Martedì, 23 Ottobre 2018

 

La sera del 31 agosto, nella bellissima corte del Museo Peppetto Pau di Nurachi, con l’organizzazione dell’Ente Concerti di Oristano, sono state protagoniste le atmosfere degli anni ’20 -’ 40, un periodo denominato Swing Era...

a cura di Alessia Andreon

La band si è esibita davanti a un caloroso pubblico con una formazione satellite,composta da undici musicisti, ridotta rispetto a quella dell’Orchestra Jazz della Sardegna, proponendo i brani più popolari  tra le ballate americane di Glenn Miller, Duke Ellington, Count Basie, Cole Porter, come avveniva nel famoso Cotton Club di NY.

La Swing Era Jazz Band è composta da Gavino Mele (direzione),Denise Guye (voce), Paolo Cartamantiglia (sax contralto e clarinetto), Teodoro Ruzzettu (sax tenore, clarinetto), Marco Maiore (sax baritono), Luca Uras (tromba), Emanuele Dau (tromba), Salvatore Moraccini (trombone), Antonio Pitzoi (chitarra), Paolo Spanu (contrabbasso), Bruno Brozzu (batteria) e ha come punto di forzala sua grande duttilità, che permette alla formazione di affrontare un repertorio che spazia dalla swing-era fino alle moderne big band.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Gavino Mele, vero mattatore della serata, che ha saputo incuriosire e coinvolgere il pubblico facendolo anche intervenire in qualche brano.

Siete un’orchestra conosciuta in Sardegna e non solo, come vi siete formati?

Alla fine degli anni '80 il movimento musicale in Sardegna attraversava un periodo di grande fermento: i festival jazz proliferavano, erano attive piccole e medie formazioni molto interessanti, i seminari muovevano i primi passi; insomma c’era una notevole attenzione rivolta al jazz. Abbiamo pensato di ritagliarci uno spazio, con grande coraggio e un pizzico di ingenuità, attraverso un'orchestra jazz che fosse caratterizzata da un organico differente rispetto alle tradizionali big band. La presenza di strumenti quali flauti, clarinetti, corni e tuba la rende unica. Oggi è indubbiamente l’istituzione di produzione jazz più rappresentativa dell’intera Sardegna. L’organizzazione delle rassegne annuali JazzOp, dedicate alle produzioni originali, To Be in Jazz - I concerti aperitivo e il concorso biennale Scrivere in Jazz ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con moltissimi compositori, arrangiatori, solisti e direttori ospiti. Lavorare con artisti jazz molto affermati ha sicuramente accresciuto la nostra conoscenza e professionalità. Tra i lavori discografici, Porgy end Bess con Paolo Fresu, Sacred Concert - Jazz Te Deum e Il Brutto Anatroccolo con Giorgio Gaslini, Agora Tà con Paolo Silvestri e Barbara Casini, l’omaggio a James Taylor con il cantante David Linx testimoniano e rappresentano la nostre chiavi stilistiche.

swing era jazz band nurachi 2018 foto andreon

Come nasce la vostra passione per il jazz?

Eravamo tutti studenti, o appena diplomati al conservatorio, quindi avevamo studiato musica classica. La curiosità di sperimentare un nuovo linguaggio ci ha spinto a collaborare con chi aveva già esperienza, sia in ambito locale che fuori dal territorio regionale. Uno dei primi “maestri” a darci una mano è stato Bruno Tommaso, contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra. Con lui per tutti noi è stato subito amore. La sua idea di musica non si incentrava sul più tradizionale swing ma semmai richiamava alla musica colta europea e popolare. Il suo primo suggerimento fu quello di non perdere di vista le nostre radici; da lì l’idea di creare il concorso di composizione Scrivere in Jazz che stimolasse compositori di tutto il mondo a confrontarsi con la nostra musica tradizionale.

 Avete un band del passato a cui vi ispirate in modo particolare?

Non credo ci sia solo un orchestra del passato che ognuno di noi ascolta con più piacere. Dal punto di vista professionale studiamo e ci confrontiamo costantemente con la musica dei grandi compositori che hanno reso celebri le famose orchestre. Abbiamo lavorato in particolare su progetti di Duke Ellington, Gil Evans, Count Basie e molti italiani ed europei.

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