Martedì, 23 Aprile 2019

Progetto1

 

La sera del 31 agosto, nella bellissima corte del Museo Peppetto Pau di Nurachi, con l’organizzazione dell’Ente Concerti di Oristano, sono state protagoniste le atmosfere degli anni ’20 -’ 40, un periodo denominato Swing Era...

a cura di Alessia Andreon

La band si è esibita davanti a un caloroso pubblico con una formazione satellite,composta da undici musicisti, ridotta rispetto a quella dell’Orchestra Jazz della Sardegna, proponendo i brani più popolari  tra le ballate americane di Glenn Miller, Duke Ellington, Count Basie, Cole Porter, come avveniva nel famoso Cotton Club di NY.

La Swing Era Jazz Band è composta da Gavino Mele (direzione),Denise Guye (voce), Paolo Cartamantiglia (sax contralto e clarinetto), Teodoro Ruzzettu (sax tenore, clarinetto), Marco Maiore (sax baritono), Luca Uras (tromba), Emanuele Dau (tromba), Salvatore Moraccini (trombone), Antonio Pitzoi (chitarra), Paolo Spanu (contrabbasso), Bruno Brozzu (batteria) e ha come punto di forzala sua grande duttilità, che permette alla formazione di affrontare un repertorio che spazia dalla swing-era fino alle moderne big band.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Gavino Mele, vero mattatore della serata, che ha saputo incuriosire e coinvolgere il pubblico facendolo anche intervenire in qualche brano.

Siete un’orchestra conosciuta in Sardegna e non solo, come vi siete formati?

Alla fine degli anni '80 il movimento musicale in Sardegna attraversava un periodo di grande fermento: i festival jazz proliferavano, erano attive piccole e medie formazioni molto interessanti, i seminari muovevano i primi passi; insomma c’era una notevole attenzione rivolta al jazz. Abbiamo pensato di ritagliarci uno spazio, con grande coraggio e un pizzico di ingenuità, attraverso un'orchestra jazz che fosse caratterizzata da un organico differente rispetto alle tradizionali big band. La presenza di strumenti quali flauti, clarinetti, corni e tuba la rende unica. Oggi è indubbiamente l’istituzione di produzione jazz più rappresentativa dell’intera Sardegna. L’organizzazione delle rassegne annuali JazzOp, dedicate alle produzioni originali, To Be in Jazz - I concerti aperitivo e il concorso biennale Scrivere in Jazz ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con moltissimi compositori, arrangiatori, solisti e direttori ospiti. Lavorare con artisti jazz molto affermati ha sicuramente accresciuto la nostra conoscenza e professionalità. Tra i lavori discografici, Porgy end Bess con Paolo Fresu, Sacred Concert - Jazz Te Deum e Il Brutto Anatroccolo con Giorgio Gaslini, Agora Tà con Paolo Silvestri e Barbara Casini, l’omaggio a James Taylor con il cantante David Linx testimoniano e rappresentano la nostre chiavi stilistiche.

swing era jazz band nurachi 2018 foto andreon

Come nasce la vostra passione per il jazz?

Eravamo tutti studenti, o appena diplomati al conservatorio, quindi avevamo studiato musica classica. La curiosità di sperimentare un nuovo linguaggio ci ha spinto a collaborare con chi aveva già esperienza, sia in ambito locale che fuori dal territorio regionale. Uno dei primi “maestri” a darci una mano è stato Bruno Tommaso, contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra. Con lui per tutti noi è stato subito amore. La sua idea di musica non si incentrava sul più tradizionale swing ma semmai richiamava alla musica colta europea e popolare. Il suo primo suggerimento fu quello di non perdere di vista le nostre radici; da lì l’idea di creare il concorso di composizione Scrivere in Jazz che stimolasse compositori di tutto il mondo a confrontarsi con la nostra musica tradizionale.

 Avete un band del passato a cui vi ispirate in modo particolare?

Non credo ci sia solo un orchestra del passato che ognuno di noi ascolta con più piacere. Dal punto di vista professionale studiamo e ci confrontiamo costantemente con la musica dei grandi compositori che hanno reso celebri le famose orchestre. Abbiamo lavorato in particolare su progetti di Duke Ellington, Gil Evans, Count Basie e molti italiani ed europei.

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