Lunedì, 17 Giugno 2019

Progetto1

 

Mauro Ferreri scelse di vivere sempre, e per sempre, nel luogo che amava: Oristano, la città che lo accolse fra le sue mura ideali in un bel giorno di dicembre del 1957. 

Di Filippo Martinez

Mauro Ferreri scelse di vivere sempre, e per sempre, nel luogo che amava: Oristano, la città che lo accolse fra le sue mura ideali in un bel giorno di dicembre del 1957. Dal momento che stabilì di non muoversi, per non sentirsi limitato dalla ridotta dimensione geografica e psicologica del luogo, decise di recuperare l'antica capitale del Giudicato d'Arborea 

alla sua bellezza, alla sua grandezza e alla sua antica nobiltà.
L'arte di Mauro sta tra le pittura e il teatro, tra la storia e il sogno, tra il pop e la metafisica.
Nei suoi dipinti il tempo si confonde: gli amici possono incarnarsi nel sacro incontro dell'ultima
cena o nel turbine travolgente della Sartiglia. Spesso appare anche lui: tamburino defilato e
affettuoso, intelligente e beffardo, sensibilissimo e malinconico.
“Ci vorrebbe un amico, qui per sempre al mio fianco, ci vorrebbe un amico nel dolore e nel
rimpianto” recita una vecchia canzone di Venditti (1983). L'amicizia oggi è un prezioso sentimento
in estinzione; infatti, nella confusione di valori che caratterizza questo vorticoso inizio del millennio,
il concetto di amicizia si è indebolito. Sono in troppi ormai che, perduti in esistenze sempre più
virtuali, identificano gli amici veri con gli amici di Facebook.
Non in questo caso, però.
Infatti la bellissima retrospettiva dedicata a Mauro nasce proprio dall'amicizia.
Giorgio Mocci ha proposto questa iniziativa all'ottima direttrice del museo diocesano Silvia Oppo;
poi ha convocato Davide, il nipote di Mauro, e alcuni amici: Andrea Sanna che fu suo “tamburino-
capo”, Daniele Rosano che ha realizzato per l'occasione un bel documentario su di lui e l'artista ed
editore Roberto Cau, che lo ha insignito del “Pittore d'oro”, un riconoscimento importante. Infine ha
coinvolto Roger Emmi, il suo migliore amico.
Fu lui, Roger, la mattina del 2 giugno 2013 ad annunciarmi la morte di Mauro. Mi fermò per strada,
mi diede la notizia e cominciò a parlarmi di lui. Pioveva a dirotto ed eravamo senza ombrello.
Roger continuava a parlare senza accorgersi dell'acqua. Mi raccontava dei bisticci frequentissimi
con l'amico e del suo senso dell'umorismo, delle sua capacità di creare aforismi fulminanti e delle
sue passioni, del suo pudore e dei suoi slanci.
Tornammo a casa completamente fradici.
I sorrisi e le lacrime di Roger che, a lungo, si confusero con la pioggia credo possano dare un'idea
di quell'assenza che questa iniziativa vorrebbe addolcire.
La mostra antologica “Mauro Ferreri: Arte, fede e Sartiglia” è visitabile sino al 4 febbraio presso il
Museo Diocesano in piazza Duomo 1 a Oristano (il giovedì e il venerdì dalle 17 alle 20, il sabato e
la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20)

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