Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Il 9 agosto, dopo un’assemblea cittadina, è nato il Comitato per la difesa dell’ospedale di Ghilarza. Un gruppo formato da 30 cittadini di tutte le età che si confronta quotidianamente, discute, decide azioni sempre più forti per sensibilizzare l’opinione pubblica e difendere il diritto alla salute in un territorio sofferente per varie cause tra cui il trasferimento di molti servizi nel capoluogo di provincia...

a cura di Luciana Putzolu

L’ultima azione del comitato è quella di sabato 20 ottobre: l’occupazione anche notturna dell’auditorium comunale, di fronte al presidio ospedaliero. Raffaele Manca è uno dei portavoce del comitato, un uomo che si è sempre impegnato per il suo territorio, come sindaco di Norbello, consigliere regionale e deputato per due anni, dal 1994 al 1996. Impegnato in prima linea, il primo a dormire in auditorium, è disponibile a rispondere ad alcune domande:

Rassicurazioni e promesse da parte della Regione, ancora lotta e iniziative di protesta del comitato. Quale il percorso sino ad oggi?

Il problema di Ghilarza è diverso dagli altri piccoli ospedali oggi molto critici contro il piano regionale. Noi siamo potenzialmente soddisfatti. Quello che non ci ha convinto è che cosa sia esattamente il CET, centro di emergenza territoriale previsto. Che cosa potrà garantire esattamente? Se il CET non prevedesse il vecchio Pronto Soccorso impedirebbe i ricoveri veri e propri.Noi siamo fermamente determinati a difendere il punto di primo intervento e il 118. Abbiamo chiesto questo al direttore della ASL di Oristano senza avere chiare risposte in merito. E da qui le varie azioni: consegna al prefetto delle 10.000 firme, incontro con il presidente della commissione regionale Perra insieme con il Presidente del consiglio Ganau con tutti i capigruppo consiliari e l’assessore Arru; abbiamo consegnato anche a loro le firme, diventate 12000 e abbiamo chiesto certezze in merito al CET e al coordinamento reale delle azioni tra i 2 vertici aziendali, ATS e AREUS, Il primo con competenze ospedaliere e il secondo per il servizio delle emergenze. In effetti la nostra richiesta è stata accolta.

Quali promesse per il futuro?

Mantenere i reparti di Medicina, Unità operativa di chirurgia, Pronto soccorso, Radiologia, Laboratorio analisi e dialisi, sono stati attribuiti anche 10 posti letto per la riabilitazione, 24 per l’ospedale di comunità. Possiamo dire che l’ospedale, dalla riforma regionale esce rafforzato, speriamo in tempi brevi.

Attualmente, invece, che cosa criticate?

Purtroppo noi lamentiamo delle grosse carenze: il vecchio Pronto soccorso nell’ultimo periodo non sta funzionando con personale proprio ma con quello degli altri reparti e questo determina grosse disfunzioni e non è accettabile. Abbiamo chiesto un ulteriore dotazione di personale. Il problema è che ATS non ha ancora bandito i concorsi per la copertura organica. La risposta, da mercoledì 24 ottobre, è rappresentata dalla decisione che due medici siano “prestati” da Oristano. Il secondo problema riguarda la chirurgia: noi non abbiamo più un reparto ma solo interventi programmati senza ricovero o un massimo di 5 giorni. Questo servizio,a livello regionale, è nato per primo a Ghilarza. I dirigenti territoriali hanno deciso di aprire gli stessi anche ad Oristano e questo ha fatto sì che l’intera equipe di Ghilarza venisse spostata lì. Noi, proprio ieri, 26 ottobre, abbiamo chiesto che i medici di Ghilarza fossero autonomi dalla programmazione di Oristano. Non è ammissibile che siano annullati interventi all’ultimo momento! L’altra questione riguarda Medicina: sono stati aperti negli ultimi anni importantissimi ambulatori per la valutazione dell’Alzheimer, un servizio per quasi tutta la Sardegna, con oltre 2000 pazienti. Basterebbe solo un medico, invece la sua mancanza ha causato la chiusura di questi ambulatori e oggi garantisce solo i piani terapeutici, quindi funziona a metà. Anche il laboratorio analisi: in organico ci sono 3 medici e ne abbiamo uno solo. Radiologia funziona per 12 ore.

La mobilitazione è servita fino ad oggi?

Da quando abbiamo iniziato, sono arrivate un insieme di risposte non del tutto soddisfacenti ma con garanzie importanti: l’ospedale di Ghilarza non chiuderà,acquisirà nuovi servizi, ci sarà un punto di primo intervento, dei codici bianchi e verdi senza il trasferimento automatico ad Oristano, con il conseguente sovraccarico. La funzionalità dei piccoli ospedali determina il necessario filtro per i grandi.

Sono in tanti a sostenere che con le scarse risorse pubbliche sia davvero impossibile riportare l’ospedale di Ghilarza al suo periodo d’oro…

Le nostre richieste si adattano a quelle che è l’attuale situazione: è impensabile, oggi, richiedere ostetricia! I grandi ospedali danno maggiori garanzie di cura per alcune patologie e così i medi, come quello di Oristano. Noi chiediamo cose economicamente gestibili in un territorio come il nostro rispetto alla patologia e alla popolazione attualmente residente (malattie reumatiche per la presenza del lago, cura degli anziani, aumento delle demenze per il quale abbiamo anche la vicinanza del centro diurno Alzheimer di Abbasanta).

ghilarza gazebo del comitatoweb

Quali sono i punti di forza del comitato e quali le prossime tappe della lotta?

Il gruppo più attivo è rappresentato soprattutto da donne che hanno lavorato nella struttura , un filo storico tra ieri e oggi, che ha saputo negli anni adattare il modello al territorio e alla patologia; abbiamo il sostegno degli amministratori comunali anche se non completo.

Venerdi 26 abbiamo ottenuto il trasferimento dell’ufficio Relazioni con il pubblico dal primo al piano terra, a livello dei cittadini; l’utilizzo di una sala per il comitato, perché la democrazia sia un fatto vissuto e praticato.

Abbiamo anche chiesto che i locali in affitto vengano dismessi, la spesa superflua è di 50000 euro all’anno circa.

Prossime tappe: verifica delle cose concordate, appuntamento al 23 novembre con il direttore della ASL, convegno con l’assessore regionale, con il responsabile di ATS e Areus per esaminare la possibilità di soluzione rapida dei problemi ancora aperti.

Vogliamo un ospedale che funzioni, non un piccolo ma un GRANDE ospedale di piccole dimensioni che individui con intelligenza i servizi necessari e che funzionino…

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