Lunedì, 19 Agosto 2019

Progetto1

L'obiettivo del predicatore è che l'omelia produca nell'assemblea lo spirito d'amore che regna in una famiglia e guida il dialogo tra una madre e i figli. L'omelia dovrebbe essere generata dal piacere di parlare, per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene: il bene del dono reciproco che scambievolmente le persone in dialogo sperimentano. (Papa Francesco)...

di Tonino Zedda

Proseguiamo la nostra riflessione sull'omelia. Bisogna sempre evitare omelie generiche ed astratte, che occultino la semplicità della parola di Dio, come pure inutili divagazioni che rischiano di attirare l’attenzione sul predicatore piuttosto che sul cuore del messaggio evangelico. Deve risultare chiaro ai fedeli che ciò che sta a cuore al predicatore è presentare Gesù Cristo: questo deve sempre essere il centro di ogni omelia. Non permettere che sulle nostre labbra la parola di Dio s’inquini con i detriti delle ideologie, affermava il santo vescovo mons. Tonino Bello.

Il testo non può diventare una pista aerea dal quale far decollare svolazzamenti di parole inutili. E neppure un pretesto per esibire erudite elucubrazioni dove, più che il messaggio, è esaltato il messaggero. Non è un simposio per mettere in vetrina un sapere senza sapore. Il mio solo scopo – diceva Giovanni Crisostomo - è insegnare, non ostentare eloquenza. Un ciarlatano, un parolaio potrebbe anche soggiogare e convincere l’uditorio, la Parola di Dio invece tende al cuore: un Cuore che parla al cuore. L'omelia non può neppure essere un’arringa per presentare difese o recriminazioni personali. E neppure una dotta esposizione storico-critica del testo biblico appena proclamato. Anche se è necessario capire la Scrittura per poterla vivere, l’omelia non può trasformarsi in una lezione di esegesi biblica (d'altronde anche una lezione esegetica non può mai diventare un’omelia). Infatti, la spiegazione dei testi biblici, durante l’omelia, non può entrare in troppi dettagli, che sono invece necessari in una esposizione dottrinale. Lo scopo dell’omelia non è di spiegare, ma di attualizzare la Scrittura.

Ancora, non è la rassegna o la sintesi delle singole letture, con il rischio di fare tre distinte omelie, anche se talvolta può essere necessario evidenziare la loro unità tematica, l’unità dei due Testamenti, la continuità della storia della salvezza che si realizza in modo definitivo nella persona di Gesù. Poiché la prima lettura è scelta in funzione del vangelo, sarà il punto d’incontro tra le due il tema fondamentale dell’omelia. Infine l'omelia non può essere un'illustrazione sistematica delle verità di fede o di qualche aspetto del rito che si sta celebrando. L’omelia espone i misteri della fede e le norme della vita cristiana seguendo il corso dell’anno liturgico e in base al testo sacro appena proclamato; non invece attraverso itinerari catechetici che hanno piena legittimità in altre sedi, né in forza di sollecitazioni pastorali o motivi di natura contingente; non è l’occasione per dialogare con l’assemblea, che si potrebbe accettare solo per le celebrazioni dove la maggior parte dell'assemblea è costituita da bambini e ragazzi (omelia dialogica). Sono da evitare nel modo più assoluto, poi, gli interventi che illustrano avvisi sacri o informazioni sulle attività parrocchiali. Dall’omelia si devono tenere distinti gli eventuali brevi avvisi al popolo; il loro posto è al termine dell’orazione dopo la comunione e – è bene ricordarlo sempre – al di fuori dell’ambone.

 

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