di Silvia Rita Mocci
"Presente!”. Erano presenti le nuove generazioni a cui è stato raccontato dei sacrifici e delle sofferenze di quei trentotto uomini, e di tanti altri ,che abbandonarono la tranquillità e il tepore di casa per le fredde e fangose trincee.
“Presente!”. Erano presenti le forze armate in alta uniforme che, con l’emozione negli occhi, hanno onorato i caduti, salutandoli e onorandoli per il loro coraggio.

“Presente!”. Erano presenti gli anziani, che con la fierezza in volto hanno ricordato i loro padri, in quell’inverno interminabile, con immagini nitide, dure, pregne di preoccupazione.

“Presente!”. Erano presenti le donne, madri, mogli e sorelle, che hanno sentito la medesima ansia di chi ha aspettato vanamente il ritorno di quei trentotto uomini a casa.
“Presenti!”. Forse, anche quei trentotto uomini erano presenti tra i riolesi, quella mattina grigia di novembre.

E sempre il loro sacrificio sarà presente nei nostri pensieri. Perché del loro sacrificio bisogna fare tesoro, ritenendoci fortunati di non aver subito le violenze di quel periodo. La paura aveva un nome; la fame attanagliava lo stomaco; il freddo entrava nelle ossa congelando pure l’anima. La morte vagava indisturbata nelle trincee.

“Presente!”. Sì, è da ricordare quel fatidico appello a cui rispondevano i soldati prima di essere spediti nell’inferno della guerra, affinché l’umanità non ricada negli stessi errori.
Photo credits: Francesco De Faveri