Martedì, 25 Giugno 2019

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È stato un vero successo da tutto esaurito l’annuale appuntamento con il flamenco organizzato dall’Ente Concerti Alba Pani Passino venerdì 12 ottobre...

a cura di Alessia Andreon

Uno spettacolo coinvolgente, che ha immerso il pubblico nelle tipiche atmosfere andaluse, grazie al ballo interpretato da Cristina Benítez, Michela Mancini, Federica Lovisi Roca, Virginia Colella e al canto di Rosarillo, il tutto esaltato dai meravigliosi costumi tipici di questa danza. Sul palco della Sala Polivalente di Nurachi si è esibita la compagnia Flamenco Nuevo, fondata da Dario Carbonelli, che abbiamo intervistato nella doppia veste di coreografo e bailaor. In sottofondo, mentre chiacchieriamo, il ritmo incalzante dalle chitarre suonate da Riccardo García Rubí e dei piedi che, come ci ha spiegato la straordinaria bailaora Cristina Benítez, esprimono una moltitudine di sentimenti.

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Dario Carbonelli, siete in Sardegna con tante novità?

Innanzi tutto questa è la mia nuova compagnia, Flamenco nuevo; lo spettacolo Fantasía flamenca, che ho appena creato, è in anteprima assoluta qui in Sardegna, il tour vero e proprio inizierà a gennaio. Per questa esibizione ho chiesto a Cristina Benítez, che conosco da diverso tempo, di essere la nostra bailaora ospite. Portiamo in scena uno spettacolo in cui si respirano diverse atmosfere e diversi stati d’animo: con il flamenco, a differenza di altri balli più impostati soprattutto dal punto di vista della mimica, si può soffrire, ridere e giocare. Nel cante flamenco possiamo ritrovare tutti i grandi sentimenti: la morte, la separazione, la solitudine, l’amore, l’allegria, l’amore per la propria terra; il flamenco è la vita: tutto quello che proviamo può essere riprodotto attraverso un particolare palo (stile), dalla sofferenza (seguiriya) alla felicità (alegrías e tango). In qualunque spettacolo possiamo notare che la conclusione è affidata ad una danza purificatrice e liberatoria, fin de fiesta, che ci aiuta a prendere la vita con più spensieratezza.

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Cristina Benítez, sei la bailaora di punta di questo spettacolo, come ti sei avvicinata al flamenco?

Ho iniziato a ballare a quatto anni; a mia mamma piaceva tantissimo e mi ha trasmesso la passione per il flamenco. Sono arrivata in Italia per amore ma ora sono tornata in Spagna. Questa è la seconda tappa del nostro tour (ieri eravamo a Sassari) e sono molto colpita e affascinata dalla Sardegna; è davvero un posto meraviglioso: il pubblico è molto caloroso, con un’allegria contagiosa e dall’accoglienza straordinaria. Sono molto emozionata stasera e ho già voglia di tornare qui presto; mi sembra di stare nella mia terra, Barcellona.

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Cosa ti suscita ballare?

Io ho due amori: quello passionale per il mio compagno e quello per il ballo; mentre ballo mi sento esattamente me stessa, posso far vedere al pubblico la parte più autentica di me, senza paure, solo col linguaggio del corpo, senza parole. Il flamenco esprime esattamente lo stato d’animo che vivi in quel momento, quindi ogni sera portiamo sul palco uno spettacolo diverso. Tra noi ballerini e musicisti c’è un’intesa speciale, si formano tanti codici per capirci immediatamente sulla scena. Per me il flamenco è vita e non potrei farne a meno.

Cristina ci ha parlato della funzione catartica del ballo, è valido anche per lei maestro?

Sì, sicuramente. Io ho studiato danza classica all’Accademia Nazionale di Danza di Roma; al sesto anno, in una delle lezioni di approfondimento che frequentavo, ho avuto il colpo di fulmine per il flamenco perché da tempo cercavo proprio di essere me stesso nella danza e quella classica non me lo permetteva appieno. Dopo l’accademia mi sono trasferito a Siviglia e ho studiato con i migliori maestri. Sono quindi tornato in Italia, dopo diversi anni, con la voglia di divulgare il flamenco, con la consapevolezza di averlo studiato al meglio, rispettando questa forma d’arte.

Photo credits: Valter Angeloni

 

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