Lunedì, 19 Agosto 2019

Progetto1

Anche quest'anno a Neoneli si è rinnovato con successo il Ritus Calendarum Carrasegae Neonelesu, la rassegna delle maschere tradizionali della Sardegna, che da nove anni propone momenti fortemente suggestivi, ricchi di rimandi al mito e alla tradizione...

di Erika Orrù

Il Ritus Calendarum trae origine da una cultura agro-pastorale, rappresenta il tempo della purificazione e il tempo della madre terra. Letteralmente significa “riti delle calende”, con un chiaro riferimento ai primi dieci giorni del mese di gennaio, quando venivano iniziati i sacerdoti al dio Dioniso; un rito propiziatorio per commemorare la passione di Dioniso e invocare un buon raccolto, successivamente inglobato nel periodo carnevalesco, fatto di morte e rinascita.

Quest’anno, assieme a Sos Corriolos e Sas Mascheras ‘e cuaddu di Neoneli hanno sfilato, da piazza Italia a piazza Barigadu, i Tumbarinos di Gavoi, S’Attitidu Bosincu di Bosa, Is Arestes e s’Urtzu Pretistu di Sorgono, S’Urtzu e is Sonaggiaos di Ortueri, S’Urtzu e sos Bardianos di Ula Tirso.

corriolos neoneli 2019 ritus calendarum carnevale

La manifestazione è stata organizzata dal Comune in collaborazione con le due associazioni culturali Sos Corriolos e Sas Mascheras 'e Cuadducostituitesi con l'intento di preservare e divulgare la tradizione carnevalesca neonelese. L’associazione Sos Corriolos, nata 11 anni fa, è composta da circa 30 membri, perlopiù uomini, mentre Sas Mascheras ‘e cuaddu, formatasi 26 anni fa, è composta da 35 persone ed è prevalentemente femminile, aspetto che ha fatto un po’ perdere il significato originario del costume indossato anticamente dai cavalieri nella giostra equestre che si svolgeva ogni anno a carnevale.

Come ci racconta Nice Cambuli, presidentessa de Sas Mascheras, la ricostruzione del costume è stata resa possibile grazie a ricerche e studi specifici, testimonianze orali, reperimento di vecchi costumi e fotografie. Si tratta di una rivisitazione dei costumi spagnoli in uso nel ‘500 e nel ‘600 adattata ai costumi locali; appartiene alla categoria de Sas Mascheras Limpias (il viso è pulito o leggermente velato da trine) e si distingue per i tantissimi colori e i tessuti pregiati.

La preziosità delle stoffe è dovuta a due motivi: si trattava della maschera dei ceti abbienti e, inoltre, imitava la Sartiglia e il costume dei suoi cavalieri. Nella giostra equestre neonelese, il cavaliere, con una canna infiocchettata, non doveva centrare la stella, ma le cibarie che pendevano da una canna a metà percorso; quelle toccate venivano date in premio.

Il costume è composto da una camicia bianca, scialli e fazzoletti di seta, guanti finemente realizzati a mano, calze, nastrini e pizzi, un gonnellino adorno di sonagli che tintinnano a ogni movimento; l’elemento che la rende qualcosa di unico è il cappello di paglia ricoperto da un prezioso fazzoletto bianco arricchito da nastri e coccarde realizzati da mani sapienti che li rendono capolavori esclusivi.corriolos neoneli alessandro cossu 2019

Durante la sfilata Sas Mascheras ballano a coppie, Sos Corriolos accendono un grosso falò attorno al quale vengono messe in scena tradizionali danze propiziatorie, riti ancestrali ed evocazioni esoteriche tipiche del mondo agro-pastorale. “Le maschere che danzano attorno al fuoco - simbolo di purificazione - rappresentano i satiri e le baccanti che danzavano attorno a una vittima sacrificale - dice Alessandro Cossu, presidente dell’associazione e capogruppo di Sos Corriolos - dal momento che, nel materiale contenuto nell’archivio del sacerdote Raimondo Bonu - che ha reso possibile una ricostruzione affidabile della maschera e dei riti - non si faceva riferimento al sacrificio, per la riproposizione dei riti abbiamo voluto attenerci a quanto letto, evitando di rappresentare, a differenza di altri paesi, la vittima. L’archivio di Bonu conteneva anche le poesie del gesuita neonelese Bonaventura Licheri, vissuto nel ‘700, che descrivevano le maschere carnevalesche di vari paesi sardi, compresa la nostra”.

Il clima è festoso: Sos Corriolos hanno il compito di accompagnarci verso la primavera e la rinascita della natura. Il vestiario è costituito da vari elementi: indossano la mastruca di pelle di pecora o di capra e una cintura di pelli di biscia intrecciate, sulle spalle hanno una pelle di riccio, animale simbolo dell’abbondanza, sulla testa un copricapo di sughero, su casiddu, rivestito da pelli caprine, con fastose corna di cervo o daino sulla sommità; sulla schiena scuotono, al ritmo del loro incedere cadenzato dal significato apotropaico, ossi di vari animali legati assieme. Le maschere si muovono in una sorta di danza zoppicante, il ritmo è scandito dal forcone, dal corno e dagli ossi, che producono un suono cupo ed evocativo, meno forte di quello dei campanacci; il volto dei corriolos è imbrattato di fuliggine ottenuta con il sughero bruciato, su sintzinieddu.

La serata, presentata da Lucia Cossu, è proseguita coi balli in piazza e la musica di Michele Fadda. Con il Ritus Calendarum si è concluso degnamente il carnevale nel Barigadu. Grazie al fascino delle maschere antiche e la rievocazione di riti ancestrali, la manifestazione si è ritagliata un importante spazio nel panorama regionale e dà risalto al suo territorio richiamando un numero sempre maggiore di spettatori.

Photo credits: Francesco de Faveri

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