Martedì, 23 Ottobre 2018

 

Con il concerto intitolato La storia della tromba nel jazz dalle origini ai giorni nostri, del prestigioso duo composto dal trombettista Andrea Tofanelli e dal pianista Simone Sassu, si è aperta la rassegna Musica nelle notti d’estate organizzata dall’Ente Concerti “Alba Pani Passino” negli spazi del Museo Diocesano Arborense...

di Alessia Andreon

Per narrare la storia del jazz i due artisti hanno scelto i brani che meglio si adattavano ad essere suonati con la tromba, creando un percorso attraverso i cantautori italiani. Si è partiti da Fabio Concato e la sua Rosalina, passando per il brano Estate di Bruno Martino, Guarda che luna resa celebre da Fred Buscaglione e Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini.

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Quando parliamo della storia del jazz il richiamo naturale è alla musica sviluppatasi negli Stati Uniti, ma in realtà fondamentale è stato l’apporto degli italoamericani: il primo disco jazz, per esempio, è stato registrato negli anni '20 da Nick La Rocca, musicista, compositore e arrangiatore statunitense di origini siciliane, considerato un pioniere del jazz classico, di cui fu uno dei primi interpreti in assoluto.
Originariamente molte delle canzoni che ormai sono entrate nella tradizione jazz erano infatti di musica leggera. Un tuffo nelle atmosfere della New York anni ‘20 ha guidato il pubblico nella zona della città denominata Tin Pan Alley (cioè "Vicolo della padella stagnata") che in quegli anni era il centro della produzione e dell’industria musicale specializzata nella scrittura e nella stampa di spartiti; il nome rimase celebre per indicare il mercato della musica popolare newyorkese.

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Il termine venne usato successivamente, in modo spregiativo, per definire il tipo di canzoni promosso dall'industria musicale popolare nordamericana ed europea, prima dell'avvento della canzone d'autore negli anni ‘60. Negli anni tra 1910 e 1920 il mercato era dominato da vari nuovi generi come il jazz e il blues che traevano la propria origine sempre dalla musica popolare. Per dimostrare come il passaggio dalla musica popolare a quella jazz sia naturale anche oggi il duo ha eseguito un tris di brani del compianto cantautore Pino Daniele, che ha saputo mescolare sapientemente la musica tradizionale napoletana allo stile jazzistico.

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Il jazz, nato a New Orleans a cavallo tra la fine dell’800 e inizio 900 quindi risulta essere una commistione delle varie culture che si incontrarono in quella città; famose sono le jam session che i vari gruppi ingaggiavano tra loro quando si incontravano. Queste battaglie non erano organizzate e spesso capitava che per suonare si usassero strumenti originali e poco consoni. Una curiosità riguarda per esempio le prime sordine dette plunger (in inglese "sturalavandino") che venivano usate nello stile jungle suonato da Duke Ellington; il talento del trombettista stava nel riuscire ad imitare la voce umana applicando una semplice ventosa da bagno allo strumento; questo dimostra che per suonare il jazz bastavano davvero pochi elementi, anche apparentemente insensati, come uno stura lavandini, per creare qualcosa di nuovo e unico.
La conclusione della serata è stata affidata alle note di Spunta la luna dal monte di Pierangelo Bertoli e i Tazenda, brano sempre caro a noi sardi.

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