Martedì, 27 Settembre 2022

Tra i dati più significativi della Riforma Liturgica, ancora purtroppo poco assimilato dalle nostre comunità, e che perciò diviene uno degli obiettivi fondamentali del rinnovamento impresso nella Chiesa con la pubblicazione dei nuovi Libri Liturgici, è la riscoperta dell’importanza fondamentale della celebrazione come evento ecclesiale globale...

di Tonino Zedda

Il suo genuino significato, le sue componenti, il ritmo, le finalità, il soggetto, e le varie ministerialità che in essa si compiono. Con la Riforma celebrare non significa più eseguire una precisa prescrizione, quella dettagliatamente prevista dalle rubriche, mettere in atto una serie di riti rigidamente e dettagliatamente precostituiti, che hanno valore sempre e in qualsiasi caso. La gestione della celebrazione non è più esclusiva dei membri del clero. Porre in atto i riti non è più l’esecuzione di una sorta di regolamento, la celebrazione non è più uniforme e universale, una sorta di copione ufficiale. Di conseguenza l’assemblea che interviene al rito non è più solamente destinataria, con atteggiamento passivo e muto. I fedeli non sono più chiamati ad ascoltare senza neppure comprendere i gesti e le parole. La Riforma chiama in causa con la centralità della liturgia (che non è affatto acquisita) l’assoluta importanza dell’assemblea come soggetto di ogni celebrazione. È chiamato in causa il ministero del prete, non l'esclusività, ma il primato. Costruire, formare autentiche comunità cristiane come case e scuole di comunione e soprattutto sensibili e aperte alla missione è compito primario di coloro che lo Spirito Santo ha posto a guidare la Chiesa. Nel nostro attuale contesto socio- culturale caratterizzato dalla dilagante scristianizzazione e soprattutto da una sempre più diffusa indifferenza, nonostante il riemergere di una domanda religiosa, non scevra peraltro da limiti e ambiguità, la via privilegiata è quella dell'educazione o, per restare nell'ambito del linguaggio liturgico, quella dell'iniziazione al mistero della salvezza. I nostri vescovi ce la indicano, in vari interventi e orientamenti, parlando del ruolo che in questo itinerario ha o dovrebbe avere la liturgia, raccomandano che sia seria, semplice e bella, veicolo del mistero, rimanendo allo stesso tempo comprensibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini. La liturgia è il luogo rivelativo del mistero, il luogo dove si attua il mistero, luogo educativo della fede, quindi momento determinante nella costruzione della comunità, nella sua testimonianza e nella comunicazione del vangelo agli uomini di oggi. Per questi motivi dobbiamo evitare la tentazione di una certa stanchezza (che è emersa in questi anni del post- concilio), come pure il ritorno e la nostalgia di certi vecchi formalismi ma anche di certe forme avventurose di forme spettacolari. Questa mi pare una tentazione che sia venuta facendosi strada anche ad alti livelli: attenzione a non confondere la liturgia con lo spettacolo. Detto questo ci domandiamo: qual è il ruolo del prete nella liturgia riformata? Cosa concretamente è chiamato a fare il presbitero affinché la celebrazione liturgica e quella eucaristica in particolare diventi veramente ed efficacemente sul piano umano e su quello pastorale luogo rivelativo della fede professata, per una vita vissuta secondo lo Spirito? Cercheremo di rispondere a queste domande analizzando lo stile di certe presidenze liturgiche ma anche di certe assemblee.

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