L’estate è appena iniziata, una stagione per molti caratterizzata da ferie, vacanze e magari qualche bel viaggetto. Ma non per tutti: come da tradizione, infatti, l’Arcivescovo ha comunicato i trasferimenti e le nomine, che riguardano un bel numero di sacerdoti diocesani e religiosi.
di Antonino Zedda*
Siccome i trasferimenti saranno operativi nel mese di settembre, il tempo estivo, dunque, sarà per questi nostri confratelli un tempo di valigie e di trasloco, di consegne, di saluti e di programmazione per nuovi orizzonti.
Partire, lasciare, ricominciare: sono verbi impegnativi, faticosi ma, come dice l’Arcivescovo Roberto nella lettera che accompagna quest’atto di governo tipico del suo ministero pastorale, le decisioni circa i trasferimenti e le nuove nomine non sono mai facili o prese superficialmente. Esse sono precedute da riflessione, preghiera, incontri e dialoghi e, alla fine, da decisioni che è necessario prendere e che cercano di mettere insieme il bene della persona, della comunità e della diocesi ma che possono talvolta creare fatica e resistenza.
Altri fattori poi intervengono in queste decisioni: il numero ridotto dei presbiteri, l’età avanzata che tocca un numero crescente di preti, lo scarsissimo numero di vocazioni, il Seminario diocesano praticamente vuoto da un lato, e dall’altro lato la volontà di assicurare a tutte le parrocchie, anche a quelle più piccole, il minimo per una vita comunitaria degna di tale nome.
Fatiche assicurate per i preti e per le comunità, dunque. Eppure noi preti tante volte corriamo il rischio, e non solo in caso di trasferimento, di essere lasciati soli. Non è simpatico sentire i sorrisetti di circostanza di chi non vedeva l’ora che il parroco fosse trasferito, o gli sbuffi di chi si permette di pensare: ma lo dovevano mandare proprio da noi? Tutti pretendono da noi, ci vogliono super eroi senza macchia né ruga, come se fossimo bestie rare o mercanti in fiera.
Immo homines (siamo pur sempre uomini): direbbe Seneca. Sì siamo solo uomini. Non possiamo aspettare che avvengano fatti drammatici, come la morte del giovane viceparroco di Cannobio, don Matteo Balzano: troppo facile anche intessere elogi, confezionare ricette e rimedi miracolosi, quando basterebbe stare vicino ai vostri preti, non solo quando hanno la valigia in mano.
* vicedirettore de L'Arborense