Domenica, 11 Aprile 2021

Durante le feste natalizie in tutte le parrocchie è stato fatto un abbondante uso dell’incenso. Questa resina gommosa ha il potere, una volta bruciata nel turibolo, di rendere le celebrazioni particolarmente intense e solenni...

di Tonino Zedda

Ma quale è il significato profondo di questo rito? Già il salmo 140 proclamava: Come incenso salga a Te la mia preghiera. Il significato profondo sta tutto in questo simbolismo. L'incenso è una gommoresina odorosa che, bruciando, profuma l'aria, la purifica, la rende gradevole all'olfatto e, nei sacri riti, predispone lo spirito all'incontro con Dio. Questa resina preziosa è prodotta da un arbusto che cresce spontaneamente in Asia e in Africa. L'incenso sgorga sotto forma di gocce, dalle incisioni che vengono praticate sulle piante che lo producono, e solidifica al contatto con l'aria. Solitamente la prima secrezione della pianta non ha alcun valore e viene gettata via, la seconda è ritenuta mediocre e viene scartata, soltanto la terza dà il prezioso incenso, conosciuto fin dall'antichità da popoli di lingue e culture diverse. Usato in molte e differenti occasioni, l'incenso è legato a una ricca simbologia sia profana che religiosa. Alcuni popoli orientali (che praticavano il culto dei morti) credevano che il fumo dell'incenso, salendo verso il cielo, guidasse le anime dei defunti nell'al di là. Presso i pagani l'incenso veniva bruciato davanti alle statue degli dei e davanti all'imperatore. Nei primi secoli del cristianesimo, numerosi cristiani furono martirizzati per essersi rifiutati di compiere questo gesto idolàtrico. In seguito, per distinguere il culto cristiano da quello pagano, fu soppresso l'uso dell'incenso dalla liturgia e venne ripristinato soltanto dopo l'editto di Milano promulgato dall’imperatore Costantino. Già nel culto praticato nel tempio di Gerusalemme veniva ampiamente usato nelle celebrazioni più solenni. Iniziando dalla narrazione biblica in cui Mosè ricevette dal Signore l’ordine di costruire un altare speciale riservato all’incenso e legato al culto divino. L’incenso, veniva posto anche sopra le oblazioni bruciate sull’altare come memoriale: profumo soave per il Signore. Più tardi, nel Tempio di Gerusalemme, nella ricorrenza annuale della Grande Espiazione (Yom Kippur), il sommo sacerdote, oltrepassava il velo del Tempio ed entrava con l’incensiere nel Santo dei Santi, per bruciarvi due manciate di incenso odoroso polverizzato, allora, una nube densa e profumata, avvolgeva ogni parte del luogo santissimo in cui era custodita l’Arca dell’Alleanza. L’incenso, legato al culto degli Israeliti, sarà più tardi presente, con la sua ricca valenza simbolica, anche nella liturgia cristiana, soprattutto nelle Chiese di Oriente. Nel vangelo di Matteo, viene descritto l’omaggio fatto a Gesù dai Magi. Costoro, giungendo dall’oriente per incontrare il re dei Giudei, gli offrono in dono, con l’oro e la mirra, anche l’odoroso incenso. Nella liturgia cristiana l’uso dell’incenso è facoltativo in qualsiasi forma di Messa. Si può usare durante la processione d’ingresso; all’inizio della Messa, per incensare l’altare; alla processione e alla proclamazione del Vangelo; all’offertorio, per incensare le offerte, l’altare, il sacerdote e il popolo; all’ostensione dell’ostia e del calice dopo la consacrazione. L’incensazione delle persone va intesa sempre in riferimento alla loro condizione di battezzati: figli di Dio e tempio dello Spirito Santo. Lo stesso dicasi dei defunti, i cui corpi sono stati santificati in vita dai sacramenti e attendono la risurrezione finale. Incensare muovendo il turibolo in forma di croce, rievoca la morte in croce del Signore; mentre l’incensazione circolare, significa che i doni e le offerte sono stati circoscritti, riservati cioè al culto divino. Pur essendo facoltativo, l’uso dell’incenso dona solennità alle celebrazioni liturgiche e crea un clima di sacra riverenza.

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