Martedì, 19 Marzo 2019

Progetto1

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. G come gesti liturgici: il significato profondo di alcune azioni...

di Tonino Zedda

Due tra i gesti più umani, come il bacio e l’abbraccio, non potevano mancare nell’azione liturgica.

Bacio: gesto tipico della vita sociale dell’essere umano. Le persone si baciano quando s’incontrano e quando si lasciano; baciano la mano alle signore (in alcune culture); lo sportivo bacia la coppa o la medaglia appena conquistate, etc. Ricordo quanto importante e significativo fu il bacio di pace, di riconciliazione e di perdono tra il papa Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagoras a Gerusalemme nel 1964; e ancora i baci del suolo da parte di Giovanni Paolo II quando, nei suoi viaggi apostolici, giungeva per la prima volta in una terra nuova; e ancora i baci e gli abbracci di Papa Francesco nei confronti dei bambini, dei giovani, dei malati… Anche nella liturgia cristiana sono presenti, fin dai primissimi secoli, i baci rivolti agli oggetti sacri e anche alle persone durante le celebrazioni. Ma andiamo per gradi.

Il bacio tra le persone. Questo gesto può essere di vari tipi: il bacio (abbraccio) di pace prima della Comunione. Si tratta di uno tra i modi di realizzare il gesto della pace, subito prima della Comunione eucaristica, o dopo la preghiera dei fedeli (nel rito ambrosiano); certamente il bacio di pace è qualcosa di più di un semplice saluto o di un segno d’amicizia; è un desiderio d’unità, una preghiera, un atto di fede nella presenza di Cristo e nella comunione che egli costruisce, un impegno di fraternità prima di accostarsi alla mensa del Signore; si tratta di un gesto liturgico molto antico (vi chiedo di leggere qualche brano biblico per comprenderne il significato profondo: esempio Rm 16,16; 1Cor 16,20; 2Cor 13,12; 1Pt 5,14), questo gesto è rimasto in uso almeno fino al XII sec.; a partire da questo secolo, il bacio fu gradualmente riservato al clero, fino a giungere alla forma conosciuta dell’attuale riforma; sappiamo che si può dare la pace con un semplice inchino del capo, o con una calorosa stretta di mano, ma certamente, soprattutto in piccoli gruppi, o tra familiari, o tra gli amici, o in una comunità religiosa, il bacio è più espressivo. Vi è poi il bacio sacramentale d’accoglienza. Il bacio diventa un vero rito liturgico e vuole esprimere il valore proprio del sacramento, e così il nuovo diacono riceve il bacio dal vescovo e dai diaconi presenti, il nuovo presbitero, dal vescovo e da tutti i presbiteri presenti e il nuovo vescovo, dal vescovo consacrante e dagli altri vescovi presenti. Nel passato c’erano anche altri casi di bacio alle persone, che ora sono stati eliminati, come baciare la mano del vescovo che distribuisce la Comunione o baciare i piedi al Papa in diversi momenti delle celebrazioni pontificali. Nell’attuale contesto ecclesiale si bacia la mano del Papa e al vescovo, e in alcune regioni si usa ancora baciare la mano ai sacerdoti. Un caso particolarissimo rimane nella liturgia riformata durante la celebrazione eucaristica della Cena del Signore (il Giovedì Santo): durante la lavanda dei piedi, il gesto si conclude con il bacio dei piedi (ma è facoltativo; il Messale Romano non ne parla, anche se in tanti luoghi il gesto viene compiuto): è un’azione simbolica che rafforza pubblicamente il gesto di servizio ai fratelli da parte di chi rappresenta Gesù Cristo, il Servo per eccellenza. 

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