Il caso dell’ex carcere di piazza Manno, a Oristano, torna al centro del dibattito pubblico. Durante un incontro promosso, sabato 5 luglio, dalle associazioni culturali Oristano Nascosta e Senatore Lucio Abis, è stata denunciata la presunta violazione dell’articolo 14 dello Statuto sardo, che stabilisce il trasferimento alla Regione dei beni statali dismessi, come l’ex carcere, già censito come bene storico identitario per aver ospitato la reggia giudicale degli Arborea.
L’immobile è stato dismesso dallo Stato e deve tornare alla Regione, per essere affidato al Comune e restituito alla collettività, ha affermato Marco Piras, presidente di Oristano nascosta, presentando l’incontro. Il presidente ha ricordato che attualmente lo Stato vuole rimpadronirsi dell’immobile attraverso un concorso di idee promosso dal Demanio e dalla Prefettura: Questo è un esproprio dei diritti dei sardi, la nostra battaglia è quella di far sì che venga restituita l’ex reggia giudicale alla città e alla Sardegna. A sostegno della protesta, anche l’ex sindaco Pietro Arca, che ha ricordato come l’ex carcere rientri nel piano di riqualificazione dei centri storici delle città regie firmato nel 2001 con altre sette città sarde: Quel luogo deve avere una destinazione culturale, non può diventare un semplice ufficio statale.
Il presidente del Consorzio Uno, Gianvalerio Sanna, ha quindi annunciato un’iniziativa formale contro l’operazione: Se la Regione non avvierà le procedure per riottenere i beni dismessi, compreso l’ex carcere di Oristano, ci appelleremo al Presidente della Repubblica, attraverso un ricorso straordinario, che coinvolgerà anche la Regione per non aver difeso un proprio diritto. Sanna ha ricordato che lo scorso 20 giugno è stata inviata una Pec alla Regione, alla Direzione degli enti locali e alla Corte dei Conti, chiedendo che venga contestata la determina con cui il Demanio della Sardegna ha disposto il riutilizzo dell’immobile senza passare per la Commissione paritetica prevista dalla normativa.
Quell’atto, ha dichiarato Sanna, viola una norma costituzionale, oltre che la dignità del popolo sardo. Non possiamo permettere che venga sottratto un bene così simbolico, destinato alla memoria collettiva e a uffici statali. Particolarmente critico l’intervento dell’ex sindaco Guido Tendas, che ha definito la decisione infelice e in contrasto con il Piano particolareggiato del centro storico, che non prevede uffici. Il Comune rappresenta la Repubblica tanto quanto la Prefettura, ha affermato Tendas che ha poi contestato l’atteggiamento del Demanio e della Prefettura: Convocarono una conferenza stampa per comunicare decisioni già prese, come se dovessimo ringraziarli. Ma l’ufficio più importante della città è il Comune, non la Prefettura. Quello non è l’ex carcere, è la reggia giudicale.
Anche il consigliere regionale e Presidente della Commissione Bilancio, Alessandro Solinas, ha espresso pieno sostegno alla mobilitazione: La battaglia che avete intrapreso è giustissima. La Giunta regionale si è già espressa e continueremo a fare la nostra parte per riportare quei beni alla Regione, ha assicurato. Franciscu Sedda, portavoce del movimento Ainnantis, ha sottolineato il valore simbolico dell’ex carcere di piazza Manno: Fare una battaglia proprio qui è ancora più importante.
Questo luogo rappresenta l’epicentro della storia della Sardegna, della sua spinta morale e del desiderio di sovranità, libertà ed emancipazione. Sedda ha ricordato il legame tra la sua formazione politica indipendentista e l’attuale maggioranza alla guida della Regione: Il nostro simbolo, un albero verde, richiama la forza e il coraggio della nazione sarda. È inconcepibile che questo sito resti un carcere o diventi un semplice ufficio statale.
Paolo Sanna, studioso di Antropologia e storia sarda, ha proposto di realizzare la Prefettura nell’area dell’ex caserma militare del Rud: Si può realizzare in soli due anni una palazzina risparmiando la meta dei 22 milioni che lo Stato vuole investire in dieci anni per ristrutturare l’ex carcere. Infine, Sebastiano Chighini, appassionato della vicenda dell’ex carcere, ha spiegato ai presenti come manchi ancora uno studio approfondito della storia dell’edificio che ricorda un’epoca gloriosa: una lacuna che è una debolezza.
Elia Sanna
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