Sabato, 23 Febbraio 2019

 Le comunità del Guilcer e del Marghine si sono incontrate dopo la tragedia che le ha colpite. A Macomer, venerdì 26 ottobre e martedì 30, ancora riuniti per una fiaccolata ad Abbasanta e Ghilarza. “Mai più” è stato il grido silenzioso di una folla immensa che, insieme, come è stato più volte ribadito, si vuole impegnare perché avvenimenti come questi non capitino ancora...

a cura di Luciana Putzolu

Anche don Ettore Cannavera il 29 ottobre si è reso disponibile per incontrare la gente; un prete in prima linea per combattere le devianze, responsabile della comunità “La collina” che opera per il recupero dei minori , e non solo, che scontano la loro pena carceraria. Un’intera giornata a Ghilarza, al liceo con gli studenti e nel pomeriggio con genitori e educatori.

fiaccolata manuel careddu ghilarza1

Alcuni minuti anche per L’Arborense, quasi come un messaggio finale…

Don Ettore, ha trovato una comunità davvero provata, in cui si respira incredulità, paura, sgomento. Occorre ripartire, ma da dove?

Tutti gli studenti riuniti, tutte le persone che si sono incontrate oggi, davvero numerosissime, sono una “ripartenza”. Non mi aspettavo questa partecipazione e, probabilmente, neanche gli organizzatori; il problema è sentito e da qui si deve “ripartire”. Sentire nostro ciò che è successo, assumersi responsabilità, desiderio di capire, di interrogarsi sul che fare. Io ho insistito perché non tutto finisse in questa serata. Da qui ci si deve rialzare per cambiare atteggiamento, mentalità, cultura nei confronti di chi sbaglia. Invece di puntare subito il dito occorre interrogarsi e farlo insieme, come comunità. I ragazzi che hanno sbagliato vivevano in seno alla nostra comunità, appartengono a noi… Probabilmente erano marginali, figli di un paese che, forse, non entrava in relazione con loro. Quello che è emerso è la paura nei confronti di questi ragazzi. Noi, purtroppo, etichettiamo troppo facilmente come “devianti”, come “tossici”, come criminali e, spesso, noi stessi incitiamo a emarginarli per paura e questo non è giusto!

ettore cannavera ghilarza3

Ai giovani che oggi ha incontrato cosa sente di dire ancora?

A voi ragazzi che frequentate la scuola, che avete principi sani di accoglienza, chiedo di affiancare gradualmente, con molta moderazione, quelli che hanno bisogno. I ragazzi che si allontanano dalla giusta direzione sono come voi tutti, hanno bisogno di attenzione, di affetto, di considerazione. Etichettare significa “ sbattere in faccia" di essere diversi, significa dire “voi non avete niente a che fare con noi…”. I compagni che considerate “delinquenti” hanno i vostri stessi desideri, gli stessi bisogni . Hanno una situazione ambientale, familiare sicuramente diversa dalla vostra, con minori possibilità rispetto a voi. Più li allontanate e più li condannate a essere cattivi. Ciascuno di noi è come la plastillina, viene modellata a seconda di come io la manipolo, la tocco. Tutti abbiamo la necessità di essere accolti e stimati. Altrimenti cercheranno nel mondo della devianza ciò di cui hanno bisogno.

fiaccolata manuel careddu ghilarza2

Agli insegnanti, ai genitori, a tutti gli educatori quale appello rivolge?

Insieme formiamo la comunità educante e proprio questa deve capire che tutti, nessuno escluso, sono figli. Non solo genitori…. Quando in una famiglia si manifesta incapacità relazionale, è il resto della comunità, la scuola, la parrocchia, le associazioni, che devono prestare attenzione e devono assumersi le loro responsabilità. Come sacerdote sostengo che sono figli privilegiati del Padre Eterno, così mi insegna il Vangelo. La parabola del figliol prodigo è emblematica. Il padre è entrato in contrasto con il figlio “ubbidiente” e ha abbracciato il figlio “deviante”. Serve maggiore attenzione nei confronti di chi sbaglia. La cultura vigente , invece, è all’opposto: occorre mandar via, in carcere, lontano, perché sono “mele marce”… L’indifferenza poi è l’altro male! Cogliete i segnali… Nessuno decide dalla mattina alla sera di fare il male. Ci sono tanti modi di esprimere il disagio: con gli occhi, con mezze parole, con tutto ciò che è non verbale, come si vestono, come mangiano. Ascoltate il silenzio… È  urgente poi un’educazione emotiva, provare sentimenti di dolore, di compassione. Quei ragazzi erano ormai anestetizzati anche dalle sostanze. A noi spetta l’accoglienza del diverso secondo le competenze, le capacità di ognuno. Non tutti possono fare quello che faccio io. Io accolgo nella mia casa i “delinquenti”. Anche loro gradualmente “gettano la maschera” della violenza, dell’aggressività e mostrano le debolezze di tutti gli altri ragazzi. Se io li considero criminali loro continueranno ad esserlo. Non dobbiamo mai dividere i buoni dai cattivi… Alla giustizia il suo compito nei confronti di chi ha sbagliato, a noi il dovere di chiederci perché. Dietro il fallimento di un ragazzo c’è la sconfitta e la responsabilità di tutti noi.

 ettore cannavera ghilarza2

 

Photo credits: Chiara Dessì 

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon