Domenica, 11 Aprile 2021

In tutto il mondo la preparazione e la celebrazione del Santo Natale è caratterizzata da usi e costumi, manifestazioni e segni i più diversi: una linea affettuosa e dolce li accomuna...

di Tonino Zedda

Un misto di gioia e trepidante attesa. Anche la Liturgia specie quella romana, ha inserito lungo i secoli segni e simboli, preghiere e celebrazioni intense e toccanti. Oltre la Corona d’Avvento e la Novena di Natale che, tradizionalmente, si celebra (in serata) in tutte le comunità cristiane dal giorno 16 dicembre, una parola merita l’annuncio gioioso chiamato Kalenda, un canto di lode che sull’esempio dell’Exultet pasquale viene solennemente proclamato all’inizio della Santa Messa in Nocte. Purtroppo però non è particolarmente diffuso. Resiste, in maniera eccezionale e sublime, nella celebrazione della Veglia di Natale nella Basilica di san Pietro, nella messa della Notte presieduta dal Santo Padre.

La Kalenda prende il nome dalle prime parole del testo latino di questo particolarissimo componimento liturgico. Originariamente faceva parte dell’Ora Prima, abolita dalla Riforma liturgica, ed era l’annuncio del mistero celebrato con quell’Ufficio. In latino kalendae è il primo giorno del mese, pertanto il Natale è indicato come l’ottavo giorno prima della kalenda di gennaio, cioè una settimana prima del suo inizio. La Kalenda di Natale, intesa come annuncio della celebrazione, può essere ritenuta speculare all’Exultet della Veglia Pasquale anche se hanno una storia e un significato liturgico molto diverso. Come accennavo questo canto è rimasto nella Messa papale e viene proclamata da un diacono cantore prima della Messa della notte. Sarebbe auspicabile che questa prassi venisse imitata in tutte le chiese del mondo. Anticamente la Kalenda veniva cantata tra i riti iniziali della Messa, ma ora è stata anticipata come un vero e proprio annuncio che aleggia nel silenzio, colmo d’attesa, di quella particolarissima notte e che si compie con la processione d’ingresso. Questa processione liturgica evoca sempre il mistero di Dio che viene incontro al suo popolo, mistero che ha raggiunto il suo culmine con l’ingresso di Cristo nel mondo, è quindi molto appropriato valorizzarla proprio nelle Messe di Natale. Il testo di questo solennissimo annuncio si trova nel Martirologio, il libro liturgico in cui sono elencati i santi di cui si fa memoria ogni giorno dell’anno. Sin dai primi tempi della Chiesa, in ogni comunità cristiana c’era l’uso di conservare con cura la memoria dei propri martiri. La coscienza della Chiesa di essere fondata sul sangue dei martiri trova così una delle sue principali espressioni liturgiche insieme alla collocazione delle loro reliquie a fondamento dell’Altare su cui la comunità celebra l’Eucaristia. La memoria del nome dei martiri era strettamente legata anche al giorno della loro morte, che era appunto chiamato dies natalis, e al luogo dove riposavano le loro spoglie. Nelle Chiese Ortodosse esiste un canto corrispondente e si trova nel Sinassario e nel Menologio degli ortodossi. Nel 2001 il martirologio fu modificato in seguito al numero sterminato di canonizzazioni e beatificazioni celebrate da san Giovanni Paolo II. Oggi il Martirologio Romano contiene in totale 6538 santi. Nel Martirologio ogni nome è accompagnato da una brevissima nota con il luogo della morte, la qualifica di santo o beato, lo status ecclesiale (apostolo, martire, maestro della fede, missionario, confessore, vescovo, presbitero, vergine, coniuge, vedovo), l’attività principale e il carisma. Ma per il giorno di Natale, l’inizio del mistero pasquale di colui che è causa e modello di ogni martirio il testo proposto è particolarmente ricco e suggestivo.

IL TESTO (traduzione) 

Venticinque dicembre, luna quindicesima. Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo, quando in principio Dio aveva creato il cielo e la terra e aveva fatto l’uomo a sua immagine; e molti secoli da quando, dopo il diluvio, l’Altissimo aveva fatto risplendere l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace; 21 secoli dopo la partenza da Ur dei Caldei di Abramo, nostro padre nella fede; tredici secoli dopo l’uscita di Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè; circa 1000 anni dopo l’unzione di Davide quale re di Israele; nella 65settimana, secondo la profezia di Daniele; all’epoca della 194 Olimpiade; nell’anno 752 dalla fondazione di Roma; nel 42° anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto; quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi 9 mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo. Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la natura umana.

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ANALISI

Due piccole osservazioni: 1. La struttura della Kalenda è simile a quella del Prologo del vangelo di Giovanni che si proclama nella Messa del giorno di Natale (la liturgia del Natale prevede tre formulari di Messe: della notte, dell’aurora e del giorno) perché entrambi indugiano a lungo su uno sguardo grande, l’eterna danza della Trinità nel Prologo e la storia universale nella Kalenda, per poi passare repentinamente a concentrarsi su un tempo e un luogo piccoli, quelli della nascita di Gesù Cristo nella carne. Il mistero che entrambi narrano è espresso con il loro tipico linguaggio poetico dai tre meravigliosi prefazi di Natale. 2. Il testo ripercorre alcuni eventi storici molto circostanziati; anzi, si coglie una vera e propria insistenza sui numeri (gli anni trascorsi da tali eventi e addirittura i mesi della gestazione nel grembo di Maria), sui luoghi (Ur dei Caldei, Egitto e Betlemme) e sui nomi (Abramo, Mosè, Davide, Daniele, Cesare Ottaviano Augusto, la Vergine Maria, Gesù Cristo). Nel testo precedente all’ultima riforma liturgica c’era anche il conto, ovviamente ipotetico, degli anni trascorsi dalla creazione, la cifra proposta era 5199, oggi più pudicamente espresso come “molti secoli”. Questa precisione ha un significato immediato che è quello di ribadire la verità che Cristo è nato davvero nella carne, contro ogni gnosticismo, tentazione anche oggi in agguato. Ma la sua ragione profonda va oltre: essa vuole dire con forza che in lui tutta questa storia trova senso. La storia sacra ma anche quella profana: Gesù Cristo è il Signore del tempo e della storia, “a lui appartengono il tempo e i secoli” (Veglia pasquale). Una storia che passa attraverso le fatiche e i sì di persone umane che si fidano di Dio aprendosi alla sua Parola e le vicende di innumerevoli uomini che inconsapevolmente collaborano al progetto di Dio, come l’imperatore romano che indice il censimento e i suoi funzionari (cfr. Lc 2). Nulla della storia sfugge all’amore di Dio ed essa raggiunge, nel momento dell’incarnazione, la sua pienezza (cfr. Gal 4,4), momento riconoscibile perché in tutto il mondo regnava la pace. Dio entra nel tempo perché a Lui sta a cuore tutta l’umanità. Nulla delle nostre vicende è indifferente a Dio, nemmeno le più insignificanti circostanze della vita. Che Dio veda tutto non è una minaccia ma una grande consolazione. La pienezza del tempo (Gal 4,4) manifesta il compimento del disegno di Dio sulla storia perché tutta la realtà creata trova il suo senso e la sua coesione profonda solo in rapporto a Cristo, costituito da Dio Alfa e Omega, principio e fine (Veglia pasquale) perché in Cristo l’universo è creato e tutto sussiste in lui (come afferma la Liturgia delle Ore. Cristo è la vera luce del mondo (colletta della Messa della notte), dunque, chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo (GS 41). Il Natale è la meta di un lungo cammino con una direzione chiara e una precisa gerarchia: la misericordia che Dio manifesta nell’opera meravigliosa della creazione diventa ancora più evidente e reale quando la redenzione di quella creazione ammalata prende corpo. Dice la colletta della Messa del giorno: O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti (in latino mirabíliter condidísti et mirabílius reformásti). La Redenzione, operata da Gesù con la sua Incarnazione, è un miracolo ancora più grande della stessa creazione.

 

 

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