Martedì, 23 Ottobre 2018

 

L’8 giugno 1958, giusto 60 anni fa, a Cagliari, nell’Infermeria provinciale dei Frati Cappuccini, moriva fra’ Nicola da Gesturi. Quella morte strappava alla città e all’Isola non solo una figura di primo piano, ma anche uno al quale la gente era affezionata a motivo della sua vita esemplare e per la sua vicinanza agli ultimi...

di Tarcisio Mascia

Quel frate, a capo chino, la corona in mano, la bisaccia in spalla, immerso abitualmente nel silenzio della preghiera, non era passato inosservato. Egli aveva attraversato le vie di Cagliari per 34 anni, chiedendo discretamente l’elemosina, senza pretendere niente: chi lo vedeva passare gli correva appresso come fosse una calamita e quando egli bussava alle porte delle case con tocco leggero, quasi non volesse disturbare, le mamme gli mandavano appresso i loro bambini per dargli l’obolo della carità. E lui si fermava, ringraziava e sorrideva, levando per un attimo al cielo i suoi occhi azzurri.

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Cagliari aveva imparato ad amarlo negli anni della guerra e in particolare in occasione del tragico bombardamento del ’43: in tanti erano sfollati dalla città distrutta, ma fra’ Nicola era rimasto al suo posto, prodigandosi verso quanti erano rimasti tra le macerie o avevano comunque bisogno di soccorso. Il convento dei Cappuccini era diventato il rifugio di quanti era sbandati o non avevano un alloggio o un pezzo di pane.Fra Nicola a san Benedetto web

Anni non facili neppure per i Cappuccini sardi, che nel 1930 erano stati incorporati nella Provincia Romana. Era stata la fine anche della propria identità e causa per molti di tanta sofferenza. Solo nel dicembre del 1946 venne restituita l’autonomia e costituito il Commissariato di Sardegna, affidato nei primi anni a p. Federico da Baselga. Grazie a lui, il cammino della famiglia dei Cappuccini riprese spedito.

Fra’ Nicola continuò in quegli anni il suo servizio di questuante e di consolatore dei bisognosi. Intanto anche la città in quegli anni si trasformava. Il tessuto urbano andava dilatandosi verso San Benedetto e verso l’entroterra del basso Campidano. La città era amministrata da persone capaci e oneste. Anche la Chiesa cagliaritana viveva intensamente quegli anni. L’arcivescovo Ernesto Maria Piovella era deceduto nel febbraio del ’49 (nel dicembre del ’48 aveva benedetto la prima pietra del piccolo santuario di Sant’Ignazio) e a lui era succeduto il ligure mons. Paolo Botto, che con piglio deciso guiderà la ricostruzione delle chiese distrutte della città e la costruzione del nuovo seminario.

Quando muore fra Nicola, il commissariato dei Cappuccini era governato da p. Filippo Pili, frate colto e dotato, al quale toccò il compito di restaurare i conventi fatiscenti della Provincia e curare la formazione dei giovani frati. Il suo rapporto con fra’ Nicola era improntato a grande stima, anzi venerazione: fu lui a presiederne il rito funebre, che accompagnò fino al cimitero di Bonaria, e a caldeggiare l’inizio del processo di canonizzazione.

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Da allora sono passati sessant’anni. Fra’ Nicola moriva nel 1958, un anno importante per la Chiesa e per il mondo. Qualche mese dopo, il 9 ottobre moriva anche il grande papa Pio XII. Il 28 ottobre veniva eletto papa Giovanni XXIII. Sarà l’inizio di una nuova epoca, segnata profondamente dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Saranno anche gli anni in cui sarà avviato il processo canonico per il riconoscimento della santità di fra’ Nicola, che si concluderà nel 1999 con la proclamazione in Piazza San Pietro del nuovo Beato. Ora attende di salire l’ultimo gradino con la canonizzazione. Quando? Dio solo lo sa.

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