Lo chiedo perché mi capita di vedere una modalità sempre diversa e sono curioso di sapere se esista una norma e una logica teologica oppure se sia lasciato alla sensibilità personale di ogni sacerdote.
Giuseppe Mattu
Risponde don Tonino Zedda, cerimoniere arcivescovile.
Le norme liturgiche che regolano i riti si trovano nelle premesse al Messale, al Pontificale e ai vari Rituali, tutti riformati dal Vaticano II. Ci sono però anche norme non scritte che seguono le varie tradizioni locali e i regolamenti diocesani. Tra le norme ufficiali vi è poi il Cerimoniale dei Vescovi che presenta le regole per le celebrazioni presiedute dal pastore diocesano, e che sono obbligatorie per tutte le celebrazioni della sua diocesi. Per quanto riguarda le processioni, il Cerimoniale fa una lunga e interessante precisazione, che possiamo così riassumere: Le processioni sono attestate da sempre nella vita della comunità: secondo l’antica consuetudine, attestata dai santi padri, la Chiesa cattolica ha ereditato la tradizione di compiere pubbliche e sacre processioni, compiute dal popolo cristiano, sotto la guida del clero, camminando ordinatamente soprattutto da un luogo sacro ad un altro luogo sacro, con preghiere e con canti, sia per risvegliare la pietà dei fedeli, sia per commemorare i benefici di Dio e rendergli grazie, sia per implorare l’aiuto divino: per questo devono essere celebrate con quel senso di religiosità che si conviene. Infatti tali celebrazioni contengono grandi divini misteri e coloro che vi partecipano piamente ottengono da Dio frutti salutari di cristiana pietà.Mi pare molto chiaro, quindi, cosa devono e non devono essere le processioni. Interessante notare che per essere vere processioni devono sempre essere guidate dal clero (diaconi, preti o vescovi). Ci sono processioni che il Cerimoniale chiama ordinarie, quando si tengono in giorni stabiliti durante l’anno secondo le norme dei libri liturgici e le consuetudini delle varie Chiese; oppure straordinarie, quando vengono indette in giorni particolari per un motivo di carattere pubblico.Tra le processioni ordinarie più importanti sono quella nella Festa della Presentazione del Signore, quella nella domenica delle Palme, quella del cero nella Veglia pasquale. In esse si commemorano i misteri del Signore; inoltre anche la Processione del ss. Sacramento, dopo la Messa, nella solennità del Corpus Domini. Le processioni straordinarie vengono indette dalla Conferenza episcopale, come le rogazioni, oppure dall’Ordinario di luogo, come le processioni per una qualche necessità pubblica o quelle con sacre reliquie o immagini, e altre simili. Eccettuate le processioni con il ss. Sacramento, che devono sempre seguire la Messa, dovendosi consacrare l’ostia da portare in processione, le altre processioni, di norma, devono precedere la Messa, a meno che, per qualche grave motivo, l’Ordinario non ritenga che si debba fare diversamente. Le processioni, soprattutto se si svolgono per le pubbliche strade, siano organizzate e ordinate in modo tale da essere di edificazione a tutti. Si adattino anche alle tradizioni dei popoli e all’indole della città e del luogo. In quanto all’ordine della processione il C.E. precisa: Nell’ordinare le processioni si osservi il rito descritto: In testa alle processioni si rechi sempre la croce fra due candelieri con le candele accese; se si usa l’incenso, davanti alla croce proceda il turiferario con il turibolo fumigante, tranne che nelle processioni del ss. Sacramento. In queste il turibolo (o meglio due turiboli) staranno davanti al presidente che porta il Santissimo. Per quanto riguarda le altre processioni, nel caso si trasportino reliquie o immagini dei santi ,quando partecipa il vescovo, conviene sempre che sia lui a presiedere, rivestito di piviale e portando il ss. Sacramento o l’oggetto sacro. Se invece il vescovo, rivestito di piviale, non porta personalmente il ss. Sacramento o l’oggetto sacro, precede sempre chi lo porta; tuttavia, se partecipa alla processione in abito corale, deve posizionarsi dopo il ss. Sacramento o l’oggetto sacro. Da questa semplice norma, e per estensione quando presiedono altri ministri sacri (preti o diaconi), mi pare chiaro che il CE chieda che ci si metta dietro le immagini sacre. Il significato simbolico è abbastanza evidente: il vescovo e il ministro sacro ponendosi dietro la statua vogliono significare il valore del seguire l’esempio dei santi. Nelle processioni funebri invece è chiaramente detto che il ministro si ponga davanti al feretro, nella processione verso il cimitero. Ciò detto è anche vero che ci sono, nelle chiese particolari, tradizioni e usanze che difficilmente si possono cambiare. La posizione del presidente non è comunque un elemento indispensabile per cui la norma migliore, credo, sia significare meglio il senso della processione: l’esempio dei santi da venerare e imitare.
Tonino Zedda
Photo credits: Alessandra Angius