di Salvatore Carboni
Tanti hanno scritto in queste settimane trascorse dalla sua scomparsa, avvenuta all’inizio del novembre scorso, su quanto Giovanni abbia fatto per promuovere e raccontare il canto e la poesia della nostra Isola e soprattutto nella nostra lingua. Sui libri che ha scritto, sulle trasmissioni radiofoniche e televisive di grande successo che ha condotto, e finanche sulle manifestazioni dal vivo nei teatri e nelle piazze che lo hanno visto sempre impeccabile e misurato nella gestione degli eventi.
Io però preferisco ricordare la persona che ho avuto il piacere di conoscere: un gentiluomo che non ostentava mai la sua cultura e la profonda conoscenza delle cose di cui si occupava. Dopo la lettura dei suoi libri, avevo meditato spesso di cercare di incontrarlo; ed invece questo avvenne in modo abbastanza casuale e fu lui stesso a contattarmi per parlare di come lavorare a dei materiali sonori di un archivio discografico. Nel frattempo avevo già recensito per la rivista Lacanas il suo ultimo libro sulla Gara a chitarra, e mi fece piacere apprendere che anche lui aveva apprezzato le mie modeste righe.
Era facile parlare con Giovanni dei nostri interessi e passioni comuni. La sua conoscenza su quei temi era così vasta, così ricca di aneddotica significativa, e così intimamente partecipata che il tempo non appariva mai sufficiente. Conosceva profondamente l’ambiente e le caratteristiche antropologiche del canto a chitarra logudorese e gallurese. Aveva avvicinato e dato voce ad alcuni del personaggi più significativi di quest’arte raffinata, portandoli in radio e dando visibilità alla loro dimensione umana e non solo alle loro riconosciute qualità di artisti popolari. Perché Giovanni per indole e formazione era soprattutto questo: un umanista. Una persona sempre attenta all’Altro da noi, sempre disposta ad accompagnare l’aspetto tecnico ed estetico di una prestazione musicale con la dimensione umana retrostante.
È abbastanza noto che il Pantheon dei grandi del canto sardo sia da sempre popolato di figure spesso discusse. Personaggi a volte mitizzati oltre ogni dire ed altrettanto ridimensionati dalle claque contrapposte in cui si suddividono i pasdaran del canto a chitarra. Ebbene, Giovanni nella conversazione privata e di mutua fiducia, non nascondeva nulla della distinzione sempre necessaria tra la grandezza musicale di un personaggio ed i suoi tratti e limiti umani. Questo Giovanni lo poteva fare perché la sua esperienza era sempre diretta, frutto del contatto umano e non del sentito raccontare, tranne ovviamente per le biografie dei personaggi scomparsi da tempo. E sempre partendo da quell’approccio da “professore di lettere old style” Giovanni riusciva a delineare oltre al peso artistico di un interprete, anche il ruolo “umano” che questi aveva esercitato sui palchi della carriera. Anche da questo derivava il fatto che il suo fondamentale lavoro sul canto a chitarra edito nel 2006, recasse “i protagonisti” in evidenza nel titolo.

Fu anche per questo motivo che qualche anno dopo, con l’amico e musicologo Marco Lutzu, ci rivolgemmo a lui per coinvolgerlo nella redazione dei volumi sulla chitarra all’interno della Enciclopedia della musica sarda, di imminente uscita per L’Unione Sarda, e di cui Marco si era assunto l’onere della cura complessiva.
Giovanni fu come sempre disponibile e gentilissimo. Oltre a preparare le schede biografiche di tanti cantadores, dai più antichi ai contemporanei, ci mise a disposizione l’intero suo archivio fotografico, con un generoso ed incondizionato sostegno che ricorderemo sempre con affetto. Personalmente mi mancherà molto il suo punto di riferimento. La sua capacità di discutere e approfondire dubbi, domande e motivi di ricerca sui canti, sui testi e la poesia su cui il canto a chitarra, e non solo, si è sempre incardinato.
Così come mi mancherà la sua onestà intellettuale. Perché Giovanni aveva, come tutti noi, le sue preferenze estetico-musicali, ed i suoi interpreti favoriti. Ma questo non gli ha mai impedito durante i nostri, e ahimè sempre troppo brevi, confronti, di meditare o rispettare una opinione altra dalle sue. Era sempre capace di cogliere in altre sensibilità o preferenze, la parte largamente prevalente della passione comune, piuttosto che quella divisiva. Ciò che in ogni epoca aveva assunto uno spessore ed una valenza artistica, non gli era mai ignoto, e questo indipendentemente dalle sue valutazioni sugli stilemi di estetica canora, a volte quasi dicotomici, che i poco più di 100 di storia conosciuta ci hanno consegnato.
Alla figlia Paola, che tanto gli era vicina, voglio rinnovare il mio abbraccio affettuoso, e a lui Adiosu Giuanne, amigu e omine zentile.