A distanza di oltre un secolo e mezzo dalla sua realizzazione, il simulacro ligneo raffigurante la Dormitio Virginis (Vergine Dormiente o Assunta) della parrocchia di Desulo ha, finalmente, conosciuto il suo primo restauro conservativo, concluso in prossimità del Ferragosto.
di Luca Nonnis*
L’opera venne realizzata e donata alla parrocchia nel 1869 dall’artista locale Giuseppe Zanda (1818-1907), formatosi nella prestigiosa Accademia romana di San Luca. Sin da subito la scultura fu collocata e venerata nell’antica chiesa parrocchiale (attualmente in fase di restauro), per la quale negli anni '40 del Novecento, fu innalzato un altare con nicchia in suo onore con rispettiva nicchia, quindi esposta alla venerazione quotidiana dei fedeli.
La campagna di restauro si è potuta concretizzare grazie alla sensibilità del parroco don Marco Floris, che ha ottenuto un importante contributo finanziario da parte dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione sarda. I lavori sono stati diretti dall’Ufficio parrocchiale per i Beni Ecclesiastici, affidati alla restauratrice Annalisa Deidda di Sinnai e supervisionati dall’Ufficio parrocchiale per i Beni Ecclesiastici, sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro.
Gli interventi di restauro dell’opera, relativamente complessi e delicati, hanno riguardato in generale il pre-consolidamento e la disinfestazione dell’opera, il consolidamento delle parti lignee lese e indebolite della stessa, nonché la ricostruzione della struttura di assemblaggio ex novo e dei partiti scultorei andati persi o lesionati, comprese la pulitura e la conseguente reintegrazione pittorica nel rispetto dell’originalità delle policromie.
La Dormitio Virginis di Desulo rientra nella produzione artistica statuaria pensata per essere abbigliata (statua manichino) composta da busto e testa, arti mobili e snodabili, quale prototipo scultoreo devozionale teso a offrire un legame tangibile e quotidiano tra la pietà popolare e il divino; è infatti, come consuetudine storica ereditata, che la Compagnia delle Prioresse della B.V. Assunta, si occupa, in forma privatissima, della vestizione del simulacro e della predisposizione e abbellimento della storica lettiga lignea intagliata e policroma di bottega locale: su lettu.
L’abito della Dormiente è ottocentesco, realizzato in moiré di seta e ricamato in fili d’oro e galloni, con mantello sempre di seta azzurra e un prezioso velo che le contorna il viso, lasciando intravedere i bellissimi lineamenti. Il simulacro rappresenta un unicum fra i tesori più preziosi del patrimonio artistico e devozionale della parrocchia di Desulo e, allo stesso tempo, incarna l’identità religiosa e tradizionale della comunità che si rispecchia nel dono dall’artista al proprio paese.

Il simulacro prima e dopo il restauro
Particolari i tratti iconografici del simulacro, ma il dettaglio più importante è la scritta dipinta dall’artista sul retro della scultura che recita: Giuseppe Zanda scolpì anno 1869 a Desulo sua patria dopo gli studi fatti a Roma nella Accademia di San Luca per magnificenza sovrana del fu Re Carlo Felice sotto il governo di Carlo Alberto, medagliato alla Accademia per due volte sotto il pontificato di Gregorio XVI. Serviva la presente per il solo decoro della patria e non per mia gloria. A me solo prega l’Assunta Vergine di ricordarsi nell’ora estrema affinché possa contemplarla in Paradiso e così sia.
È in questa piccola supplica, quasi come fosse un testamento spirituale che emerge la vera essenza dell’arte raffinata di Giuseppe Zanda, capace di donare un’eredità di bellezza e devozione che continua tutt’oggi a parlare al cuore della comunità desulese, custodendone la fede e la memoria collettiva. Il recupero conservativo della Dormitio Virginis ha potuto restituire al paese non solo un capolavoro d’arte, ma anche un segno tangibile della propria memoria e della propria fede.
Il restauro non ha solo preservato un bene materiale: ha ridato voce a un patrimonio di devozione che attraversa i secoli, rendendo di nuovo percepibile il dialogo tra arte e spiritualità. È in questo incontro che il simulacro ritrova la sua funzione più autentica: essere ponte tra passato e presente, tra la storia di una comunità e la sua identità più profonda.
*Docente di Discipline Artistiche e Religiose, progettista e coordinatore per l'Ufficio parrocchiale di Desulo per i Beni Ecclesiastici
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