di Giulio Gaviano
All’ingresso c’è uno striscione di benvenuto, ma per arrivare alla festa si devono salire viottoli di pietra dove si respira l’odore dei camini e del pane. Case e scantinati aperti offrono al pubblico i prodotti della terra: le mele tianesi, la salsiccia, l’ottimo vino nero, le nocciole da tostare, i fagioli variopinti. I colori e le forme dei semi suggeriscono nomi curiosi: faìtta brent’e monza, murra, de duas caras, a cavanedda...

Al mormorio della folla si aggiunge quello dell’acqua dei ruscelli. Tiana è il paese delle gualchiere, riforniva di orbace tutta la zona. Sul sagrato della chiesa, le donne fanno una dimostrazione di come si preparano le pitzudas cun gherdas, focacce piene di ciccioli di maiale e cipolla. Ottime anche le seadas e i dolcetti di mandorla, is fruttinas, che hanno le forme della frutta.

Acquistare i prodotti del territorio direttamente nelle case è l’aspetto più coinvolgente della visita al paese, è un modo per entrare nella cultura locale attraverso sapori nuovi o sepolti nella memoria e conoscere la vita sociale attraverso le persone. Molto meglio di alcune celebrazioni folkloristiche che tendono a trasformare i paesi in musei.
Photo credits: Giulio Gaviano