Dal 30 giugno al 4 luglio, con don Antonello Serra siamo stati ospiti dell'arcivescovo di Leopoli, mons. Mieczyslaw Mokrzycki: ci ha ricevuti e ospitati a Leopoli, nella casa dove abita insieme al suo segretario, don Andrea, e a tre suore.
Ci lega un’amicizia che risale agli inizi degli anni ’90, quando don Mietek, così lo abbiamo sempre affettuosamente chiamato, studiava con noi a Roma: un’amicizia che si è sempre mantenuta viva e costante nel tempo. Nei mesi scorsi, a motivo della guerra, ci ha invitato dicendoci che gli amici veri si vedono nel momento del bisogno: in fraternità ci ha chiesto di raggiungerlo per trascorrere insieme qualche giorno. È stata un’esperienza intensa che ci ha fatto toccare con mano il dramma della guerra.
Apparentemente il conflitto non si percepisce nella città, perché tutto scorre tranquillo. Non si vedono le ferite della guerra come in altre città, come per esempio Kiev, anche se il giorno prima che noi arrivassimo è caduto in periferia un missile che ha sventrato un palazzo. Girando in città non si scorgono i segni della guerra: i monumenti sono ancora integri anche se sono custoditi con impalcature protettive in caso di bombardamenti; le vetrate della cattedrale latina sono oscurate con pannelli.

Un momento del viaggio in Ucraina
Poi niente turisti per le strade, i locali non sono presi d'assalto come un tempo: ecco, se non fosse per questi segni, tutto appare nella più grande normalità. Ciò che invece colpisce è che ogni giorno si celebrano nella città di Leopoli, che ha un milione di abitanti, dai due ai cinque funerali di soldati partiti e ritornati cadaveri: c'è una chiesa greco-cattolica dove si celebrano questi funerali. E poi tanti pannelli disseminati un po’ ovunque, in diverse parti della città, con i volti dei soldati caduti.
E in questa chiesa greco-cattolica tutti i volti delle migliaia di soldati morti in guerra. Il luogo che rivela che la guerra si sta combattendo, o meglio, dove si vedono gli effetti devastanti della guerra è il cimitero che è stato allestito appositamente a fianco del cimitero antico della città: in questo spazio sono sepolti un migliaio di soldati. Si cammina in mezzo a queste tombe tutte uguali: tutte hanno una bandiera, tutte hanno un'immagine che riporta il volto del militare caduto.

Uno scatto dal viaggio in Ucraina di don Ignazio Serra e don Antonello Serra
Sono volti di giovani, dai 40 in giù, tanti ventenni, diverse soldatesse: attraversandolo abbiamo visto madri che custodivano queste tombe sistemando un fiore; una processione di fratelli o amici che visitavano commossi, la tomba di un loro amico, di un loro parenti. È un cimitero senza pareti e che ancora sempre di più si sta ingrandendo: è devastante vedere questo luogo di morte dove tanti giovani pieni di speranze, di futuro, hanno visto la loro vita recisa quando sarebbe dovuta invece sbocciare.
Mons. Mietek ha tenuto a farci visitare la curia, tutti i suoi ambienti, tra cui gli uffici dove si lavora per questa diocesi che conta 220 sacerdoti: la curia è anche uno spazio fisico dove si consuma il pranzo insieme all'arcivescovo, al suo ausiliare, ai collaboratori. È una curia vissuta non solo sotto l'aspetto del lavoro, ma anche dello stare insieme, della fraternità sacerdotale. Abbiamo poi fatto visita al Centro pastorale, dove si trova anche il Seminario che accoglie 17 studenti.

Foto di alcuni dei caduti nella guerra in Ucraina
Una giornata particolare l’abbiamo trascorsa in una delle parrocchie in cui l’Arcivescovo ha amministrato le cresime: è stato interessante incontrare il viceparroco che ci ha spiegato che, non essendoci un concordato, anche i preti possono essere chiamati a combattere.
Poiché questa possibilità è viva, è un problema che scuote fortemente i sacerdoti perché nessuno può abbandonare la patria dai 18 anni fino ai 60 anni, e quindi devono essere sempre disponibili in caso vengano chiamati in guerra. Un viaggio di amicizia ma che è stato un’occasione per riflettere sul dramma della guerra e sulle sue conseguenze. Mons. Mietek ci ha condiviso che gran parte degli ucraini sono davvero stanchi di questa guerra che si sta protraendo e che sta bloccando la vita.

Don Ignazio e mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo di Leopoli
Si spera che arrivi presto la fine: trovare motivazioni per continuare ad andare avanti non è facile, non è semplice. È stata una esperienza molto forte che ci ha segnato, che ci ha toccato. È stata una grazia anche poter sfidare le nostre paure, perché andare in zona di guerra fa paura, è innegabile: ma possiamo dire che abbiamo anche conosciuto come, a partire dall'arcivescovo e da tutti gli altri sacerdoti di quella diocesi, tutti ci si adopera, in tanti modi per infondere speranza alla popolazione. Il nostro piccolo contributo dalla nostra Arcidiocesi arborense per loro è un segno di vicinanza, di affetto, di solidarietà: c'è bisogno ancora di tanta preghiera e di prossimità.
Ignazio Serra
Il ringraziamento dell'arcivescovo di Leopoli
Conosco don Antonello Serra e don Ignazio Serra da molti anni, dal periodo dei miei studi a Roma e dal mio soggiorno nel Vaticano. Sono molto contento e molto grato ai miei cari amici perché sono venuti a trovarmi in Ucraina, nella mia diocesi, soprattutto in questo periodo difficile per noi, con la guerra che prosegue da più di tre anni. Desidero ringraziare il vostro pastore, l’Arcivescovo Roberto Carboni, per la sua vicinanza e il suo aiuto economico già da qualche anno, che mi aiuta per mantenere il mio Seminario: ho avuto anche la gioia di stare nella sua diocesi, consegnare anche le reliquie di Giovanni Paolo II quando il parroco della Cattedrale era ancora don Antonello.
Ringrazio anche e soprattutto adesso durante la guerra per questa solidarietà, per le preghiere per la pace in Ucraina, per questo aiuto umanitario, finanziario e anche a tutti gli altri sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano: li ringrazio per questa vicinanza spirituale e umanitaria. Sono molto grato perché per i nostri sacerdoti, per i fedeli della Ucraina e della mia Arcidiocesi questi gesti sono molto importanti perché mantengono la speranza, danno la forza di sopportare questo difficile periodo.
Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo di Leopoli
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