Si continua a parlare molto, da due anni a questa parte e ancora tanto in queste ultime settimane, di Intelligenza Artificiale (IA), a causa delle sue promesse e rischi per la società umana. Ma prima di citare i problemi etici legati all’uso dell’IA è opportuno ricordare cosa essa sia.
Per IA si intende un sistema progettato dall’uomo, in forma di software o hardware, in grado di raggiungere un obiettivo prefissato in modo intelligente, nella maniera più facile e veloce, acquisendo dati e informazioni dall’ambiente circostante. Si può dire che oggi siamo ormai circondati dalle IA: un esempio ne è il comune navigatore che è nei nostri smartphones; un altro è ChatGPT, un programma tra i tanti, che è in grado di relazionarsi con l’uomo e di svolgere vari compiti (scrivere un testo, reperire informazioni su internet, etc.). È facilmente intuibile come l’IA possa svolgere compiti che una volta erano necessariamente eseguiti dall’uomo.
Emergono gli interrogativi etici: l’uomo diventerà sostituibile da un’IA? Quali sono i benefici e i rischi del suo uso? E, se sarà possibile, sarà giusto sostituire l’uomo con una macchina? L’attività umana è perfettamente replicabile da un robot? Su questi temi anche la Chiesa Cattolica si è interrogata, già con papa Francesco. Papa Leone XIV, sulla scia del suo predecessore, ha aperto il suo pontificato dedicando sin da subito molta attenzione al tema dell’IA e di un suo buon utilizzo.
In alcuni recenti discorsi, ha affermato che l’IA costituisce per noi una sfida: il suo sviluppo potrà essere un valido aiuto alla società, nella misura in cui, però, il suo utilizzo non porti a intaccare l’identità e la dignità della persona umana e le sue libertà fondamentali. Papa Leone è convinto che la vita personale vale molto più di un algoritmo, e che l’uomo non possa essere sostituito da una macchina: certo, l’IA può prendere una quantità di dati pressoché illimitata dal web ed elaborare risposte anche molto complesse in un tempo estremamente ridotto: ma la sua memoria, afferma il Papa, è statica, mentre quella della donna e dell’uomo è creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, e, pertanto, insostituibile da una macchina senz’anima.
L’IA è solo uno strumento che mai potrà sostituire l’uomo e che deve le sue caratteristiche e la sua forza a chi l’ha prodotto. Certo, è possibile che, come tutti gli strumenti, possa essere utilizzato anche per fini egoistici o per fomentare conflitti e aggressioni. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, afferma Leone XIV, dev’essere valutato alla luce dello sviluppo integrale della persona e della società: è l’uomo che deve giovare di questo strumento: non solo per il suo benessere materiale, ma anche per quello intellettuale e spirituale.
Se da un lato papa Leone XIV riconosce che l’IA ha giovato al miglioramento della ricerca in ambito sanitario, ricorda con preoccupazione le possibili conseguenze intellettive e neurologiche del suo uso che riguarderebbero soprattutto i bambini e i giovani. Uno studio condotto dal Mit, in cui si confrontavano e studiavano, con l’applicazione di elettrodi che misuravano l’attivazione cerebrale, diversi gruppi di persone che dovevano produrre un elaborato (uno usava ChatGPT, un altro poteva acquisire informazioni da internet senza usare IA, un terzo poteva usare solo strumenti più tradizionali), ha fatto emergere che chi era abituato a contare solo sull’IA, delegando a essa la quasi totalità dei compiti, ha mostrato un’attivazione cerebrale più debole quando è rimasto senza supporto digitale, come se la mente fosse diventata meno capace di creatività, pensiero critico e memoria.
L’accesso quasi illimitato ai dati, permesso dall’IA, non va perciò confuso, prosegue il Papa, con l’intelligenza che implica l’apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono. Alla fine la saggezza autentica ha a che vedere con il riconoscere il giusto senso della vita. La sfida posta dall’IA, a cui la Chiesa vuole dare il suo contributo di riflessione e di valori, è capire quindi come questi strumenti possano servire all’uomo, in modo tale che il loro utilizzo non ne mini l’intrinseca dignità. La tecnologia non è un destino ineluttabile: è sempre l’uomo che deve vagliare cosa accettare o meno.
Fabrizio Sanna
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