Venerdì, 24 Maggio 2019

Progetto1

Un pasto caldo e nutriente, una zuppa con i prodotti della terra, ceci e finocchietto selvatico, è all’origine di un antichissimo gesto di solidarietà per i più bisognosi del paese...

di Laura Mastinu

Cento anni dopo, ancora si rinnova a Milis in occasione della festa di San Giuseppe, il santo, uomo giusto, patrono della Chiesa Cattolica dal 1870.

Oggi sono in molti a definirla "sagra", ma per i milesi più anziani, che ne ricordano le origini, rimane sempre “Il giorno dei ceci”. Una giornata che affonda le sue radici nella necessità di fare del bene, quel bene che allora si identificava essenzialmente nell’offrire da mangiare a chi proprio non ne aveva, utilizzando i semplici prodotti che la terra offriva: i ceci, un'ottima risorsa proteica, tra le più antiche nella storia dell’umanità, coltivati fin da tempi antichissimi in tutto il bacino del Mediterraneo.

milis sagra ceci foto depoca

Non ci sono notizie certe sulla nascita di questa ricorrenza; la tradizione popolare ricorda un atto di donazione da parte di un sacerdote. Manifestando il desiderio di lasciare un terreno di sua proprietà, chiedeva che in quel terreno fossero coltivati i ceci, per preparare la zuppa da distribuire ai poveri del paese nel giorno della festa di san Giuseppe.

Anche altri identificano nel lascito la persona del sacerdote, parroco del paese nel 1881, ma con richieste differenti: alla sua morte l’esecutore testamentario dei suoi beni doveva essere il parroco pro tempore.

Fu cosi che il religioso si trovò a gestire quei beni destinati a costituire un "legato di culto e di beneficienza”.

Il sacerdote nel suo testamento desiderava vendere tutto il suo patrimonio e, dopo aver dato alcune somme ai suoi parenti, il rimanente voleva fosse investito in rendita governativa i cui interessi dovevano essere usati costantemente per le funzioni religiose, per offrire dei premi ai parrocchiani che più si fossero distinti nell’adempiere alla dottrina cristiana, e infine, a cadenza annuale, per l'elemosina ai poveri.

Controversie seguite alla lettura del testamento allungarono i tempi di attuazione dello stesso, per giungere fino al 1920, data in cui finalmente cominciò quell’atto caritatevole di elemosina che a Milis ha “quasi individuato” la festa di San Giuseppe, con la distribuzione dei ceci, il pasto caldo e nutriente per la giornata. A distanza di oltre cento anni, la tradizione si è conservata grazie al coinvolgimento della polazione ed entusiasma i visitatori. Domenica 24 marzo, questo antico rito si è rinnovato, nel luogo che, dopo l’asilo infantile del paese, ha sempre ospitato l’iniziativa, la  Fondazione Istituti Riuniti di Assistenza Sociale, nella struttura intitolata proprio al santo custode delle famiglie cristiane.

milis sagra ceci 2019 2 

Già dall’inizio della settimana, i volontari, le suore e le volontarie vincenziane si sono ritrovati per dare inizio alle fasi della preparazione cominciando a pulire circa tre quintali di ceci.

Il lavoro è proseguito nei giorni successivi con la raccolta del finocchietto selvatico nella marina di Cabras, che insieme alle cipolle, conferisce alla zuppa quel ricercato gusto antico.

Il venerdì i ceci sono stati messi a mollo in capienti pentoloni, dove sono rimasti fino al sabato sera, quando si è cominciato a cucinare la zuppa che per l’intera notte del sabato ha continuato a cuocere.

La domenica mattina, a cottura ultimata, come sempre è avvenuto in questi cento anni, il parroco ha benedetto il prezioso cibo, ricordando il grande valore della condivisione.

Con un pentolino in mano, i visitatori hanno atteso in fila per ricevere la razione di zuppa e la moddighina di pane. Un piatto povero, ma che  per i milesi ha ancora il gusto dell’offrire generosamente qualcosa di proprio.

Oggi la Giornata dei ceci continua a tenere vivi aspetti immutati nel tempo, ricordando i gesti semplici del popolo, che la rendono  importante per gli abitanti più anziani e anche per i giovani grazie alle preziose motivazioni per cui nacque.

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