Venerdì, 19 Luglio 2019

Progetto1

ABC… della Liturgia. Spunti di riflessione e qualche consiglio per le nostre assemblee. F come Fonte battesimale: solo se comprendiamo i segni possiamo celebrare bene...

di Tonino Zedda

Mi ha fatto molto piacere che, negli ultimi due ritiri del clero arborense il predicatore abbia voluto riflettere coi presbiteri della diocesi su alcune tematiche liturgiche che stiamo affrontando in questi nostri contributi.

Anche il predicatore ha insistito sulla dimensione comunitaria dei sacramenti e sulla predisposizione, anche attraverso la catechesi, di celebrazioni che splendano per nobile semplicità. Tornando, per concludere, al discorso sul fonte battesimale vorrei accennare a una dimensione che mi pare tanto importante … quanto trascurata.

In alcuni testi antichi il battistero veniva chiamato anche ninfeo (dal greco e latino nymphon), cioè stanza nuziale, camera degli sposi. Il battistero è visto quindi come il luogo dove Dio, per mezzo di Gesù Cristo-Sposo, celebra il suo incontro nuziale con l'umanità.È tutta questa ricchezza simbolica che oggi le chiese, specialmente quelle di nuova costruzione, sono chiamate a esprimere attraverso lo spazio riservato alla celebrazione dell'Iniziazione cristiana.

Il Catechismo afferma che Il significato e la grazia del sacramento del Battesimo appaiono chiaramente nei riti della sua celebrazione. Seguendo con attenta partecipazione i gesti e le parole di questa celebrazione, i fedeli sono iniziati alle ricchezze che tale sacramento significa e opera in ogni nuovo battezzato” (CCC 1234). Quest’autorevole affermazione non vale soltanto per il Battesimo, ma anche per la Cresima e, ovviamente, per tutti i sacramenti.Si tratta del recupero della più importante catechesi della Chiesa, quella detta mistagogica, usata normalmente nell’epoca patristica e rimessa al primo posto dalla Riforma del Vaticano II. La Chiesa volge attente premure affinché i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma, comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente (SC 48). Ciò che è detto per la Messa vale ovviamente per tutte le azioni liturgiche. La stessa Costituzione afferma che benché la liturgia sia principalmente culto della maestà divina, contiene tuttavia anche una ricca istruzione per il popolo fedele (SC 33). Queste autorevoli affermazioni hanno radicalmente cambiato il nostro rapporto con la celebrazione liturgica che non si riduce a un semplice strumento per ottenere “altro”: il Battesimo per cancellare il peccato originale; la Cresima per diventare testimoni di Cristo; la Messa per comunicarci al pane consacrato... etc. La celebrazione è di per sé stessa un valore in quanto realizza il fondamentale incontro con Dio che attualizza oggi, qui, per noi la sua salvezza. E, come in ogni autentico incontro nuziale, Dio comunica ciò che ha di più prezioso nel modo più incisivo e fruttuoso, cioè attraverso i segni, le azioni, l’esperienza.L’amore vero non si comunica con belle parole o facendo discorsi, ma vivendo un’esperienza d’amore così l’esperienza del mistero passa attraverso il rito (MR CEI n 5). Una verità che deve condurre a un profondo cambiamento non soltanto nella gestione della celebrazione liturgica, ma anche della catechesi. Da una catechesi marcatamente nozionistica, fondata principalmente sulla comunicazione verbale, dobbiamo passare a una catechesi più esperienziale a partire dai riti liturgici, prima scuola e palestra di vita cristiana.

 

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