Domenica, 16 Dicembre 2018

 

Il Maestro Emanuele Buzi, solista dell’Ensemble Palestrina, che terrà un concerto al Museo Diocesano domenica 14 ottobre, ci racconta come è iniziata la sua passione per il mandolino...

a cura di Alessia Andreon

Ho letto che ha iniziato lo studio con suo nonno, il virtuoso M° Anedda. Si può dire che continui una tradizione di famiglia. Suonare in Sardegna è un ritorno alle origini?

Potermi esibire in Sardegna mi riempie di orgoglio e mi emoziona ogni volta. A casa la musica è sempre stata una presenza costante; anche i miei due fratelli sono musicisti. Fin da piccoli ogni volta che i nonni venivano a trovarci era una vera e propria festa. Mia nonna, Benita Fanciulli, fu una popolarissima cantante dell’EIAR negli anni ’30 nonché la nostra prima insegnante di pianoforte. Gli strumenti musicali sono stati i nostri primi giocattoli, compreso il mandolino. La passione per questo strumento è nata, ovviamente, dall’amore per nostro nonno, Giuseppe Anedda, che è stato il fondatore della scuola mandolinistica moderna. Con il suo talento ed una tecnica innovativa, ha calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo, restituendo a questo piccolo strumento l’originaria nobiltà; a lui si devono numerose scoperte di manoscritti originali del ‘700 nelle biblioteche europee che oggi costituiscono gran parte del programma ministeriale dei conservatori italiani. Nel’75 fu titolare della prima cattedra italiana di mandolino presso il Conservatorio di Padova. Durante la sua fantastica carriera concertistica ricevette il plauso di tanti illustri esponenti del mondo della musica colta del novecento come Stravinsky, Casals, Segovia. Un artista così grande e così orgoglioso delle sue origini sarde, del legame con la sua terra, che esaltava fieramente in tutti i paesi in cui andava. Il comune di Cagliari lo ha recentemente inserito nella toponomastica della città, un importante primo piccolo riconoscimento ad uno dei sardi illustri del XX secolo.

MUSICA Emanuele Buzicrop


Il programma che presentate al pubblico, è reso particolare dalla presenza del mandolino; i giovani si approcciano ancora a questo strumento?

Da 10 anni sono docente di Mandolino presso il Conservatorio di Palermo. In tutta Italia i conservatori che vantano una cattedra di mandolino sono solo sette. In questi anni ho avuto modo di veder crescere una nuova generazione di mandolinisti siciliani. Sono molto felice, ho la fortuna di insegnare a ragazzi eccezionali che mi danno continue soddisfazioni e che spero si facciano valere nel prossimo futuro.  Per quanto molti dei miei ragazzi amino spaziare in repertori eterogenei, il loro percorso accademico è prettamente classico e questo li aiuta ad essere artisti poliedrici. Il programma da concerto è incentrato sulla figura di Vivaldi che al mandolino ha dedicato tre concerti, quello proposto, in Do maggiore per mandolino solo e due concerti per due mandolini, e un’aria dell’oratorio Juditha Thriumphans. Vivaldi è annoverato tra i compositori più illustri che hanno dedicato pagine al mandolino assieme a Mozart, Pergolesi e Beethoven. Il programma prevede anche altri concerti non originariamente scritti per questo strumento: il concerto in La minore per oboe, quello in Re maggiore per liuto e uno in Si bemolle per violino. La scelta di questi concerti mi permette di presentare il mio strumento, le sue potenzialità e le svariate possibilità timbriche ed espressive nel migliore dei modi.

 

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