimensione del lavoro come opportunità di redenzione.
Il lavoro dei detenuti
È infatti presente un emporio tessile, possiamo definirla quasi un'industria tessile, con tanti telai orizzontali, manuali, così come quelle che usavano le nostre nonne nella nostra Sardegna. Con questi strumenti i detenuti producono tanto tessuto in cotone, realizzano altri prodotti in sintetico come giubbotti. Questo permette loro di sostentarsi e di sostentare, soprattutto, le loro famiglie. Questo aspetto differisce tanto dai carceri italiani che non hanno il sovraffollamento del Perù, però ha pochissime opportunità di lavoro: veramente una realtà estremamente diversa.
Dopo aver partecipato alla Messa, i detenuti hanno eseguito danze locali: tutti si sono esibiti, i detenuti hanno eseguito ciascuno una danza diversa facendoci immergere nella loro cultura. Momento estremamente bello e significativo per tanti motivi. L'Arcivescovo ha rivolto ai detenuti parole di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta, di riconoscimento del bel lavoro fatto da don Luciano e dagli stessi detenuti. Da parte mia, come cappellano del carcere a Massama, ho voluto sottolineare la dimensione della speranza.
Ho ritenuto infatti che queste danze tradizionali, questo richiamo alla loro cultura, quindi prima dell'esperienza penitenziaria, fossero veramente un momento di nuova socializzazione, di richiamo alla società da cui si proviene, di costruire insieme qualcosa di felice, di gioioso per il bene degli altri, compresi noi che in quel momento eravamo solo spettatori: anche a noi quel momento ha ispirato voglia di futuro, di un cammino orientato alla speranza, non certamente slegata dalla dimensione umana ma certamente proiettata verso il Signore. Lo stesso vescovo di Sicuani, nell’omelia della Messa coi detenuti ha dato questo segno di speranza dicendo la società vi aspetta, la tua famiglia ti aspetta.
La Caritas diocesana
Infine la Caritas. Ho visitato insieme a don Luciano la Caritas di Sicuani. È diversa dalla nostra realtà, si occupa soprattutto di promozione umana con finanziamenti soprattutto esteri, rivolti a progetti come il sostegno a realtà rurali in difficoltà, aiuti per la semina, per il riscaldamento nei villaggi più freddi, l’attenzione alle realtà più lontane e più in difficoltà. Potrebbe essere interessante valutare nel tempo anche una collaborazione con la nostra Caritas arborense. Questa mia visita, come direttore della Caritas diocesana, ha aperto nuove prospettive.
Infine un pensiero, in questa cronaca, per don Gianni Maccioni. Abbiamo incontrato diversi laici e laiche che ricordavano l'opera di padre Juan Maccioni. Don Gianni aveva lavorato tanto con loro formandoli accompagnandoli al Battesimo. Oggi, grazie all’opera di don Gianni, sono loro i formatori di bambini, ragazzi e delle loro famiglie. In un'altra zona ha operato per tanti anni anche don Franco Porchedda.
Maurizio Spanu