Martedì, 23 Ottobre 2018

 

Francesco De Faveri si racconta. Fotografo riolese, classe 1984, laureato in Tecnologie della comunicazione all’Università degli Studi di Siena. Vincitore nel 2017 del Primo Contest Dyaphrama: Il lavoro mobilita l’uomo, concorso fotografico organizzato dall’Associazione Culturale Fotografica Dyaphrama di cui fa parte. Ha fatto della sua passione un lavoro...

a cura di Erika Orrù

Cosa rappresenta per te la fotografia?

La fotografia non è uno scatto a sé, isolato da tutto, ma deve essere contestualizzata, la fotografia è racconto, deve narrare una storia a chi la guarda e suscitare un’emozione a chi la scatta; rappresenta la sintesi di ciò che mi fa stare bene.

1a classificata francesco de faveri

Ne ero appassionato sin da bambino, quando andavo nelle gite scolastiche la mia macchina fotografica immortalava i paesaggi come se fossi uno spettatore silenzioso, non ero quasi mai presente nelle foto, con grande disapprovazione di mia mamma; scattavo le classiche cartoline. Ero affascinato da quel mondo, non so come sia nato questo interesse, in famiglia ero l’unico. Con l’avvento del digitale ho cominciato a fare video, principalmente in ambito accademico, ma ben presto ho capito che per la loro realizzazione era riola de faveri incappucciatiindispensabile conoscere la tecnica fotografica. Quando mi sono avvicinato alla fotografia ne sono stato completamente rapito; per me era un gioco, la mia curiosità mi portava a sperimentare nuove tecniche e, grazie ai tutorial in rete, provavo a realizzare il tipo di foto che avevo sempre ammirato. La multidisciplinarità dell’arte fotografica mi assorbiva completamente, ho iniziato a studiare sacrificando tempo, energie e relazioni personali; la composizione è migliorata col numero degli scatti e, soprattutto, grazie ai consigli di una mia amica architetto. Il problema principale per coltivare la mia passione era la mancanza di attrezzatura, acquistavo macchine fotografiche il cui valore era sottovalutato o difettose, le riparavo, talvolta le rivendevo e altre le tenevo; sicuramente hanno avuto un ruolo essenziale i miei genitori che mi hanno finanziato dandomi fiducia. È solo tre anni fa che ho capito che fare foto sarebbe diventato il mio lavoro, in occasione della prima edizione dei Mercatini natalizi di Riola Sardo dedicati ai bambini; da lì c’è stato un crescendo.

 Quali generi fotografici prediligi?

Ho sperimentato vari generi fotografici, ma quelli che mi emozionano maggiormente sono tre: i ritratti, le lunghe esposizioni e i reportage, ognuno per un motivo francesco de faveri intervista web2differente. La fotografia di ritratto è imprescindibile per chi ama l’estetica come me, mi piace catturare la femminilità e la sensualità raffinata. Con lunghe esposizioni intendo soprattutto la fotografia notturna, per me ha una connotazione ludica, è una valvola di sfogo. Solitamente è un tipo di fotografia che si pratica in gruppo, a me piace farla in solitaria; è impagabile immergersi nella natura al buio o illuminati dal chiarore della luna; la sensazione di paura, di smarrimento e di impotenza ti porta a fare un lavoro introspettivo e a metterti a nudo con te stesso. L’altro genere che amo praticare è la fotografia di reportage, mi sento un antropologo che interpreta e riproduce la realtà; amo fotografare soprattutto la fase preparatoria, quella considerata meno interessante, gli scatti devono essere contestualizzati, esposti in ordine cronologico, devono narrare, informare e trasmettere: dettagli alternati a foto d’insieme e a primi piani per comunicare quello che vedo. Sono molto autocritico, difficilmente se una foto non mi soddisfa dal punto di vista tecnico non viene cestinata, la foto non è solo improvvisazione, ci deve essere tutto: tecnica, emozione, racconto e personalità.

Cosa pensi della postproduzione?

La postproduzione è lecita, ma deve essere usata con moderazione. Per quanto mi riguarda, la condizione che autorizza il suo uso è essenzialmente una: si deve partire da un buono scatto. Non si può pensare di abusare di Photoshop modificando radicalmente tutto e distorcendo la realtà perché si tratterebbe di un’altra foto, di una mera rielaborazione; si potrà pure essere esperti del fotoritocco, abili a usare un software e il computer, ma essere dei fotografi è un’altra cosa. Sono molto critico anche per l’uso del bianco/nero, tutti lo amano, è una garanzia, ma ritengo che il fotografo, quando si appresta a fare degli scatti, deve già avere chiara la loro realizzazione cromatica, non può essere un espediente per salvare uno scatto imperfetto.

Cosa pensi del rapporto tra social e fotografia?

I social sono un’arma a doppio taglio, oggi sono SantAnna 2017 riola foto de faveri webjpgfondamentali per ottenere visibilità, per diventare interessante agli occhi del pubblico e costituiscono sicuramente il canale più diretto per far conoscere i propri lavori al maggior numero di persone. Il mercato è vasto, vi è un’inflazione di fotografi perciò occorre dimostrare di avere quel qualcosa in più che differenzi dalla massa e i social sono un’ottima vetrina. Io stesso ho creato una mia pagina Facebook dove pubblico le foto.

Il fotografo deve porsi dei limiti? Se sì, di quali si tratta?

I limiti sono dettati dall'etica. C'è un film, The Bang Bang Club, tratto da un libro autobiografico, che affronta bene questo argomento. Il film ripercorre la storia di quattro fotografi d'assalto che rischiano la vita per raccontare coi loro scatti i mesi che precedono la fine dell'Apartheid. Due di loro, Greg Marinovich e Kevin Carter, hanno vinto un Premio Pulitzer per il foto-giornalismo, ma il prezzo pagato da Carter è stato altissimo. L'etica è importante, ognuno ha la sua, io non amo fotografare la sofferenza, per questo, nonostante ne sia affascinato, forse non sarei mai capace di fare dei reportage di guerra. C'è una sfera intima e privata che non deve essere violata, amo immortalare altre cose. Ho il rifiuto, è una forma di rispetto, nel momento in cui mi si presenta davanti una scena particolare abbasso la macchina fotografica.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon