a cura di Luciana Putzolu
Sono sempre di più gli studenti che partono, ma anche quelli che nelle nostre scuole provengono da altri paesi. La legislazione scolastica italiana sugli scambi è regolata dalle Linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale del 10 aprile 2013 e riassume tutte le norme sull’argomento a partire dal 1994 e in linea con gli indirizzi sull’educazione dell’Unione Europea. Le scuole sono chiamate a valorizzare le esperienze, facilitarle, e utilizzarle come crescita interculturale per l’intera comunità scolastica a cui gli studenti appartengono. Prima di partire seguono un percorso di formazione molto lungo organizzato dall’associazione che ogni alunno ha scelto. Al ritorno hanno bisogno di tempo per riadattarsi, per elaborare l’esperienza. Antonio Cocco, Eleonora Tessuti della IV dello Scientifico e Marco Deidda della V della sede di Ghilarza sono molto entusiasti di rispondere alle domande ma anche di emozionarsi ancora mentre raccontano…
Che cosa è stato per voi partire?
Eleonora: Sono partita per un anno in Cile nell’anno 2018-2019 con l’associazione Intercultura, da Macomer. La mia destinazione è stata la città di San Carlos. Senz’altro partire dall’altra parte del mondo senza conoscere niente e nessuno non è stato facile. Ho lasciato tutte le certezze verso un mondo sconosciuto. Non è stato facile, ma è stato un modo per mettermi in gioco, per conoscermi e per scoprire me stessa, le mie virtù e le mie capacità.
Antonio: Sono partito verso l’ignoto…Sono rientrato desiderando di rivivere l’esperienza uguale a come l’ho vissuta durante l’intero anno. Sono stato 10 mesi in Nuova Zelanda durante l’anno scolastico 2018/2019 anche io con Intercultura.
Marco: Per me partire è stato un desiderio realizzato. È stato uscire almeno per un po’ dal mio piccolo mondo, scoprire una nuova cultura, un nuovo mondo rispetto al mio paese, Busachi: ricominciare praticamente tutto da capo. È stata una continua sfida con me stesso e sicuramente un’esperienza che porterò per sempre con me. Sono partito il 16 agosto 2018, sono stato in Norvegia, a Ålvundeid per 6 mesi. Per l’esperienza ho scelto l’associazione BEC con i collaboratori di Studenti senza confini, una onlus che ha sede a Terralba.
Quali aspetti della vita vi hanno colpito maggiormente? Quali differenze con la vostra realtà?
Eleonora: Sicuramente la calma e la tranquillità con cui i cileni affrontano la vita, l’accoglienza nei miei confronti sia in ambito scolastico che familiare. Le differenze sono numerose, a parte la scuola che è molto diversa in quasi tutto… In Cile, poi, non si cena ma si toma once, ovvero si beve un tè e si mangia un pezzo di pane con avocado, a volte con formaggio, verso le 7. Un’altra differenza è il maggiore rispetto che i giovani hanno verso gli adulti, dimostrato dal fatto che spesso anche ad alcuni membri della famiglia si dà del lei…
Antonio: La vita era molto simile a come la vivo qua, ad Abbasanta, a casa. La mia famiglia ospitante viveva in campagna e avevano alcuni animali, quindi qualche volta mi capitava di aiutarli nelle faccende domestiche o a gestire le mucche o le pecore. La cosa che più mi ha colpito è sicuramente il fatto che in Nuova Zelanda le stagioni fossero completamente invertite, io sono abituato al Natale durante l’inverno invece durante l’anno all’estero ho avuto la fortuna di festeggiare il Natale d’estate.
Marco: Ci sono tantissimi aspetti della vita in Norvegia che sono completamente diversi dalla nostra realtà. Per prima cosa il senso civico di tutti i norvegesi mi ha fatto capire quanto effettivamente siamo indietro da questo punto di vista. Il grande rispetto del prossimo e delle regole, a scuola e ovunque. Le regole non vengono viste come opprimenti ma tutti le rispettano perchè le reputano veramente giuste e infrangerle non viene neppure pensato. Poi mi ha stupito il meraviglioso rapporto con la natura che i Norvegesi hanno e come non vedano l’ora di immergersi in essa, indipendentemente da pioggia, neve o temperature molto al di sotto dello zero. Ho potuto notare, a mie spese, quanto la vita sia più cara in Norvegia (una pizza Margherita 16 euro e un taglio di capelli 50).

Consigliereste un’esperienza del genere a un coetaneo?
Eleonora: Sì. Perché ti fa veramente crescere, essere più indipendente e soprattutto ti apre la mente. Ti rende ancora più consapevole che esiste un intero mondo fuori dalle nostre piccole realtà, fuori da Abbasanta per me, con culture, persone e modi di pensare diversi.
Antonio: Consiglio sicuramente di partire a tutti i miei coetanei e a tutte le persone che hanno anche solo il dubbio o l’incertezza se partire o no, perché è un’esperienza che vale la pena di vivere e che sicuramente ti cambia e ti aiuta a migliorarti come persona.
Marco: È un’occasione veramente unica: per conoscere un’altra lingua, incontrare nuove persone, che diventano la tua seconda famiglia, partire da solo per un paese lontano con una curiosità e una spensieratezza che difficilmente si avranno di nuovo. La consiglierei perchè ti fa maturare e mostra aspetti di te che ti sorprenderanno,che neppure tu conoscevi.

All’unisono sono grati alle loro famiglie e sono consapevoli che è stato un percorso di crescita anche per i loro genitori. Lasciar andare è una grande sfida educativa…