Domenica, 11 Aprile 2021

Dopo aver celebrato la Domenica della Parola, secondo le indicazioni di Papa Francesco, credo sia utile tornare su questo delicato ambito della vita liturgica delle nostre comunità cristiane: il rapporto tra Parola di Dio e Liturgia. Sappiamo che la liturgia ha il suo riferimento principale proprio nella Sacra Scrittura. Il dialogo con Dio, attraverso la sua rivelazione, passa attraverso la proclamazione e l’ascolto fiducioso e perseverante delle Scritture. La liturgia è certamente il luogo privilegiato di proclamazione, ascolto e venerazione della Sacra Scrittura come Parola di Dio. Si deve riconoscere che tutti i riti liturgici sono intrisi di Bibbia: Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell’omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici. Perciò, per promuovere la riforma, il progresso e l’adattamento della sacra liturgia, è necessario che venga favorito quel gusto saporoso e vivo della sacra Scrittura, che è attestato dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali che occidentali (SC 24). Il valore della Parola di Dio nella liturgia, quindi, non è riducibile ai soli contenuti teologici che da essa ricaviamo, ma è legato anzitutto alla relazione con Dio che viviamo attraverso di essa. Cristo stesso è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura (SC 7). Il contesto liturgico della celebrazione della Parola vuole proprio custodire questa convinzione e favorirne l’esperienza. Il nostro impegno dev’essere chiaramente orientato a celebrare la Parola, ossia a farne il luogo dell’incontro con il Signore che fa ardere in noi il nostro cuore. L’omelia, che si svolge all’interno della celebrazione, è certamente un modo importantissimo, anche se non unico, con cui si offre il proprio servizio alla Parola perché essa a sua volta possa illuminare la vita dei credenti e possa attualizzarsi nel momento stesso della celebrazione. L’omelia – ce lo ha ricordato papa Francesco – richiede una seria valutazione da parte dei Pastori (EG, n. 135). Per esercitare al meglio il ministero dell’omelia occorre una preparazione su molti fronti (esegetico, teologico, pastorale, spirituale, culturale, comunicativo…), ma occorre soprattutto una condivisione della finalità liturgica di questo momento, unitamente all’umiltà e alla passione per ciò che la Parola di Dio può far sorgere nella Chiesa. È utile per favorire questo compito una ripresa delle indicazioni date dall’Ordinamento delle letture della Messa (specie nei nn.24 e 41), oltre allo studio dei documenti magisteriali successivi che sono stati dedicati al tema della Parola di Dio o dell’omelia (segnalo la, troppo presto dimenticata, Esortazione apostolica di Benedetto XVI, Verbum Domini, n. 52-71, e quella di papa Francesco Evangelii Gaudium, n. 135-144). Si dovrebbero incrementare anche laboratori di formazione pratica con l’attenzione di non ridurre l’opportunità dell’omelia a una questione di espedienti comunicativi o di prontuari di temi predicabili, che in realtà rischierebbero di sminuirne il valore più proprio. Non occorre insistere su quanto sia decisivo l’ambito della formazione liturgica, per tutti: ministri e fedeli. Esso risulta cruciale non solo per l’esigenza interna alla Chiesa di essere iniziati e introdotti all’arte di celebrare, ma anche per l’esigenza esterna del contesto culturale e sociale in cui si attua la nostra vita liturgica, un contesto che attraversa e investe pienamente anche i soggetti celebranti. Non è il caso di fare una disanima della condizione attuale, si possono però richiamare alcune caratteristiche che condizionano pesantemente la nostra pratica celebrativa: l’indebolimento del senso della fede; il conseguente allentamento del senso di appartenenza comunitario e la ridefinizione dei suoi criteri, con la necessità di ripensare il modo della Chiesa di essere presente sul territorio

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