di Alessia Andreon
Con grande presenza scenica e un look come sempre sopra le righe, Levante ha incantato con i 26 brani in scaletta per più di due ore, un pubblico numeroso che ha intonato con lei ogni singola nota dei suoi successi.

Sin dal primo brano, Cuori d’artificio, la cantante siciliana ha dato una versione in chiave intimistica dei suoi brani, proseguendo con Nuvole, Diamante, Ciao per sempre, 1996 la stagione del rumore, Duri come me, Memo, Caruso Pascoski, Abbi cura di me, Le lacrime non macchiano, passando da quelle più romantiche e sofferenti ai testi estremamente incisivi e pungenti, come Gesù Cristo sono io, che utilizza la metafora biblica per paragonare la sofferenza delle donne vittime di violenza a quella patita da Cristo e stigmatizzare la diversità di genere.

Quasi tutti i testi di Levante celano infatti il profondo impegno sociale della cantautrice contro gli stereotipi e le convenzioni; la ricerca di emancipazione di una donna, di un posto nel mondo dove essere completamente e semplicemente se stessa.

Diversi i brani tratti dal suo prossimo disco, Magmamemoria, come i singoli che ne hanno anticipato l’uscita prevista per il 4 ottobre, entrambi molto trasmessi dalle radio. In Andrà tutto bene Levante cerca di scuotere l’ascoltatore ormai assuefatto alle cattive notizie, tra inquinamento, migranti e casi di cronaca, di una realtà apocalittica che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, con un barlume di speranza come enunciato nel titolo.

Lo stretto necessario è invece un inno alla sua amata Sicilia, inciso in duetto con Carmen Consoli e scritto con altri due esponenti del panorama indie: Dimartino e Colapesce.
Nel bis le immancabili Pezzo di me e Alfonso.
Photo credits: Alessia Andreon