Venerdì, 27 Maggio 2022

Partendo dalle più fastidiose catene di Sant’Antonio su WhatsApp, passando per gli SMS truffa sui cellulari e i passaparola nelle nostre città, fino ad arrivare ai più moderni post che avvisavano di nuove misure di censura e mancata visibilità prese da Facebook, il termine fake news è conosciuto da tutti e sempre più utilizzato.

di Cristina Zou

 

Quelle che venivano e talvolta ancora vengono chiamate bufale sono proprio le notizie false contenute in post pubblicati sui social, in articoli o semplicemente in messaggi di testo, scritti e creati con informazioni false, talvolta travisate e manipolate, con l’obiettivo di confondere e ingannare chi li legge. A tanti possono sembrare facilmente individuabili e demolibili, ma lette da occhi diversi e in situazioni particolari, possono creare un vero e proprio circolo vizioso difficile da arrestare.

Certi articoli, costruiti ad hoc, possono confondere anche gli utenti più esperti, proprio perché condivise e promosse da account social falsati solo da piccoli dettagli, creati sulla falsa riga di quelli delle più note testate giornalistiche o degli esperti più autorevoli, cambiando una sola vocale nel nome del sito web o della pagina che li condivide e sponsorizza. Una delle conseguenze più gravi è stata la perdita di fiducia e la credibilità delle fonti che sono sempre state e dovrebbero ancora essere le più attendibili.

Il Digital News Report 2021 attesta che uno dei più grandi canali di disinformazione e condivisione di queste non-notizie è, appunto, il social network Facebook, che segna ben il 29% delle segnalazioni. La preoccupazione cresce quando si legge la percentuale riferita ai politici: il 40% proviene proprio da loro. La maggior parte non si preoccupa di fare una controprova su quello che legge o sente, fidandosi ciecamente delle persone dalle quali quell’informazione proviene. I giornalisti, sempre stando al Report, sono a pari merito con le persone comuni, che detengono il 13% delle segnalazioni, percentuale altrettanto preoccupante. Proprio con il dilagarsi delle fake news sul Covid-19, il social network Facebook ha deciso di attuare un ulteriore controllo sui link, sulle foto e sui post che toccano questo delicato argomento, segnalando e rimuovendo centinaia di migliaia di notizie false con metodi che trovano addirittura i duplicati di storie che sono già state smentite.Si è così scoperto che il 95% delle persone che hanno visto l’etichetta di avvertimento, non sono poi andate a vedere il contenuto originale. Questo meccanismo di fact checking (verifica delle fonti) rivede post in oltre 50 lingue in tutto il mondo.

Un altro aspetto interessante è quello della satira e dell’ironia: cresce il numero delle persone che condividono i post ironici credendo siano veri e fondati, alcune volte solo perché scritti da account ufficiali. Diventando virali con una rete di condivisione enorme, creano confusione e disinformazione tra il pubblico di internet. C’è una percentuale in salita e positiva che dev’essere segnalata: il 65% degli utenti dichiara di essere molto critico, interessandosi a capire se quello che legge negli articoli contenuti nel mondo di internet sia vero o falso. Probabilmente la stanchezza di molti nel leggere e dover smentire le bufale create sul web, nel mondo e in Italia, ha contribuito ora più che mai nell’accrescere la voglia di buona e corretta informazione e il desiderio di notizie attendibili.

Cerchiamo di aiutarci e aiutare gli altri condividendo notizie da fonti credibili e sicure, evitando la condivisione che possono far girare link e post con situazioni delicate e fatti poco chiari e fidandoci delle persone più competenti, i professionisti del mestiere e gli esperti.

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