L’occasione del Giro di Sardegna ci ha dato l’opportunità di chiederci come sta il mondo del ciclismo nel nostro territorio. Uno sport storico, che ha dato lustro all’Italia e alla nostra Isola ma di cui, però, poco si parla. Abbiamo rivolto qualche domanda a Luca Massa, presidente del Team Crazy Wheels, unica realtà ciclistica del territorio arborense.
Partiamo dal Giro della Sardegna. Che tipo di esperienza è stata? Sia dal punto di vista degli appassionati sia per chi, la corsa l’ha vista passare velocemente…
È stata una bella esperienza. Dobbiamo cercare di mantenere questi eventi attrattivi per il pubblico, sportivi o turisti che siano. Noi, come Crazy Wheels, nel 2024 e nel 2025 abbiamo organizzato la Coppa del Mondo di Ciclocross, un evento mondiale a dicembre, nel periodo invernale, per destagionalizzare il turismo, come il Giro della Sardegna, a fine inverno, per lanciare la stagione turistica estiva.
Parliamo invece del ciclismo di casa nostra. Che tipo di realtà esiste nel nostro territorio?
Il ciclismo di casa nostra, come un po’ nel resto d’Italia, continua a perdere numeri, per tante ragioni. Il motivo principale è la poca radicalizzazione sul territorio di realtà giovanili, che richiedono tanto impegno, tempo e responsabilità. Altro fattore è la cultura ciclistica quasi assente, che non avvicina i giovani a questo sport. Noi di Crazy Wheels Cycling Academy, siamo l’unica realtà giovanile nell’hinterland di Oristano: abbiamo circa 40 tesserati tra bambini e ragazzi, un numero costante che portiamo avanti con tanto impegno e dedizione. Continueremo a trasmettere passione nel territorio affinché negli anni possiamo appassionare i giovani e dare loro la possibilità di esprimersi e vivere questo sport bellissimo. Operiamo nelle scuole con il progetto della sicurezza ed educazione stradale, cercando di trasmettere la cultura della bici come veicolo e non solo come mezzo meccanico per le competizioni e l’agonismo.

Come si colloca la vostra società in questo quadro?
Crazy Wheels Cycling Academy si colloca tra le società ciclistiche di riferimento regionale e, a seguito delle nostre attività e dell’organizzazione di eventi mondiali, abbiamo avuto modo di farci conoscere in tutto il territorio nazionale ed europeo. I giovani sono per noi la priorità e resteranno tali, perché senza il lavoro sui giovani non si possono avere atleti di rilievo in età adulta.
Esiste qualche ciclista di casa nostra che si è messo in evidenza o ha le caratteristiche per arrivare tra i professionisti?
Grazie a un nostro progetto, abbiamo contribuito a far raggiungere il professionismo all’atleta protagonista in questo Giro della Sardegna, Ignazio Cireddu. Atleta di San Vito che ha corso con il nostro Team nella categoria internazionale Juniores, e grazie al nostro gemellaggio con l’Unione Ciclisti Trevigiani, ha potuto esprimersi fuori dall’Isola e conoscere realtà importanti del territorio nazionale e internazionale. Il problema di casa nostra è però trattenere gli atleti durante il periodo dell’adolescenza, perché tendenzialmente, non vivendo in un contesto culturalmente ciclistico, perdono stimoli e ambizione. Per emergere occorre cambiare alcune dinamiche ciclistiche regionali, trovare la chiave attrattiva sia per i nostri giovani che per i Team della Penisola affinché vengano a gareggiare anche da noi: solo così possiamo dare una svolta al movimento, con nuovi stimoli e con il confronto con le realtà extra regione. Io un’idea ce l’ho e la tirerò fuori al momento e nelle sedi opportune.

In tanti sport è purtroppo presente il fenomeno in base al quale i giovani non si impegnano o, se iniziano, non proseguono? Anche nel ciclismo è così? C’è un po’ di paura o resistenza difronte al tanto impegno che ci vuole per allenarsi?
In parte mi sono già espresso su questa domanda. Resta il fatto che il ciclismo, nelle categorie giovanili, è divertente perché proponiamo un’attività basata sul gioco, sia all’aria aperta che in palestra, nel periodo invernale. Nelle categorie agonistiche, invece, si inizia gradualmente a fare le cose con più impegno e non sempre i ragazzi sono propensi a questo: più si sale con le categorie, più questo sport a differenza di altri, richiede un importante impegno. Dobbiamo anche essere sinceri e ammettere che, sì, il ciclismo è uno sport di squadra, altrimenti di questi tempi i leader a livello mondiale farebbero fatica a ottenere i migliori risultati, ma è anche vero che conta principalmente l’individualità di ciascuno e di conseguenza questo richiede un importante impegno.

Un’ultima domanda è sulla sicurezza stradale. Per forza dovete allenarvi sulle strade: come sono gli automobilisti nostrani? Ha un particolare invito da rivolgere a chi incrociate tutti i giorni durante gli allenamenti?
Il problema della sicurezza stradale è reale e non uno spot pubblicitario. Nel nostro caso, grazie al Comune di Santa Giusta che ci ha messo a disposizione un’area, abbiamo realizzato un bike park dove poter fare molteplici attività, principalmente con i più piccoli, e per le attività di Mountain Bike e ciclocross. Quando andiamo su strada abbiamo sempre una delle nostre ammiraglie al seguito per garantire la sicurezza agli atleti e avere un’assistenza immediata. Abbiamo ancora la fortuna di poter percorrere diverse strade senza traffico, ma quando ci capita di percorrere le strade un po’ più trafficate, notiamo che per gli automobilisti siamo un problema, ci aggrediscono, adottano atteggiamenti minacciosi e hanno sempre da farci pesare il fatto di praticare questo sport. Vorrei chiedere a questi automobilisti dove dobbiamo praticare la nostra attività, e cosa cambia a loro pazientare dieci secondi prima di un sorpasso: a volte manca proprio il buonsenso e questo non va bene, fa emergere la mancanza di cultura. Ogni sport ha una struttura sportiva dove poter operare, ma noi no. E su questo lancio un appello alle Amministrazioni comunali, affinché prendano in considerazione un investimento per la realizzazione dei ciclodromi, visto che esistono le palestre, i palazzetti, campi da calcio, campi da padel, campi da tennis, ecc… e noi siamo diversi? Non abbiamo il diritto di offrire ai nostri appassionati una struttura per lavorare in sicurezza?
A cura della Redazione

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