Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

Nella liturgia la parola scritta diventa evento. Non è solo rac­conto, ma storia; non solo dice, ma crea; non solo ricorda, ma attua. (Mario Russotto) ...

di Tonino Zedda

Dopo aver riflettuto su cosa non deve essere l'omelia, ci domandiamo: ma allora cos'è? Scrutando alcuni documenti del Concilio e le premesse al Messale Romano e al Lezionario, possiamo affermare che è una parte della stessa azione liturgica, come insegna Sacrosanctum Concilium (n. 52) e, in quanto tale, è un’azione del Christus totus: di Cristo e della Chiesa, del capo e delle membra affinché la fede dell’assemblea, confessata con la bocca e con il cuore, sia testimoniata con la vita e con le opere. Ancora: l'omelia è un luogo spirituale che favorisce l’incontro personale con Gesù, che si fa presente nella fractio Verbi e nella fractio Panis; è il momento più alto della mistagogia perché in essa vengono presentati ex textu sacro i misteri della fede e le norme della vita cristiana” (SC. 32). L’omelia ha pertanto una natura sacramentale che per nessun motivo può essere compromessa e, nei confronti di qualsiasi altra forma di comunicazione, ecclesiale, ha una specificità assoluta: quella di trasmettere la ricchezza spirituale delle letture cui necessariamente deve riferirsi. Deve essere chiaro infatti che, nella liturgia, rito e parola sono intimamente connessi. Le letture sono come veicoli con i quali la volontà di Dio è annunciata e resa presente. Al numero 3 dei praenotanda del Lezionario leggiamo: La stessa celebrazione liturgica, che poggia fondamentalmente sulla parola di Dio, e della parola di Dio tutta s’innerva, diventa un nuovo evento e arricchisce la parola stessa di un’interpretazione nuova e di una insospettata efficacia. I testi proclamati sono sacramentali, prima ancora che normativi; sotto l’influsso dello Spirito ricreano ciò che raccontano. Durante la proclamazione della Parola, Dio stesso dichiara che questa è uscita dalla sua bocca e che non ritorna mai a lui senza effetto, senza aver operato ciò che lui desidera. E’ una parola che plasma in modo nuovo la vita. Performativa, dunque, più che informativa. Le letture bibliche realizzano una presenza di Cristo non meno vera di quella eucaristica ed è a lui che l’omelia indirizza la mente e il cuore dei fedeli. Diceva Ugo da San Vittore: Tutta la Scrittura è un unico libro, e questo libro è Gesù. Sant'Ignazio di Antiochia così ammoniva i fedeli: Chiudete le orecchie quando qualcuno vi parla d’altro che di Gesù Cristo. E se ciò nell’omelia dovesse accadere, bisognerebbe invitare chi parla a tacere. Bene hanno scritto i vescovi della CEI nel documento “Comunicare il vangelo in un mondo che cambia”:La parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore. Ecco dunque il profetico compito dell'omelia: trasformare l’ascolto in un personale incontro con il Cristo, risorto e vivente. I verbi delle letture bibliche potrebbero allora essere messi al presente. Perché le persone alle quali, duemila anni fa, Gesù parlava sono quelle dell’assemblea che radunata, qui e ora, celebra; le mani con cui toccava i malati continuano a sanare, le parole che pronunciava ieri sono le stesse che l’assemblea ascolta oggi. Le Scritture trovano nel rito celebrato il loro pieno compimento. Già il Talmud, nel commento all’Esodo, scriveva che ognuno, di generazione in generazione, deve sentirsi personalmente uscito dall’Egitto. Non è fantasia ma realtà, e il Vaticano II ce lo insegna a chiare lettere: Cristo è presente nella sua parola giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura” (SC, 7). Nella liturgia armena, dopo che il diacono ha proclamato il Vangelo, l'assemblea acclama: E’ Dio che parla!. Ed è vero, perché Dio parla sempre. Nella celebrazione, la Parola diventa dunque un nuovo evento, fa esistere ciò che annuncia. E l’omelia ne evidenzia l’attualità come se fosse un' ulteriore lettura; non un discorso su Dio, ma un messaggio che Dio, qui e ora, invia al suo popolo. La Parola è una grazia dinamica, e l’omelia ne riattiva la perenne attualità in modo che chi ascolta creda, credendo acquisti speranza, sperando ami, come amava dire sant'Agostino. Per tutti questi motivi, l’omelia eccelle fra tutte le forme di predicazione e, in un certo senso, le riassume come fonte e culmine.

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