Domenica, 11 Aprile 2021

La liturgia non può essere compresa senza riferimento al tempo, dal momento che ogni azione che compiamo avviene entro due coordinate essenziali: il tempo e lo spazio...

di Tonino Zedda

Ponendoci dal punto di vista della celebrazione cristiana, possiamo individuare due aspetti nel rapporto liturgia-tempo: 1. La liturgia è nel tempo (dipende cioè dal tempo che viviamo, e non può essere capita senza riferimento al tempo); 2. La liturgia è un tempo (celebrando qui e ora è chiaro che le celebrazioni hanno un inizio e un termine). Diceva sant’Agostino: Non è possibile definire il tempo. Al massimo lo si può definire in termini di percezione dovuta all’esperienza che tutti facciamo che qualcosa cambia in noi e nella nostra vita. La nostra percezione scaturisce dalle esperienze che ci toccano (es. il fatto di respirare, di dormire di lavorare etc.) da quelle entro le quali viviamo (es. lo scorrere delle stagioni). Il tempo è avvertito (analogo discorso può essere fatto per lo spazio) come un limite: l’uomo tende a dominarlo e a superarlo. Ecco perché è importante la nostra azione per progettare, organizzare, e anche superare il tempo che abbiamo. Fin dall’antichità l’uomo, si è organizzato secondo il ciclo cosmico e in primo luogo in riferimento all’alternarsi della luce e delle tenebre in ciò che chiamiamo giorno e notte. In relazione al ciclo lunare sono venute formandosi la settimana, il mese, l’anno. All’interno della settimana, nell’ambito religioso, si distingue un giorno particolare. Il formarsi di una coscienza storica ha portato a una doppia concezione del tempo: lineare e ciclica. Il tempo ha un ruolo importante in ogni religione, ma la concezione e il comportamento dell’uomo che ne derivano sono differenti.

Nel Giudaismo e nel Cristianesimo il tempo è inteso come storia nella quale agisce Dio. Tempo e storia diventano storia della salvezza. Le feste originate dal ciclo cosmico vengono storicizzate e si esprimono nel memoriale che è espressione di fedeltà e segno di speranza. Giudaismo e Cristianesimo sono caratterizzati dalla fede in un evento: Dio entra nella storia e vi attua il suo progetto. La Bibbia si apre e si chiude con annotazioni temporali (Gn 1,1 Ap 22,20). Dio sceglie di essere presente nel tempo, non in un luogo. Dio interviene nel tempo per Israele suo popolo; gli eventi sono tanti ma percepiti come parte di un’unica trama: la storia della salvezza. Nel nuovo testamento la concezione del tempo è lineare: ieri, oggi, domani. Cristo dà compimento al tempo dell’Antico Testamento, si propone come realtà centrale di tutti i tempi: Gesù Cristo è alfa e omega, principio e fine, il primo e l’ultimo. La storia della salvezza è perciò unica e unitaria pur sviluppandosi in due fasi: annuncio e realizzazione. Le istituzioni cultuali di Israele sono ordinate a rendere l’evento di salvezza presente ed efficace per l’uomo in ogni tempo. Esse vengono a formare un anno “religioso” e “rituale” modellato sull’anno cosmico (giorno, settimana, mesi, stagioni). Israele celebrava la salvezza secondo vari momenti: 1. Ogni giorno col sacrificio mattutino e con quello vespertino; 2. Ogni settimana lo shabbat (giorno di riposo e di riunione cultuale); 3. In primavera la Pasqua; 4. Alla mietitura la festa dell’Alleanza e infine la festa per il raccolto autunnale chiamata festa delle Capanne

Nella festa il passato viene rivissuto e attualizzato; la rievocazione della storia porta ogni israelita a sentirsi partecipe dell’evento specifico. I singoli fatti vengono sentiti come concatenati tra di loro. Il tempo liturgico viene inteso come continuazione della storia della salvezza. Tutto verrà celebrato in riferimento alla Pasqua, evento fondante; con la predicazione profetica la festa sarà vissuta come attualizzazione nell’attesa dell’intervento ultimo di Dio. Col Nuovo Testamento tutto si è già compiuto e nello stesso tempo deve attuarsi in pienezza. L’azione salvifica di Dio si compie in noi in modo storico-sacramentale nel tempo della Chiesa. Il tracciato della storia della salvezza è vissuto nella liturgia che articola in tappe salvifiche il dispiegamento organico dei misteri di Cristo che si assommano nell’unico mistero pasquale”.

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