Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Proseguendo le interviste ai musicisti del nostro territorio, abbiamo rivolto qualche domanda al violinista oristanese Fortunato Casu. Il maestro, dopo essersi diplomato al Conservatorio di Cagliari nel 1995, ha proseguito gli studi a Mosca e a Budapest e...

a cura di Alessia Andreon

Da due anni è presidente della scuola civica di Marrubiu e, contemporaneamente, insegna al corso musicale di Ghilarza; inoltre, ricopre il ruolo di concertino nell’Orchestra dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis di Sassari.

La scuola civica di Marrubiu è una realtà molto attiva, come ti trovi nel ruolo di presidente?

Sono insegnante della scuola fin dalla sua apertura, sia per la classe di violino che di solfeggio. Quando il sindaco mi ha chiesto di assumere l’incarico di presidente ho accettato con entusiasmo; è stato un vero onore essere chiamato a prestare un ulteriore servizio in quella che, con 410 allievi, è una delle più grandi scuole civiche della Sardegna. Uno degli elementi fondamentali per poter fare un buon lavoro è operare in sinergia con il Cda e il Direttore artistico. Il fatto che siamo entrambi musicisti ha sicuramente contribuito al buon funzionamento della scuola perché parliamo la stessa lingua. Il mio ruolo attuale è più amministrativo ma, sicuramente, confrontarsi con un collega contribuisce a capirsi meglio e lavorare nella stessa direzione.

foto Fortunato casu web

Fino a qualche anno fa ti dedicavi quasi totalmente alla tua vita da orchestrale, puoi spiegarci meglio il tuo ruolo?

Il ruolo del “concertino” è molto complesso perché sei accanto “alla spalla”, cioè al violino solista, quindi il mio compito è abbastanza importante, di mediazione tra il direttore e la spalla che di volta in volta viene scelta dal direttore artistico; portare avanti questa posizione spesso è faticoso perché si deve cercare di coordinare anche il resto della “fila” dei violini.

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Hai incontrato i più grandi direttori d’orchestra del mondo, c’è qualche esperienza o qualcuno a cui sei particolarmente legato?

Ho avuto la fortuna di lavorare per ben quattro anni con Lorin Maazel che era il direttore principale della Filarmonica Toscanini, un’orchestra privata dell’Emilia Romagna formata da tutte le prime parti dei più grandi teatri europei. Ci incontravamo in Italia e, oltre alle prove, facevamo esclusivamente tournée. Una delle esperienze più belle è stato ripercorrere il percorso fatto da Toscanini da New York a San Francisco, dove abbiamo avuto la possibilità di suonare con la New York Filarmonic Orchestra. Poi ricordo con piacere il primo anno della Accademia La Scala, dove ho avuto l’occasione di lavorare con tutti i maestri che si avvicendavano alla direzione dell’orchestra dell’omonimo teatro, tra cui i maestri Muti e Sinopoli.

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Quando hai deciso di tornare a Oristano?

In realtà subito dopo il diploma sono andato fuori, quindi sono tornato qui quando si è conclusa l’esperienza con l’orchestra Toscanini. Il periodo ha coinciso con l’inizio della crisi del settore e anche con la scomparsa del Maestro Maazel, che era il motore propulsore del progetto al quale lavoravo. L’insegnamento mi ha riportato in Sardegna anche se, per un periodo, ho lavorato tra il teatro Petruzzelli di Bari e il Verdi di Sassari. D’estate partecipo, da qualche anno, al festival della Valle d’Itria che si svolge a Martina Franca sotto la direzione di Fabio Luisi, in questo momento uno dei più importanti direttori d’orchestra.

Cosa pensi della chiusura del nostro unico teatro?

La chiusura del teatro Garau mi dà molta tristezza, è una perdita per tutta la comunità. Ovunque, la scuola di musica e il teatro hanno sedi prestigiose anche architettonicamente. Un auditorium moderno si può anche fare in periferia perché magari in centro ci sono più vincoli, riqualificando e dando nuova vita a strutture in disuso.

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