Martedì, 25 Giugno 2019

Progetto1

Ho conosciuto Franco Beato un anno fa, in Veneto. Recandomi in visita da Rosa Gallon e Teresa Soffiato, intervistate per raccogliere la preziosa testimonianza sulla loro esperienza di colone nella piana di Arborea, lo incontrai in una casa del quartiere Guizza a Padova...

di Alberto Medda Costella

Anche Franco Beato è legato alla Sardegna e, non a caso, è nato proprio ad Arborea, nell'agro più profondo della strada 4. Prima di essere però ripartito per il Continente negli anni '60 con la propria famiglia, originaria di Arcugnano in provincia di Vicenza, ha girato vari comprensori della nostra Isola: da Arborea a Selargius, da Donigala a Nurachi, per tornare nuovamente nella bonifica in quel di Luri.

Sono stati gli anni in cui numerose famiglie di origine veneta, romagnola e mantovana, lasciavano i poderi della Società Bonifiche Sarde, per preferire le industrie nascenti dei luoghi d'origine o delle più gettonate fabbriche del Piemonte e della Lombardia. La storia dei Beato, così come quella di tanti ex mezzadri ripartiti, è ancora da scrivere e raccontare.

Franco Beato, da insegnante di lettere in pensione e da appassionato di storia, ha recentemente mandato in stampa per la seconda volta la storia, da lui curata, dei due diari autografi di "Luigi Bozzato stuck 70.367", deportato veneto che durante la seconda guerra mondiale è sopravvissuto a quattro campi di concentramento: Dachau, Magdeburgo, Mauthausen e Allach.

lager

Beato è entrato in contatto con Luigi Bozzato nel 2002, in occasione della celebrazione della giornata della memoria, organizzata nella scuola media di Padova in cui allora insegnava. Le sue vicende furono così toccanti che tutti i ragazzi si acquietarono per ascoltare le mille peripezie di questo internato italiano. Solo allora mi sono reso conto di avere di fronte a me un pezzo di storia vera, vissuta dentro a un inferno, da cui pochissimi hanno avuto la sorte di uscire [...]. Appena termina l'incontro, decido che devo a ogni costo conoscere quell'uomo, dalla storia così straordinaria, scrive Beato nell'introduzione al testo.

Da allora e fino al 2008, anno in cui Bozzato ha lasciato questa terra, Beato lo ha incontrato ripetutamente. Il primo diario autografo risale ai primi anni '80 ed era stato messo in opera dal prof. Umberto Marinello. Il secondo risale al 2006-2007, caldeggiato per i numerosissimi aneddoti e precisazioni che Bozzato aveva raccontato e fatto nel corso degli incontri.

La banalità del male, per dirla con le parole di Hannah Arendt, non è in grado di permettere alla nostra immaginazione di comprendere ciò che alcuni essere umani hanno vissuto sulla propria pelle. Ecco quindi che un diario in cui Bozzato ripercorre ciò che ha sofferto, può essere d'aiuto a comprendere qualcosa di più di questa immensa tragedia che ha causato la morte di milioni di prigionieri.

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