di Alessia Andreon
Paradossalmente però, l’offerta è così ricca e varia che alla fine gli eventi si accavallano e basta avere un leggero calo di presenze rispetto all’anno precedente o in paragone ad un evento concomitante, che subito ci si scontra con la dura realtà: per quanti turisti ci siano nella nostra zona, siamo pur sempre pochi, e organizzare tanti eventi, a volte estemporanei, riduce le possibilità di risposta anche economica anziché aumentarle, perché si costringe il pubblico a scegliere.
Non si tratta solo di crisi economica infatti, ma di scelte, a volte discutibili, nello stabilire le date. La prima, e forse più utile cosa da fare sarebbe creare un coordinamento generale a livello cittadino, meglio sarebbe provinciale, almeno relativamente agli eventi organizzati spesso dalle stesse amministrazioni comunali o da associazioni che ricevono contributi statali, regionali o comunali. Nei fatti, nonostante i proclami, il coordinamento è proprio quello che manca; a livello territoriale invece, bisognerebbe riflettere sull’opportunità di creare sagre a profusione: ogni paese ha la sua specialità, una o due, non mille!
Per quanto concerne i concerti invece, le date vengono stabilite mesi prima in base agli impegni degli artisti coinvolti, con tanto di pagamento anticipato, quindi è estremamente spiacevole doversi scontrare con manifestazioni che semplicemente potevano essere programmate tenendo conto delle altre già stabilite da tempo.
Lodevole è invece mettere a frutto, finalmente, la centralità della nostra provincia, ospitando grandi artisti nazionali ed internazionali, garantendo al territorio quella boccata di ossigeno che è tanto necessaria per potersi sviluppare e competere con altre zone della Sardegna che prima di noi hanno saputo valorizzare le proprie peculiarità e luoghi.