Martedì, 27 Settembre 2022

Per meglio valorizzare il cuore della celebrazione eucaristica è fondamentale scegliere bene quale preghiera eucaristica proclamare e con quale criterio scegliere il prefazio...

di Tonino Zedda

Non si deve considerare la lista dei diversi prefazi come una piccola antologia a libera scelta. Il sottotitolo indica il tema ed esso non è in­differente rispetto al resto della liturgia. Con un piccolo ma significa­tivo problema riguardo alla preghiera eucaristica mediamente più usa­ta, la seconda. Una nota iniziale del messale dice: Questa Preghiera Eucaristica ha un prefazio proprio che fa parte della sua struttura. Si possono però usare anche altri prefazi, quelli specialmente che pre­sentano in breve sintesi il mistero della salvezza (MR 393). Il prefazio fa parte della parte anamnetica della preghiera eucaristica. E deve quindi contenere la memoria, seppure in breve sintesi, degli - o di alcuni - eventi della storia della salvezza. Alcuni prefazi che non contengono quegli elementi anamnetici, non dovrebbero es­sere usati con la seconda preghiera eucaristica. Per esempio: i prefazi della Quaresima parlano per lo più di penitenza e digiuno e non con­tengono particolari accenni alla storia della salvezza (eccezione fatta per il V, con un particolare e perciò molto interessante accenno all’Esodo). Anche alcuni dei prefazi dei santi hanno caratteristiche simili. Stando alle indicazioni del messale, se si sceglie un prefazio particolare, suggerito o imposto dalle circostanze liturgiche (per esempio la Quaresima o le memorie dei santi), che non contiene accenni significativi alla storia della salvez­za, si dovrebbe evitare di scegliere la preghiera eucaristica II e si dovrebbe preferire o la preghiera eucaristica III o il Canone Romano. Le altre preghiere eucaristiche, la IV, le diverse versioni della V e le due della penitenza, devono obbligatoriamente usare il prefazio proprio. Sono piccoli dettagli, ma piccoli fino a un certo punto. Se la grande preghiera di consacrazione parte dalla storia della salvezza per con­centrarsi sul Cristo, sulla cena e poi sulle epiclesi e tutto quello che segue, diventa controindicato non ricordare nulla di quello che Dio ha fatto a nostro favore per precipitarsi subito su ciò che facciamo noi adesso qui. Il momento attuale non ci sarebbe senza quello storico salvifico e prende senso solo da quello. La preghiera eucaristica viene così a mancare di profondità e il rito memoriale dell’evento centrale della storia della salvezza rischia di essere senza storia.

La preghiera eucaristica. Per quanto riguarda, poi, la preghiera eu­caristica stessa, è noto come il messale ne offre quattro versioni dentro la sezione Rito della messa. Nella sezione Nuovi formulari in ap­pendice si offrono quattro diverse versioni della preghiera eucaristica quinta e due versioni per la Preghiera eucaristica della riconciliazio­ne. Sono poi a disposizione tre preghiere eucaristiche nel Messale dei fanciulli; la preghiera terza di questo messale prevede altre tre versioni per i diversi tempi liturgici.

Di questo vasto repertorio di preghiere che cosa si utilizza, di fatto? Ancora una volta, ci si deve limitare a sensazioni. Ma sembra proprio che si tratti di un tesoro scarsamente utilizzato. Le preferenze vanno nettamente verso la preghiera eucaristica seconda, che è la più bre­ve, con qualche puntata verso la terza e, qualche altra, rara, verso la quarta. Quasi dimenticato il Canone romano (preghiera eucaristica I). Le preghiere eucaristiche dei fanciulli sono prevalentemente di nicchia, riservate, spesso, alle messe dei ragazzi. Sono usate soltanto in qualche circostanza le diverse versioni della preghiera quinta.

Anche per la preghiera eucaristica la mancata scelta innesca il pe­ricolo facile dell’inerzia. Sono molte, invece, le solennità, le feste e domeniche che, sia per la tipologia specifica della liturgia sia per i temi proposti dalla liturgia della Parola, suggeriscono una scelta piuttosto che un’altra. La necessità di variare le scelte non viene tanto dal fatto che le ripetizioni stancano, ma dal fatto che una certa liturgia chiede uno stile e, nello stile, la proposta più o meno esplicita di una temati­ca. La liturgia eucaristica ha una sua logica che si esprime anche nei testi che si scelgono. D’altronde, tutta la liturgia è un mondo orientato e la scarsa cura nell’articolare quell’orientamento rischia di danneggiarla, di farle dire o di farle fare male quello che dice e che fa. Esiste poi un altro problema che deriva dalla natura stessa del te­sto. La preghiera eucaristica, nel suo insieme, è la parte dove prevale lungamente la parola. Per la verità la parola è protagonista soprattutto nella liturgia della Parola. Ma la liturgia della Parola, come si è visto, dispone di diverse possibilità di variazione. La preghiera eucaristica, invece, è tutta di esclusiva competenza del celebrante. Ora, una let­tura non adeguata in una parte della messa così consistente e così importante rischia di danneggiare pesantemente l’intera celebrazione. Questo elemento suggerisce la necessità qualche piccola strategia. Anzitutto andrebbero rispettate le differenze all’interno della pre­ghiera liturgica. Il prefazio gode di una solennità particolare che lo contraddistingue. Purtroppo non lo si canta quasi mai: e si capiscono facilmente i motivi. Ma non dovrebbe mai essere recitato in fretta. Il racconto dell’istituzione ha comunque una tonalità narrativa diversa dalla solennità del prefazio. Le epiclesi e l’anamnesi sono preghiere solenni, a loro volta diverse dalle intercessioni che se­guono, dove i nomi dei pastori, dei santi e dei defunti danno l’idea di una voce che sale dal basso verso Dio. Naturalmente, queste diver­sità dovrebbero, in parte almeno, apparire nella concreta recita della preghiera, con una variazione, minima almeno, di tono e di ritmo.

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