di Mauro Dessì
La ventunesima edizione di quella che oramai è divenuta la principale festa del paese ha chiuso i battenti con il solito successo di visitatori e di pane venduto. Circa trentamila le persone stimate giunte da ogni parte dell’isola; oltre quindici quintali di pane distribuiti tra vendita e degustazione, in accompagnamento ai prodotti tipici locali.

Tre giorni intensi di esposizioni, dimostrazioni, degustazioni e spettacoli. Un mix di tradizione, cultura, cucina. Un evento per tutti i gusti, insomma. Anche troppo, forse, vista la presenza di ben diciassette stand preposti a preparare menù, che hanno fatto diventare la sagra un evento quasi commerciale.

Il rischio che diventi del tutto un evento commerciale c’è - spiega il sindaco Paolo Pireddu - ma è un rischio che siamo disposti a correre, mettendo paletti ben definiti, perché avere così tanti stand significa valorizzare i nostri prodotti locali con i quali far crescere la nostra comunità. In effetti, i tanti laboratori proposti, le mostre, gli spettacoli a caratura regionale e nazionale hanno fatto sì che chi ha camminato lungo le strade del centro storico villaurbanese abbia potuto respirare anche cultura e tradizione.

Il tutto grazie all’impegno di un nutrito gruppo di lavoro, capitanato dalla Pro Loco, sostenuto dall’Amministrazione Comunale e composto da associazioni, scuola e semplici cittadini. Una sinergia e una rete di persone che, seppure rafforzata rispetto agli anni precedenti, ancora non basta a reggere la grandezza di un evento come quello legato a su pani fattu in domu. Nonostante ciò, la voglia di continuare, anzi di raddoppiare, non manca.

L’obiettivo prossimo è replicare l’evento durante l’anno e far sì che la sagra non resti un appuntamento isolato, fine a se stesso. Il nostro sogno è realizzare un festival internazionale con Villaurbana centro della panificazione tradizionale del Mediterraneo - racconta ancora il primo cittadino - stiamo lavorando a un progetto che si occuperà di un Centro studi della panificazione; in primavera, forse, potremo avere in paese esperti e operatori del settore che ci aiuteranno a valorizzare ancora di più il nostro prodotto tipico.